Un cazzo non è solo un cazzo; è una porta su Dio

Sesso superiore: la mitologia e l’immaginario sono ingredienti necessari

Noi oggi abbiamo un’idea molto limitata della mitologia; per questo, secondo me, siamo molto limitati anche nella sessualità.

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The Dream of the Fisherman’s Wife, a design by Katsushika Hokusai, 1814

La mitologia scritta che ci è pervenuta rappresenta solo un residuo dell’effettiva modalità di percezione energetica del Divino così com’era vissuto nell’antichità. Un po’ come l’impronta lasciata da un fossile, noi sappiamo che agli dèi venivano dati nomi e attribuite gesta con la funzione di registrare e alimentare la loro presenza nel mondo e nel corpo umano; ma l’esperienza del Dio era principalmente un’esperienza di “dialogo in presenza”: un contatto diretto, come si legge nell’Iliade e nella Bibbia, per esempio.

Gli antichi, immagino, non dimenticavano i loro sogni al mattino; avevano cervelli allenati alla percezione del linguaggio simbolico.

Un’erezione, un’eiaculazione, una posizione sessuale, anche la morte: tutto era simbolico nell’antichità

I cervelli degli antichi erano così allenati al linguaggio simbolico che i sogni erano pieni di messaggi da condividere, e la condivisione stessa generava sogni collettivi, e attorno ai sogni degli sciamani e dei capi tribù girava tutta la loro vita.

Nessuno moriva davvero nel mondo primitivo; semplicemente si evolveva, andava in un livello più profondo della vita, diventava più potente, diventava quello che oggi chiamiamo inconscio. A questo ci si rimetteva senza se e senza ma.
Oggi, invece, gli sfuggiamo via come mosche impazzite, pensando sempre di farla franca… invano.
Perché tutti noi sappiamo che all’inconscio non si sfugge. Lo sappiamo da sempre.

Ecco che ci ritroviamo spiazzati in questo nuovo millennio, nel riscoprirci impotenti e sterili, inabili a produrre un sesso fantasioso, capace di andare oltre i classici venti minuti senza perdere l’erezione, senza trovare a un certo punto il nostro gesto erotico.
Se vogliamo dare un senso al sesso, dobbiamo renderne ogni aspetto valido anche simbolicamente, e seguire questo nostro “filo rosso” senza timore, come Alice seguiva il bianconiglio.

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Kamasutra statue

Perchè, quindi, vivere la nostra sessualità in modo meccanicisto e senza inconscio?
Senza dèi e forze sovrumane, senza adorare le divinità che rendono un’esperienza possibile ed effettivamente umana, cosa diventa? Un semplice passaggio di una serie ormoni in un’arteria?
Cos’è allora la vita? Siamo felici se la riduciamo a un mero passaggio di ormoni nelle nostre arterie, di cui nemmeno percepiamo la consistenza, per un determinato periodo di tempo?

Chiedo spesso agli uomini se ricordano il modo in cui hanno fatto l’amore…

… se riescono a percepire il tempo che passa mentre scopano.
Si tratta delle uniche domande che posso fare a maschi che, come me, sono intrisi di razionalismo, convinti che il mondo sia quello che si vede, e che esista un solo livello di percezione di se stessi.

Il fatto è che i maschi, oggi, non ricordano niente; la memoria viene usata come un magazzino dove contenere cose che sono avvenute, mentre, oltre a quelle, conserva anche degli schemi più generali, insiemi di credenze e convizioni – per esempio, tutte le strutture narrative dell’astrologia.

Abbiamo bisogno di Dei per sopravvivere, e ne abbiamo bisogno anche per scopare, per fare dei figli, per godere, per creare nuovi mondi.
Non sognamo più perchè non crediamo più.
Non crediamo più, cioè non parliamo più con gli Dei.
Abbiamo atrofizzato il nostro linguaggio simbolico; ci siamo accontentati di quello scientifico.

Un cazzo, allora, è semplicemente un cazzo, e serve a procurare solo un banale orgasmo.
L’orgasmo non è altro che un picco di scarica dopaminica, prodott da un semplice movimento avanti e indietro simile a quello di un martello pneumatico.
Un cazzo non è certo un Dio in grado di aprire le porte dell’inconscio, di farci vedere attraverso noi stessi, attraverso la carne…
E un cazzo, invece, è una porta sull’inconscio: mi permette, come maschio, di dialogare con la mascolinità di Dio, di renderlo reale nella vita, nella carne… di renderlo un’esperienza energetica necessaria… l’amore.

