Blog Novel 46

Blog Novel – 46ª puntata

Dal libro di Anodea Judith “Chakras – Ruote di vita”:

Abbiamo detto che il potere è energia incanalata . Ma che dire del potere personale? In che modo lo sviluppiamo e come lo conserviamo all’interno di una cultura e di un sistema educativo che predicano la mancanza di potere come mezzo per favorire la cooperazione sociale? Che cosa succede quando i pensatori creativi vengono considerati elementi anormali da allontanare dalla società, mentre si favorisce la conformità? Molti genitori insegnano ai figli a essere docili e ben educati, ma anche l’obbedienza richiede la collaborazione della volontà.
blog novel 46
La cooperazione sociale è certamente necessaria; tuttavia, se la si ottiene con la coercizione, non la si può proprio definire «cooperazione». Diventa una collaborazione priva di desiderio, di vitalità o della scintilla di fuoco caratteristica del terzo chakra. Diventa sottomissione, che mutila e deprime il nostro senso di potere e la volontà, e danneggia l’autostima.
Per svilupparci e risanarci al livello del terzo chakra, dobbiamo riesaminare il concetto di potere che prevede il predominio di una parte sull’altra, comunemente chiamato «potere superiore». Dobbiamo invece cercare di sviluppare il potere come integrazione, il «potere interiore», il potere di entrare in contatto con le forze della vita. Quando pensiamo al potere, possiamo considerarlo un verbo attivo piuttosto che un sostantivo, perché in effetti il potere esiste solo nel fare, nell’«alimentare» mutamenti o idee. Possiamo sostituire il «potere su» con il «potere di».
In questo periodo, nel mondo, stiamo attraversando il secondo stadio del terzo chakra (vedi capitolo 12: «I chakra come sistema evolutivo»). Il nostro concetto di energia e di potere è divenuto molto complesso. Attraverso la tecnologia, i media, il governo organizzato, le armi nucleari e le grandi corporazioni, apprendiamo a controllare di più con meno. Poche persone prendono decisioni per milioni. Un piccolo aereo può distruggere una città. Con poco più di una telefonata, l’intero pianeta potrebbe essere annientato. Potere, controllo, energia, forza politica sono diventati concetti chiave per la nostra sopravvivenza. Abbiamo percorso una lunga strada dalle lance di ferro alle testate nucleari, nondimeno la malattia del potere come controllo e dominazione è rimasta.
Per attraversare questo chakra e raggiungere il successivo, dobbiamo ridefinire il nostro concetto di
potere
, stabilendo che è quello che serve a favorire, rafforzare e sviluppare. Le strutture del potere devono assicurare e non minacciare la continuazione della specie , delle risorse e la capacità di continuare a cooperare gli uni con gli altri. Dobbiamo vedere il potere come carburante per lo sviluppo, non come una restrizione di crescita. Dobbiamo vederlo come qualcosa che rafforza simultaneamente gli individui e la cultura, e non gli uni a spese dell’altra. Come possiamo mutare tutto questo?
Oggi la visione totale del mondo è ancora dominata dalla separazione. Le nostre scienze hanno studiato la natura in termini riduzionisti, dissezionando la materia in unità sempre più piccole. La medicina occidentale tratta le parti del corpo come unità separate piuttosto che considerare mente e corpo un insieme. Persone, paesi, terre, culture, razze periodi storici – tutto viene considerato separato, come mattoni da contare e caricare, coordinati tramite il controllo ma non tramite un ordine naturale. Il potere di questo tipo richiede sforzo, lavoro, attenzione e vigilanza continui. Le persone devono essere costrette alla sottomissione, costantemente intimidite, e perciò attentamente sorvegliate. Le nostre posizioni non sono mai sicure, ma richiedono difese sempre maggiori. Andiamo al di là dei nostri limiti, impoverendo le risorse interiori per rubare ricchezza da qualche altro luogo che consideriamo separato. Dal nostro punto di vista malato, ci sembra di accrescere il nostro potere accrescendo ciò che siamo in grado di governare: ciò su cui abbiamo potere.

