Pensieri positivi e legge di attrazione: guida pratica

Pensieri positivi e legge di attrazione: vediamoci chiaro

Ti pare di aver capito che la legge di attrazione si basi su un meccanismo tecnico-strategico, tipo affermazioni da ripetere fino alla nausea, foglietti da appiccicare a destra e a manca, e concentrazione sull’immagine e sull’emozione più rappresentative dell’oggetto dei tuoi desideri?
Attenzione: è anche così, ma non sono fattori simili che determinano la realizzazione o meno del tuo sogno.
Il fattore veramente cruciale è il livello di presenza, connessione e allineamento di cui sei capace, nei confronti dei tuoi moti interiori e delle dinamiche che stanno avvenendo nel tuo mondo esterno. Si tratta di fare un vero e proprio viaggio dell’eroina e poi di stabilizzare un nuovo stato di coscienza, in maniera tale che nel tempo tu possa trasformarti da ape operaia in ape regina, dentro e fuori 🙂

legge attrazione

Alcuni spiacevoli stati d’animo non possono essere evitati: hanno una funzione ben specifica, nell’equilibrio globale della vita e nello sviluppo della coscienza, ed è bene che si esplichino in tutta la loro potenza.
Mi riferisco, per esempio, alla rabbia, alla paura e all’impotenza che abbiamo provato tutti, chi più chi meno, non appena abbiamo saputo degli orribili fatti di Parigi. Per quanto sia terribile e di certo non auspicabile, una circostanza del genere è un motore di presenza, connessione e allineamento di proporzioni impressionanti!
E, in più, ci tocca TUTTI fin nel profondo, anche ricordandoci che stragi come quelle che stiamo vedendo negli ultimi giorni, in verità, da qualche parte nel mondo avvengono ininterrottamente e da sempre, con l’unica differenza che i nostri media non ne trattano.
Al di là dell’interpretazione che ognuno di noi dà alla storia, e al di là anche della rielaborazione emotiva che noi, come singoli e collettivamente, ne traiamo, di certo situazioni del genere ci espongono molto rapidamente al rischio di una produzione abnorme di pensieri e stati il cui centro è PAURA e VIOLENZA – sta a noi, poi, gestirli e decidere come usarli, ma di fatto la loro impronta è di questo tipo.

Altri stati d’animo, però, sono non solo assolutamente inutili, ma a ben vedere anche controproducenti: nel complesso, ci succhiano molta più energia di quanta ce ne donino.
Si tratta di particolari frequenze su cui noi, schiavi di noi stessi e dei mille condizionamenti sociali, finiamo col sintonizzare la nostra coscienza, anche senza volerlo.
In tutti quei casi in cui una determinata condizione interiore si rivela più che altro dannosa per il tuo benessere globale, è bene che te ne ALLONTANI, letteralmente – come ti allontani dalle persone e dai luoghi con cui non riesci a stabilire una relazione sana, bella e costruttiva.
Uno di questi stati d’animo, da cui è saggio prendere immediatamente le dovute distanze, è la preoccupazione.

Il detto tibetano

Un proverbio proveniente dal Tibet ci invita così:

Se hai un problema che puoi risolvere, di che ti preoccupi?
E se hai un problema che NON puoi risolvere, a che serve preoccuparti?”.

 

È proprio questo il punto: alcuni cambiamenti sono in nostro potere, altri no.
Per i primi, di sicuro ha senso cercare attivamente tutte le soluzioni possibili, piuttosto che limitarsi alla sterile quanto noiosissima contemplazione dei problemi stessi.
Per i secondi, invece, una umile e matura presa di coscienza dei nostri limiti ci può aiutare sempre, a patto che non ci blocchiamo a causa loro!
Già, perché, sebbene sia verissimo che tutti noi abbiamo dei limiti e che è estremamente inutile e frustrante provare a muoverci troppo al di là di essi, è anche vero che un margine di libertà di movimento c’è sempre , e stimolarsi ad ampliare un po’ i propri confini, in linea di massima, è sempre utile, vitale ed evolutivo.

la legge dell'attrazione

Ma il punto è un altro: in entrambi i casi, non saranno le AZIONI IN SE’ a fare la differenza, ma LO SPIRITO con cui le facciamo!

La stessa identica azione, frutto della medesima decisione sottostante, può avere un effetto sull’ambiente oppure un altro, diametralmente opposto, a seconda del grado di presenza, connessione e allineamento della persona che la mette in atto.

Per questo, è meglio spendere l’80% del nostro tempo e delle nostre energie per COLTIVARE IL NOSTRO ESSERE, e solo il 20% nel FARE – perché è questo l’unico segreto per far funzionare a dovere la mitica legge di attrazione 😉

Consigli pratici anti-preoccupazione

Vediamo come si può affrontare, passo dopo passo, un sano e fecondo approccio a un problema, che eviti che la preoccupazione prenda il sopravvento, e che permetta di trarre il massimo giovamento possibile dalla situazione X che la vita ci presenta:

1) Riconoscere di avere un problema.
È fondamentale, è l’inizio del processo di sviluppo; se ti incastri nel rifiuto, nella negazione e nell’orgoglio, farai solo ingigantire il problema, oltre a nuocere parecchio alla tua salute 😉
Convincerti che il problema, anche quello del terrorismo, sì, sia solo ESTERNO a te, è sbagliato: è fuorviante e di certo per niente risolutivo.
Domandarsi, invece, “Come sono coinvolta io stessa in questo?”, “Quali sono le mie responsabilità personali?”, “Come posso contribuire, nel mio piccolo, a migliorare questa situazione?” – questo approccio dà più frutti, e risultati positivi, in termini di stato interiore e di creazione sociale.
Porsi in questo modo, come dei leader della propria vita invece che come delle ignare vittime delle circostanze, è più funzionale: innesca un circolo virtuoso di consapevolezza anche di fronte alle situazioni più inconcepibili e/o drammatiche.