Luca Ferretto

PS. Se sei un uomo e vuoi fare una o più sessioni di Sex Coaching per uomo con Luca, scrivi a ilaria.cusano@gmail.com

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China Sex Museum Ancient Erotic Painting

Sex Coaching for men: sessualità maschile illuminata

La sessualità è tremendamente legata all’immaginario…

… così tanto che nemmeno il fatto di essere (o meno) eterosessuali può limitarsi all’avere un pene o una vagina.

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Ph. by Ilaria Cusano – Vishnu e Lakshmi, Kailasanathar Temple, Kanchipuram, Tamil Nadu, India

Al di là dei gusti sessuali, essere maschio con un pene è una questione soprattutto simbolica: così come abbiamo un corpo energetico, il sesso ha una dimensione simbolica che, se adeguatamente esplorata, porta a diretto contatto con l’assoluto. Anche attraverso i genitali.

Il sentirsi maschi non riguarda solo il sentirsi (o credersi) eterosessuali, ma anzitutto il livello di virilità con cui ci si identifica.
Le scelte sessuali in base a cui si forma l’identità di ogni uomo lo pone fronte a un bivio: scegliere tra l’animale e Dio. Tutti i rapporti sessuali sono un equilibrio tra questi due abissi; la capacità di godere e di sperimentare l’estasi dipende fortemente da quanto un maschio sa camminare su questa fune tesa.
Tesa nel vuoto dell’immaginario.

Che relazione ha l’uomo col suo pene animale e col pene di Dio?

Tutta la mitologia tantrico-shivaita è imperniata su questa ambivalenza.

Personalmente, vivo la mia mascolinità come un culto.
Il pene non è un oggetto che desidero; è un simbolo in cui mi identifico.
Non il mio, però: il membro di Dio.
Ovviamente non parlo del Dio asessuato dei Cristiani… anche se nemmeno più gli Induisti ammettono la natura fallica del più importante dei loro dei: Shiva.
In ogni caso,

  1. gli Induisti adorano un fallo;
  2. tutta la spiritualità esoterica greca, su cui si fonda il primo Cristianesimo, era basata sul culto del fallo – avveniva durante i misteri orfico-dionisiaci. Qui mi concentro sul fallo solo per trattare di sessualità maschile, ma si sprecano gli studi su tutti quei culti preistorici relativi alla vagina, sulla prima antichità e successivamente sui Tantra.

Gli esseri umani hanno sempre adorato gli organi sessuali, depositari di una forza sovramuna in cui è evidente la “presenza di Dio”, la sua realtà materiale ma anche la fragilità stessa della sua permanenza, e il legame indissolubile tra il desiderio sessuale e l’“aldilà”, il bisogno di assoluto.
Solo la psicanalisi ha timidamente tentato di recuperare nell’inconscio la sua radice genitale, con scarso successo.

Credo che una visione politeista, se adeguatamente reintrodotta nella nostra pecezione del mondo, ci permetta di ricollegarci alle forze della natura: con quei processi simbolici e quegli Dei che, dopo aver ampiamente dominato tutta l’antichità, sono stati relegati nelle biblioteche, sostituiti dalle macchine e dai protocolli della medicina.
Per questo il mondo dei maschi è invaso dal viagra e dalla pornografia: perchè pochissimi uomini, oggi, sono in contatto diretto con un vero dio fallico, capace di fluire, vibrare e crescere dentro quando scopano.

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Ph. by Ilaria Cusano – Arunachaleswar Temple, Tiruvannamalai, Tamil Nadu, India

Io adoro il pene eretto, il “mio” pene eretto

Questa adorazione lo rende “simbolico”.

L’adorazione del lingam è una componente fondamentale del processo divinatorio: il fallo è un Dio, ogni pene duro è una porta simbolica al fallo di Dio, un accesso diretto alla sua energia e potenza.
Non adoro il mio specifico pene, nè quello degli altri uomini: attraverso il culto di un pene “superiore”, che riconosco come il pene di Dio, percepisco la Sua forza, la presenza tangibile del maschile nel mondo.