 

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Dalla prospettiva del Sistema dei chakra, il potere deriva dalla combinazione e dall’integrazione, e non dalla lotta e dal predominio. Ogni livello di chakra nasce, innanzitutto, dalla combinazione dei livelli sottostanti. È poi attivato dalla corrente discendente della coscienza, che porta la comprensione a ciascun livello. Anziché cercare il potere nella separazione, esso può derivare dall’unità e dalla completezza.
La forza di qualunque gruppo od organismo dipende dalla solidarietà, dall’unità, dalla capacità di combinare e coordinare le forze interiori. La forza del nostro pianeta dipende anche dalla capacità di combinare la diversità e di trarre qualcosa di nuovo dall’insieme. L’evoluzione, come il progresso attraverso i chakra, è un processo costante di riorganizzazione a livelli più efficienti – ma sempre incorporando ciò che è stato prima. Mettere a fuoco le differenze significa polarizzare, separare ed estraniare. Concentrarsi sull’unità vuol dire rafforzare.
Quando il mondo è governato da estranei che vediamo soltanto attraverso delle macchine, quando la nostra voce non viene sentita perché è troppo flebile, il senso di estraniamento è rafforzato. Ci rende facili da controllare, da manipolare per servire un corpo più grande che ci promette di renderci gli elementi del nostro potere perduto. Tramite la partecipazione ad un mercato del lavoro alienato riceviamo un salario, uno stipendio di libertà. Più partecipiamo in maniera completa, maggiore è la promessa di ricompensa; tuttavia, in realtà, diveniamo ulteriormente estraniati.
Tramite l’estraniamento, l’isolamento, perdiamo la concezione di potere interiore, del potere di connessione, di unione, di fusione. Senza di questo ristagniamo, perdiamo l’entusiasmo, la volontà e i desideri. Diventiamo automi in un mondo automatico. Senza la nostra autonomia perdiamo il desiderio di rinnovarci, e rimaniamo bloccati negli schemi ripetitivi dei chakra inferiori, incapaci di liberarci, di trovare la libertà. Dobbiamo avere la fiducia di avventurarci nell’ignoto. Senza un terzo chakra forte, non possiamo raggiungere livelli nuovi, e così rimaniamo bloccati, aggrappati al senso di sicurezza e di familiarità.
Anche se si sente tanto parlare di «sovvertire il paradigma dominante», io credo che in realtà viviamo in un paradigma sottomesso, cioè una società in cui vi sono molte più persone sottomesse che dominanti. Fin dalla più tenera età ci insegnano a sottomettere la nostra volontà a quella di qualcun altro: prima a quella dei genitori, poi a quella degli insegnanti, a quella del clero, a quella dei superiori, dell’esercito e del governo. Ovviamente, per avere una cooperazione sociale è necessario che in qualche misura lo facciamo, e tuttavia in questo processo molti perdono il contatto con la loro volontà interiore, per poi ritrovarsi impotenti contro l’alcol, la droga o i comportamenti autodistruttivi.

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In una società sottomessa, il potere è posto al di fuori di noi. Se cerchiamo il potere al di fuori di noi stessi, abbiamo bisogno di essere guidati dagli altri, e siamo così in loro potere, pronti a diventare vittime. Senza un potere interiore, cerchiamo continuamente all’esterno stimoli, eccitamento e attività, abbiamo paura di rallentare, di sentire il vuoto dentro di noi. Ci impegniamo in un’attività per sentirci riconosciuti dagli altri, per renderci visibili, per rafforzare il nostro ego. Possiamo cercare il potere solo per il nostro ego, e non per avere la capacità di servire meglio la società. Il potere senza scopo è solo un capriccio, e a volte può addirittura risultare pericoloso .

 

 

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