2) Definire il più chiaramente possibile qual è il nocciolo del tuo problema.
Già, perché a volte ciò che appare superficialmente è solo la punta del tuo iceberg, e devi avere il coraggio di immergerti sott’acqua, oltre agli strumenti per farlo serenamente, se vuoi riconoscere qual è la radice di una determinata circostanza.
Esempio: “Il fatto che sono state uccise tantissime persone, per ragioni economiche e politiche, perché mi tocca così nel profondo? Perché sono un essere umano e mi sento sensibile verso la sofferenza altrui, o perché è una vita che so che dovrei fare volontariato coi rifugiati di guerra, e continuo a rimandare questa decisione, come un bambino che si ostina a non volersi rifare da solo il letto?”.

3) Fare un brainstorming sulle possibili soluzioni, suddividendo quelle effettivamente praticabili da quelle troppo
al di là dei tuoi limiti.

Scrivere è la cosa migliore, aiuta a fare chiarezza e ordine, ed è un buon supporto per dispiegare esternamente tutto ciò che dentro è agitato, confuso e indecifrabile.
C’è sempre una strada praticabile, anche nelle circostanze più assurde e difficili ; d’altronde, tutti gli immigrati che approdano in Italia sui gommoni, da anattrazione leggeni, ce lo dimostrano egregiamente! La maggior parte di loro non solo riesce a sopravvivere fisicamente e psicologicamente (ed è già UN’ENORME successo!), ma riesce anche a realizzare i propri sogni di liberazione, gloria e rivincita! A noi abituati al meglio può sembrare una cosa da film; per tante persone, invece, è pura routine quotidiana.

4) Mettere in atto le soluzioni praticabili, una alla volta o tutte contemporaneamente.
Non possiamo essere certi che un’idea funzionerà, ma non provare neppure a metterla in atto, secondo me, costituisce l’unico vero significato della parola “fallimento”.
Agendo, trasportando il materiale interiore verso fuori, presto o tardi tutto trova un posto, un modo e una forma.
Quando la condizione di presenza, connessione e allineamento si è correttamente instaurata in te, devi produrre e “impacchettare” un’azione – non puoi sprecare l’esistenza a DISCUTERE delle cose, devi decidere, agire, plasmare, essere concreta/o.

5) Essere vigile su come la vita risponde alle tue azioni.
Esattamente, perché noi siamo esseri interconnessi: a tutti gli altri esseri viventi, a una comunità di nome “famiglia umana” e a un cosmo immenso! Ne facciamo parte, abbiamo un senso rispetto all’equilibrio globale e non come isole che galleggiano alla deriva, le une separate dalle altre.

L’alfa e l’omega della legge dell’attrazione è la fede: il nirvana è una scelta

Da una parte, alla base di questo approccio c’è la fede: fede che le cose possano andare bene, che tutto in un modo o nell’altro possa sistemarsi, e che ognuno di noi nella vita possa concretamente essere felice.
Chi non crede in questo neppure tenta, probabilmente non arriva neanche a leggere questo articolo, lo considera uno spreco di tempo, a meno che non stia toccando il fondo a tal punto da essere disposto/a ad aprirsi a delle possibilità anche del tutto nuove e alternative, rispetto a ciò a cui è abituato/a.

Dall’altra parte, però, è pur vero che la fede, così come tutte le risorse interiori, va coltivata, altrimenti nel tempo soccombe sotto il peso dei condizionamenti esterni, delle sofferenze e delle ferite, e progressivamente si affievolisce, fino a non riuscire più ad avere il potere necessario per cambiare le cose.
Mettere in atto il processo che suggerisco in questo articolo è anche un modo per NUTRIRE LA FEDE: nel dispiegarsi dei tuoi pensieri, parole e azioni, nell’appurare COME e QUANTO realtà interna ed esterna interagiscono tra di loro influenzandosi a vicenda, la fede ha l’opportunità di crescere, e di ritrovare una ragion d’essere e un’utilità pratica.

Non ti convincere del fatto che la legge di attrazione operi solo in alcuni momenti, solo per le piccole circostanze della nostra minuscola vita di minuscoli esseri quali siamo, perché è falso: la legge di attrazione è anche il campo di coscienza che ogni giorno tutti noi, collettivamente, contribuiamo a coltivare, creando terreno fertile perché accadano CERTE cose, e non altre.
La trasformazione, la pace e la libertà possono passare solo attraverso una seria e ripetuta assunzione di responsabilità; è a questo che dobbiamo dedicarci, per l’80% delle nostre giornate, se vogliamo che la legge dell’attrazione remi a nostro favore.

Ilaria Cusano

 

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