Nel fenomeno religioso, questo meccanismo di associazione carne-simbolo è piuttosto visibile:

  • i fedeli baciano il Papa perchè il Papa rappresenta Dio sulla terra;
  • durante l’eucarestia, milioni di Cattolici si cibano del “corpo di Cristo” non perchè l’ostia sia una metafora del corpo di Gesù, ma in quanto la metafora è l’essenza del corpo di Gesù. Non è il corpo fisico ma nemmeno un sostituto: l’ostia è un contenitore dell’essenza di Dio, una cosa vera e tangibile e non immaginaria: un “oggetto” superiore, per l’appunto – questo è un simbolo.

Vivere in una dimensione spirituale significa ammettere che esiste un livello superiore alla vita fisiologica

La psicoanalisi ha portato questa “energia spirituale” tutta dentro l’uomo, riconoscendone comunque la natura sessuale  – la libido.
La spiritualità, al contrario, ha senso solo ammettendo che esiste un’energia superiore esterna alla carne cui passa attraverso noncurante dell’ego e di ogni sua zona di comfort – l’ego è la struttura che lega tutte le nostre zone di comfort.
Allo stesso modo, per me, nel membro eretto di un uomo c’è l’essenza simbolica del maschile, la percezione del superiore che è un Dio, una forza sovraumana che prende forma e sostanza nella materia.
Venerare il pene allora, anche se rappresenta solo una sponda, un rimando, significa assorbire la potenza della natura in quanto “coscienza” – e non solo fenomeno biochimico.

Non siamo macchine; non siamo un groviglio di cavi e pulsanti.
Continuiamo a rischiare di cadere in questo tranello, col nostro razionalismo e col più potente monoteismo della storia: la scienza – il percepire (erroneamente) noi stessi e il mondo come una serie di ingranaggi.
Non funzioniamo in un modo che può essere descritto in un libretto di istruzioni.
Crederlo vuol dire credere nel Dio più dogmatico e medievale che c’è; quel Dio che si chiama Scienza.

Non esiste nessun libretto di istruzioni; e, laddove esiste, rappresenta una visione molto limitata della vita umana. Una visione che i bambini, gli artisti e i mistici non hanno, per esempio, e che sicuramente ha radici molto giovani – le radici antiche ci insegnano tutt’altro.
Per la medicina e per la scienza, l’uomo è attraversato da una rete di ormoni e neuro-trasmettitori che lo mantengono vivo, lo fanno muovere, sperare, amare, scopare. Per il pensiero mistico e primitivo, invece, il testosterone, le endorfine, il cortisolo, il progesterone, la dopamina, sono Dei e Dee.

Luca Ferretto

(to be continued)

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Ph. by Ilaria Cusano – Brihadiswara Temple, Tanjore, Tamil Nadu, India

Vivere di rendita: perché?

Vivere di rendita: per quale motivazione?

motivazione vivere di rendita

Il primo periodo in cui mi sono cimentata in attivitá professionali che mi avrebbero permesso di iniziare a costruirmi una rendita l’ho fatto per passione: sin da bambina sentivo con profondo ardore il fuoco dell’insegnamento; fare da coach è una vera e propria vocazione per me – è come fare l’insegnante e la madre insieme, ma in piú mi ha anche fatto scoprire come farlo divertendomi ed essendo abbondantemente riconosciuta per la mia creativitá e il mio ingegno.
Tutto ciò, fino a intorno ai 30 anni, mi bastava: sono cresciuta con l’idea (solo mia, forse, o comunque non so di chi altro, esattamente) che prima avrei dovuto realizzarmi come donna e professionista, e solo dopo costruire una famiglia con dei figli – per me era la via migliore sotto tutti i punti di vista.
In questa ottica, realizzare e dare una distribuzione di massa ai miei primi due libri e tre corsi online è stato un puro atto spirituale: volevo rendere immortale l’ispirazione profonda di cui sentivo trasudare la “mia” sapienza.
E tanto mi bastava.
L’aspetto economico e gestionale era quasi del tutto ininfluente.

In quegli anni non avevo nessuna reale motivazione per vivere di rendita.
Questo rivedo nella maggior parte delle persone intorno a me che, a livello creativo e professionale, devono ancora realizzarsi per la prima volta.

Libertá finanziaria: secondaria rispetto alla realizzazione

Grazie a Dio è cosí, in fondo: quando non hai ancora dato voce al tuo genio creativo; quando non hai permesso alla tua passione di esplodere del tutto diventando opera e sapere; quando in cuor tuo ancora non sai chi sei e cosa sei capace di fare… è una grazia, un privilegio e un grande merito disinteressarti di soldi e organizzazione o comunque tenerli in secondo piano.

