Blog Novel 22

Blog Novel – 22ª puntata

blog novel 22
Ph.: Blake Verdoorn – www.unsplash.com/blakeverdoorn

Successivamente fu la volta di una serie di esercizi teatrali incentrati sull’uso della voce e sulla dizione; lo scopo era stimolare i centri energetici della comunicazione, onde allenarli all’apertura, alla forza, all’equilibrio e alla resistenza, tutte abilità fondamentali quando ci si vuole mantenere in profonda relazione col mondo esterno quotidianamente – tutte facevano un lavoro da libere professioniste in cui il contatto con la clientela e con il pubblico è basilare e all’ordine del giorno, dunque la competenza comunicativa era tra le più preziose in assoluto.

Respiro, suono e voce: le fondamenta spirituali di ogni competenza comunicativa

Ogni donna fu invitata a cimentarsi nell’apprendimento della cosiddetta respirazione diaframmatica, nell’emissione di suoni uniti a delle visualizzazioni, in movimento oppure sul posto con le radici ben piantate; si cantò mantenendo ognuno la propria nota e vibrazione, ma anche fondendosi, sperimentando la simbiosi e la libera creatività; ci si esercitò nella produzione degli armonici, suoni che giacciono sotto i suoni, dietro ai suoni, in uno spazio parallelo.

Alla fine di questa fase era prevista la recitazione di una poesia, che Maria stessa aveva scritto anni prima come parte di uno spettacolo teatrale, e con cui lei stessa era andata in scena al teatro Il Piccolo di Pietralata (Roma), con la compagnia con cui lavorava a quel tempo – le era capitata tra le mani per caso e l’aveva trovata perfetta ai fini di questo seminario!

Teatro è rito e magia, individuali e collettivi

Maria ne organizzò la recitazione come un vero e proprio rituale. Aveva scelto come location un prato al cui centro troneggiava un’enorme quercia; chiese alle partecipanti di mettersi una alla volta di fronte all’imponente albero, recitando la poesia con l’intento di comunicarla a Madre Natura in persona, andando così alle radici del proprio essere.
Nel frattempo il gruppo doveva disegnare un semicerchio alle spalle della persona protagonista, onde farle sentire il sostegno, il supporto e l’appoggio.

Fu estasiante, per Maria, partecipare all’intensità delle emozioni che si liberarono in quel momento, per effetto del setting (l’ambientazione come dispositivo), del rituale, della poesia stessa e dell’uso cosciente della vibrazione sonora, la quale si sa, è creativa di per sé.

Le parole che le donne dovevano recitare erano queste:

Contemplo
con curiosità e meraviglia
la nuova forma di me stessa,
che ancora non conosco.

Quante volte ancora dovrò morire e poi rinascere?
Tante.
Quanto mi ricorderò?
Quanto rimarrò io?
Quanta sostanza ho, in realtà, io?

Quanto di tutto ciò che esiste nell’invisibile,
quanto di noi possiamo portare nel visibile?
A quanto di noi dobbiamo
rinunciare
per essere
reali?
Quanto veramente abbandoniamo e quanto continuiamo a custodire eternamente nel cuore?

Quanto è
l’infinito?

Ilaria Cusano

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