Cambiare vita con l’aiuto degli archetipi – Blog Novel 9

Cambiare vita insieme a Grazia – Blog Novel 9ª puntata

cambiare vita

Cambiare vita richiede anche l’aiuto delle qualità di Venere, e Grazia mostrava perfettamente come.
Grazia era in una situazione apparentemente diversa, ma in realtà molto simile a quella di Kore: anche nel suo caso c’era una di queste coppie in cui regna la profonda devozione verso l’uomo, un desiderio di compiacerlo che, sebbene prenda sempre le mosse dal puro amore, nel tempo si distorce, assumendo i tratti dell’autolesionismo e della viltà che minano l’indipendenza e la bellezza.
Grazia era appena tornata da un periodo di sei mesi di vita a Berlino, dov’era andata per raggiungere il suo ragazzo. Amava la fotografia, aveva una partita iva e tutti gli strumenti per fare la fotografa, ma invece viveva a Roma, a casa con il padre solo, mentre faceva la professione di gelataia – fortunatamente un impegno di pochi mesi soltanto. Sia chiaro: nulla contro i gelatai, ma se una persona ha la vocazione della fotografia non ha molto senso che sprechi tempo ed energie dietro a un bancone a servire i turisti.

Per cambiare vita bisogna capire che la sfortuna è un atteggiamento soggettivo

In quel periodo Maria rifletteva molto su cosa da adolescente lei intendesse per “essere uno sfigato”; anche perché si era imbattuta in un paio di sue vecchie amiche che avevano avuto un discreto successo in un modo che per molti è invidiabile, mentre per lei non era affatto attraente. Che realizzazione lavorativa può nascere dal guadagnare un lauto stipendio in un’organizzazione internazionale di sommo prestigio, quando questo implica l’essere una mosca, un numero di matricola, pura forza lavoro disumanizzata, priva di qualsiasi creatività, autonomia e libertà di scelta? Per Maria questa non era carriera, ma schiavitù. Qual è la bellezza del conquistare un posto nel mondo a spese degli altri, passando sopra all’umanità, alla fragilità e al valore delle persone? È ovvio che si può ottenere molto in modo opportunista, cinico e disincantato, ma a quale prezzo? Diventare Dorian Grey? No: questa via non faceva per Maria, decisamente. Senza giudizio: le donne che hanno scelto queste strade evidentemente le ritengono buone per se stesse, ma di certo non lo sono per tutti, di sicuro c’è chi concepisce e vive il successo e il benessere in un altro modo, e Maria era tra queste persone, ed era il suo modo che le cinque donne del percorso erano venute ad apprendere.

Grazia mostrava chiaramente qual era l’atteggiamento che Maria considerava come foriero di sfortuna: sapere cosa si ama e dedicarsi ad altro – questo comportamento è assolutamente deleterio, per se stessi e per l’intera collettività.
Lei era dedita agli uomini, o perlomeno questo era il suo alibi: al fidanzato che voleva emigrare e al padre che la voleva “sistemata”. Più che altro era dedita alle immagini del fidanzato e del padre che si portava dentro. Non si era chiesta fino in fondo cosa la sua parte femminile desiderasse; era secondaria rispetto a quella maschile, la rendeva più felice e gratificata compiacere quest’ultima. Autolesionismo e viltà, che tutti, a un certo punto dell’esistenza, dobbiamo conoscere e vivere, senza dubbio. Etichette cattive? No, solo le stesse che Maria affibbia anche a se stessa, quando si comporta come stava facendo Grazia in quel periodo. Amore di chiarezza e verità; bisogna chiamare i demoni col loro nome, se ci si vuole emancipare da essi, se li si colora di rosa vincono loro, mantengono lo spazio vitale che permette loro di espandersi e proliferare, e questo non serve a nessuno.

Grazia, infatti, si era stancata; per lei era giunta l’ora di cambiare vita

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Ph. by Vidiskribi

In modo triste, affranto e anche molto creativo, non ne poteva più di quella vita e di quella ristrettezza; sentiva che c’era qualcosa che da dentro premeva per uscire, e che era lei a dover permettere che ciò avvenisse.
Nel periodo in cui intraprese il percorso “Il valore del femminile” subì le angherie della responsabile della gelateria, fu tradita e lasciata dal fidanzato e crollò su se stessa, con una dignità e un’ironia che raramente Maria aveva visto intorno a sé. Fu capace di cadere, di toccare il vero fondo e di rialzarsi nell’arco di poche settimane soltanto, e nel farlo si mantenne pure in contatto con tutti i suoi amici, con l’umiltà di permettere loro di starle accanto, di chiedere aiuto nel momento del bisogno e di concedersi tempi e modalità che in una fase diversa della sua vita non avrebbe tollerato. Tutto ciò è ammirevole, soprattutto se a metterlo in atto è una donna di quasi quarant’anni – quando si è molto giovani si ha poco da perdere, è più facile rischiare, buttarsi, scommettere perché, nel caso in cui le cose vadano in modo diverso da come si era immaginato, non ci sono particolari torri che crollano, non c’è niente, avviene solo un cambiamento, un passaggio. Da adulti è diverso: bisogna avere la forza di guardar cadere qualcosa per cui si è lavorato, si è sofferto, si è rinunciato, qualcosa per la cui costruzione ci si è spesi molto, e di solito questo fa male, anche per il più ottimista questa è pur sempre una morte, una resa, un momento di sospensione in cui la speranza, la fiducia e l’amore di chi ci è accanto divengono vitali, fondamentali.

Ilaria Cusano

 

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