La libertá dell’anima viene prima della libertá finanziaria; e chi, per meriti altrui, si ritrova la seconda senza la prima, solitamente la sperpera, ci si rovina o non la apprezza nè ne gioisce.
Gli mancano le basi per farlo.

La realizzazione è figlia della libertá dell’anima. La libertá finanziaria è solo uno degli strumenti attraverso cui si concretizza.

Perchè non viviamo tutti di rendita

Quando mi sono decisa a concentrare progressivamente tutte le mie principali attivitá su progetti che mi pagassero tramite reddito passivo automatico, scartando sempre piú i lavori pagati a ore, giorno od obiettivi, ho scoperto un miliardo di mondi sulla psicologia del denaro!

Vivere di rendita è possibilissimo per tutti; allora perchè è pieno di persone che continuano a “rompersi la schiena”?

vivere di rendita motivazione

Perchè credono che il valore e la dignitá vengano dallo sforzo, dalla fatica e dal dolore, per esempio.
E che, se non si sforzeranno, affaticheranno e faranno del male, saranno giudicati male dal clan.
Di fatto molti clan fanno proprio cosí: appena ti arricchisci e vivi meglio ti attaccano un’etichetta negativa e iniziano a parlar male di te.
Non vivono di rendita perchè, se non spendono i tre quarti della loro giornata a lavorare, non sanno piú che senso abbia stare al mondo.
La loro vita personale e affettiva è talmente infelice che, senza tutto quel lavoro, cadrebbero in depressione subito; e, di fatto, per molti va proprio cosí…
Io mi dedicherei a risanare la vita personale e affettiva, ma non siamo tutti uguali: i più, ahimé, preferiscono distrarsi.

Oggi, io voglio vivere di rendita perché…

  1. Desidero fare dei figli e potermeli godere appieno.
  2. Ci tengo a passare la maggior parte del mio tempo a ispirarmi, coi miei amici e parenti.
  3. Voglio potermi prendere cura del mio benessere fisico, psichico e spirituale: mangiare il meglio, dedicarmi alla salute e alla bellezza del mio corpo e degli ambienti che abito; leggere, andare a corsi ed eventi, fare l’amore e pregare.
  4. Trovo importante divertirmi e coltivare le mie passioni, che sono numerose e mi rallegrano ed elevano come il lavoro, di fatto, non potrá fare mai – per lo meno non cosí tanto.

Mi rendo perfettamente conto del fatto che, per persone meno vitali, affettivamente felici e appassionate, la situazione può essere ben diversa. Ma, onestamente, osservando questi esseri umani spesso mi domando

Non sarebbe meglio vivere di rendita per potersi permettere di scendere dalla stramaledetta giostra su cui ci si è andati a ficcare, per trovare finalmente il senso della vita?

Questo modo di lavorare, da sconnessi, persi e infelici, non nobilita: aliena.

Ilaria Cusano

Mettersi in proprio e lavorare da casa per fare la mamma

Fare la mamma: mettersi in proprio e lavorare da casa funziona?

Questa è stata la strategia che ho elaborato e messo in pratica, quando ho visto all’orizzonte la maternità: costruirmi un lavoro che avrebbe potuto essere svolto anche quasi solo da casa, almeno per qualche tempo, per donare a me stessa la possibilità di diventare mamma.

mettersi in proprio lavorare da casa fare la mamma

Non ero certa che lo avrei fatto, non era fondamentale per la mia realizzazione come donna.
Ma, nell’eventualità in cui lo avessi desiderato, volevo avere la libertá, l’uomo adeguato e l’organizzazione giusta per poterlo fare.
Cosí ho avviato un “cinema” durato quasi 3 anni:

  • ho lasciato il mio ex marito – in tutti i casi, non sopportavo di stare con un uomo che ritenevo indegno di essere il padre dei miei figli;
  • ho trasformato il mio lavoro, per automatizzare le entrate il piú possibile;
  • e ho fatto un’accurata selezione per scegliere un uomo migliore del precedente – passione e interessi in comune non mi sono mai bastati, sono una donna molto esigente: do tantissimo e merito altrettanto.

Costruire qualcosa di valore non è un mero perseguimento di un obiettivo “materiale”; passa attraverso il diventare quella persona capace di attrarre le persone e le risorse giuste prima, e il maturare tutte le capacità necessarie a gestire la situazione in tutte le sue sfaccettature, poi.
La famiglia non fa eccezione; e, quando se ne costruisce una che non funziona, in cui bisogna risolvere mille problemi per evitare che si sfaldi, allora ci si rende conto di tutte le raffinate abilità che servono per essere in grado di costituire un nucleo forte e saldo che possa prosperare e durare, in modo tale da tenerla in piedi nel tempo.

Mettersi in proprio può remare contro la maternitá

Senza esperienza, si può tendere a credere che la vita da lavoratrice autonoma remi sempre a favore del progetto maternità; in realtà non è detto che sia così.
Vediamo alcuni motivi per cui può non esserlo:

  1. Si possono avere molti piú impegni e responsabilitá dei lavoratori dipendenti, o di chi si dedica a sviluppare un progetto altrui.
  2. Ci si puó ritrovare schiacciati dall’agenda, dal mondo virtuale e dallo stress, in una condizione psico-emotiva in cui è impossibile avere una vita affettiva sana.
  3. Con tutte le spese da sostenere, fare i genitori può diventare l’ennesima pressione, invece che l’immensa gioia e il grandioso onore che è accogliere una nuova vita nella propria.

Per tutte queste ragioni e anche per altre, se ci si vuole mettere in proprio anche per dare spazio e ossigeno all’amore e alla vita familiare, bisogna progettare e costruire questa situazione in modo attento e specifico; altrimenti ci si ritrova schiave di se stesse come in qualsiasi lavoro dipendente.
Siccome, invece, siamo tutte libere e intelligenti, possiamo fare di meglio 🙂

mettersi in proprio lavorare da casa mamma che lavora

Lavorare da casa è utile non solo per la vita da mamma

Questo tipo di gestione del lavoro è utilissima anche per

  • imparare a essere padrone del nostro tempo e della nostra energia;
  • applicarci nell’auto-controllo necessario a usare in maniera costruttiva gli orari, il denaro e la lista delle prioritá – le risorse, in generale;
  • automatizzare le entrate e, un po’ alla volta, costruire una rendita – ci servirá anche per avviarci verso una maturitá in cui, di certo, non potremo contare sulla pensione;
  • usare in modo sostenibile le ricchezze che generiamo – perchè spendere intilmente soldi che possono essere risparmiati e utilizzati meglio? La casa è una grande risorsa economica ed ecologica: un’utenza sola, meno spostamenti, tutta l’amministrazione in un unico luogo da curare e gestire, etc.

E, se stai male a casa e vuoi stare il piú possibile fuori, a mio avviso hai un problema grande da risolvere e un’opportunitá da cogliere – per la tua salute psico-fisica e affettivitá.
La soluzione non è guadagnare tanti soldi per poterti permettere un ufficio, un co-working o viaggi continui; questi sono palliativi e toppe per coprire un disagio che, nel frattempo, crescerá, fino a costringerti aspramente ad affrontare ció che conta di piú nella vita – che sono il benessere nell’amore e nelle relazioni affettive e non i soldi o il lavoro.
Perchè, tra l’altro, i veri soldi e il vero lavoro sono tutta questione di amore e relazioni affettive

Ilaria Cusano

Insegnamenti di vita: disagio, manipolazione e reputazione

Gli insegnamenti di vita spesso sono scomodi

Ecco perché noi che diamo insegnamenti di vita, altrettanto spesso, stiamo sul cazzo… 😉
O, a voler essere più ottimisti, o ci si ama o ci si odia.

insegnamenti di vita

Tra le altre cose, questo ultimo anno “scolastico” – estate 2017 / estate 2018 – è stato un anno di disagio.
Mi sono ritrovata in situazioni in cui l’80% delle persone

  • scapperebbe a gambe levate,
  • impazzirebbe,
  • o attraverserebbe delle crisi notevoli.

Io, invece, continuo a cavarmela bene. E il motivo non è bello.

Il motivo è che – questo ho ricordato – sono cresciuta nell’angoscia: una solitudine profondissima, il disorientamento più totale per mancanza di punti di riferimento stabili e sicuri, più, ciliegina sulla torta, il terrore quasi perenne di poter essere annientata… fisicamente.
Mi sono salvata, mi hanno salvata, e ho sviluppato un tot di anticorpi tale per cui il disagio tende a farmi il solletico.

Ma sotto sotto che succede?

Insegnamenti di vita: spesso meriti molto di più

Sotto sotto succede che, a furia di sentirti a disagio, ti ammali.
Continui a subire dei torti, delle offese, dei veri e propri abusi – fisici, intellettuali ed emotivi; continui a permetterli proprio tu, e a un certo punto ti ritrovi a credere di aver sbagliato tutto nella vita, e inizi a buttarti via.
All’inizio, magari, non te ne accorgi neanche: cominci mangiando più del necessario e ingrassando qualche chilo; poi il chilo di troppo diventa dieci chili di troppo; e poi non ti piaci più. Classica somatizzazione del disagio.

Oppure può succedere con altre sostanze come l’alcool, o con delle abitudini come il gioco d’azzardo o il sesso.
Può capitare anche che siano i soldi a prestarti il fianco per questo gioco al massacro… contro te stesso.

insegnamenti di vitaNon ti vuoi più bene perché pensi di aver fallito.
Credi di aver fatto talmente tanti errori e tanto gravi da essere imperdonabile, non solo dagli altri ma prima di tutto da te stesso. E allora inizi a distruggerti; un po’ alla volta, in modo indolore, ti comunichi che non meriti più niente di buono, non meriti di certo la felicità, anzi meriti una punizione, così forse imparerai, finalmente…

E ho conosciuto persone a cui, in un modo perverso, finisce pure col piacere, questa spirale oscura…

La verità è che non solo non hai fallito, ma l’unico errore che hai fatto – e che ancora stai facendo – è di non mettere abbastanza a fuoco questo: meriti molto di più.

Meritavi molto di più prima – anche se forse qualcuno ti aveva convinto del contrario – e continui a meritare molto di più oggi, quando il tuo unico aguzzino sei diventato tu.

Insegnamenti di vita: non è mai troppo tardi

Sto scrivendo questo articolo da casa di un uomo con cui ho vissuto un’intensa relazione d’amore durata qualche mese. Lo amo ma l’ho lasciato, perché è un povero diavolo. Come mio padre: anche lui ha tante qualità ma è un uomo da cui è meglio stare lontani.

Sono dei disgraziati, nel senso di persone fuori da ogni grazia di Dio.
Si sono perse e nemmeno gliene importa niente di ritrovarsi.
Aspettano solo di morire, anzi si uccidono un po’ ogni giorno e non sono in grado di rendersi conto di tutto il male che fanno e di quante persone fanno soffrire.

Per loro la vita è solo questo: sofferenza e sopravvivere. A fatica, in un mondo ostile, ingiusto, meschino… è solo uno specchio del trattamento che riservano a loro stessi da anni, in fondo.
Ma sono persone negative; le si può amare ma bisogna lasciarle nel loro brodo, perché accanto a loro si può solo soffrire e sempre il doppio: per se stessi e per loro.

Alcuni disagi ci indicano che dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort.
Altri, invece, arrivano per ricordarci l’opposto: che dobbiamo imparare a rimanere saldi sulle nostre posizioni.
Ogni volta che non siamo capaci di proteggere e far rispettare le nostre scelte e prioritá diventiamo facilmente manipolabili da tutti: partner, capi, venditori di qualsiasi cosa, pubblicità e “condizionatori e condizionati” di ogni genere. Questi personaggi e l’azione di abuso che tentano di esercitare su di noi, però, hanno il solo scopo di ricordarci che siamo liberi, forti e capaci di decidere, e che l’invasione esterna riesce soltanto nella misura in cui noi cediamo il nostro potere decisionale agli altri, invece di esercitarlo noi stessi.

Da questo nascono prima il carattere e poi la reputazione.

insegnamenti di vita

Ilaria Cusano

Come creare un lavoro da casa per mamme

Come creare un lavoro da casa per mamme che vogliono stare piú tempo con i propri figli

C’era una volta un periodo storico in cui una donna diventava mamma e non aveva tempo per stare coi figli.

lavoro da casa per mamme

Anche tu sei cresciuta con una mamma obbligata, per cause di forza maggiore, a lavorare la maggior parte del tempo, dovendo sottrarsi alla famiglia?

E’ uno dei motivi che mi spingono, sostengono e guidano nella realizzazione di una professione che mi permette di crearmi una libertá finanziaria.

Non metterò al mondo un bimbo, senza prima avere la piena possibilitá di godermelo e crescerlo personalmente, almeno per la maggior parte del tempo.

Anche tu, se potessi, da donna e madre sceglieresti questa libertá?

Sai qual è il problema?
Che la maggior parte delle donne che hanno nel cassetto questo sogno non cerca opportunitá alternative alla tradizionale offerta dal mercato del lavoro di oggi; non si dà da fare per realizzarlo, in pratica.

Ma la bella notizia è che, in realtá, ce ne sono diverse; in questo articolo ti parleró di ben 2 possibilitá di mettersi in proprio in questo modo!
Sei pronta? Mettiti comoda 😉

Mettere in vendita il proprio knowhow

Se dovessi farti un esempio di un lavoro da casa per mamme che non vogliono più vivere la maggior parte della loro vita lontane dai propri figli, me ne verrebbero in mente tantissimi.

Oggi il mercato online offre a tutti l’opportunitá di mettere in vendita le proprie competenze e di crearsi un lavoro in armonia con le proprie nuove esigenze.

Prova a chiederti:

Cosa mi piace fare di più?
Cosa sono capace di fare?
C’è qualcuno che potrebbe essere interessato a imparare ciò che io so?
Ho delle capacitá acquisite nei lavori tradizionali che ho fatto fino ad oggi, che potrei rivendere come freelance ad altre aziende, lavorando da remoto e facendomi pagare a risultato?

Chiaramente non basterá cercare una risposta a queste domande per realizzare il tuo lavoro da casa per mamme del futuro. Ti servirà imparare moltissime nuove competenze, applicarle, testarle e promuoverle.

Tuttavia, visto l’evolversi del mondo del lavoro di oggi, siamo fortunatissime a vivere nell’era digitale: oltre a semplificare le comunicazioni, ci permette di ricevere un regalo strepitoso dalla Vita.

Quale?

Cogliere l’opportunitá di lavorare sodo per un periodo di tempo limitato, per poi dare ai nostri figli la cosa più preziosa che ogni genitore, tornasse indietro nel tempo, darebbe di più: il tempo.

lavoro da casa per mamme
Ph. by Michael Coghlan

Lavoro da casa per mamme: prima idea

Per realizzare un progetto concreto e valido e mettere in piedi un lavoro che possa sostenere economicamente te e la tua famiglia sará necessario

  1. sviluppare il mindset giusto per costruire un’attivitá indipendente che ti gratifichi;
  2. apprendere come gestire i tempi e gli spazi che dovrai organizzare per ottimizzare il tuo lavoro;
  3. imparare alcune semplici ed efficaci strategie per costruire il tuo personal branding e promuoverti distinguendoti da tutti gli altri.

Sono gli stessi 3 passaggi fondamentalii che abbiamo vissuto anche Ilaria ed io, quando abbiamo deciso di diventare imprenditrici di noi stesse.

Per questo, qualche anno fa, ci siamo accorte di possedere le competenze ideali per creare un percorso che permettesse, a chi come noi voleva costruirsi un’attivitá indipendente,

  • di farlo senza paure;
  • con tutto il supporto di chi ci era giá passato;
  • e offrendo degli strumenti utili per essere segueti e guidati passo dopo passo.

Da questo incontro è nato Business in Love: un percorso di 12 Skype dedicato alle donne che vogliono mettersi in proprio con un’attivitá da svolgere da casa come freelance.

Piano B per mamme: costruire una rendita passiva

Oggi il sistema tradizionale non ci insegna a gestire il denaro e neanche a generarlo, piuttosto ci insegna a spenderlo e ad arrivare a metá mese giá con l’acqua alla gola.

Questo è il motivo per cui, oltre che costruire una propria attivitá autonoma, sia Ilaria sia ioabbiamo pensato bene di affiancare al nostro lavoro anche un’attivitá imprenditoriale che permette, a chiunque voglia farlo, di generare un guadagno passivo che non dipende dal tempo che lavoriamo.

Oggi, io da Torino e lei da Padova, ci occupiamo insieme di far crescere molti collaboratori che in tutta Italia vogliono come noi vivere un futuro più roseo, stabile e prospero di quello dei nostri genitori e nonni.

Facciamo nascere e crescere una rete di persone e aziende con cui condividiamo profitti e clienti, con l’obiettivo di far sviluppare le attivitá di tutti e generare una rendita continuativa e progressiva basata sui consumi che facciamo ogni giorno.

In particolare per una mamma che oggi sceglie di volere un futuro diverso per lei, per i suoi figli e per l’intera famiglia, queste due opportunitá sono le migliori che io abbia trovato in circolazione; e, siccome per me stanno funzionando bene, consiglio a te

  1. di guardarti intorno, e
  2. di deciderti: di chiedere le informazioni che servono per capire come tutto questo sará possibile anche per te.

Parlo della possibilitá di darti un tempo per lavorarci su, con la prospettiva di vivere i prossimi anni della tua vita in un modo totalmente diverso da quello che ti ha accompagnato finora.

Invece che arrancare senza avere realmente una meta, un piano B che ti viene in aiuto per realizzare i tuoi obiettivi e desideri; da oggi in poi potrai almeno sentire di aver trovato la soluzione per te e la tua famiglia, che ti fará sentire serena per il resto dei tuoi giorni.

Perché non siamo felici e sereni in funzione di dove siamo ora: siamo felici e sereni in funzione di dove stiamo andando 🙂

lavoro da casa per mamme

Sogno o realtá?

Ilaria ed io possiamo raccontarti la nostra storia, due giovani donne unite da una grande amicizia e fiducia, con esperienze e background molto diversi, ma con la stessa voglia di creare la vita straordinaria che sono sicure di meritare.
E tu?
Raccontaci cosa fai, e soprattutto cosa vuoi fare nel tuo futuro!

Carlotta Bruno

Lavorare come Life Coach Spirituale: ora è possibile farlo bene

Lavorare come Life Coach Spirituale: quando ho cominciato io…

… era il delirio! Avevo chiarissimo in mente come lavorare come Life Coach Spirituale sarebbe stato

  • fattibile con fatica ma anche con grandi soddisfazioni economiche e umane;
  • sociologicamente perfetto, per il momento storico che stavamo (e stiamo) attraversando;
  • e meraviglioso come percorso di crescita personale e professionale.
Lavorare come Life Coach Spirituale
Ph. by Jhong Dizon

Ma in Italia non c’erano dei professionisti seri e con un’esperienza decennale con cui formarsi.

Io a lungo termine avevo altri obiettivi, ma di qua dovevo passare. Me ne sono dovuta inventare una dopo l’altra….
Solo negli USA c’era una formazione che somigliava a quello che volevo creare e consolidare; mi avrebbe richiesto piú di diecimila euro di investimento, per partecipare a un corso che non era neppure esattamente ciò che cercavo.

Sei una Life Coach Spirituale dentro se…

(Vediamo se ti ci riconosci 😉 )

Io cercavo un percorso che portasse la spiritualità nella materia: nel rapporto coi soldi e nell’organizzazione; nella vendita e nel sesso; nel sistema sociale e nelle strategie di gestione del conflitto, del potere e delle decisioni nei gruppi – team, aziende, coppie, famiglie, associazioni.

Cercavo dei professionisti in grado di insegnarmi come insegnare, anche tecnicamente oltre che con l’esempio, ad agire in maniera produttiva e umanitaria insieme.
Sapevo benissimo che un grande risultato esteriore (concreto, economico e sociale) può andare di pari passo con una profonda saggezza interiore (intima, spirituale, umana); ma ero giovanissima e avevo bisogno di qualcuno che ne avesse fatto un’esperienza dimostrabile, e che fosse disposto a farmi da mentore.

Trovai qualcuno. Non era precisamente chi cercavo perchè cercavo me stessa, ma… 🙂 trovai i miei mentori.

come lavorare come life coach spirituale

Passai lunghi anni a imparare da due insegnanti di danza; poi accettai di fare da braccio destro per altri 7 anni a una terza insegnante di danza, che peró era anche un meraviglioso personaggio pubblico nonchè una grande donna, e a un maestro di yoga piuttosto famoso e riconosciuto a livello internazionale, nel suo ambito.
Ma non bastava.
Erano tutti degli imprenditori e questo era fondamentale, per me, ma tutti sapevano ancora troppo o di ape operaia chiusa nel suo (per me troppo piccolo, seppur perfetto) alveare, o di soldatino irrigidito nella sua (per me troppo stretta, sebbene assolutamente sbrilluccicante) divisa.

Perchè lavorare come Life Coach Spirituale

Perchè non ce la fai a vivere in un mondo di persone che si comportano in modo indifferente, insensibile e disumano, e sai bene che l’unica scusa che hanno per farlo è che nessuno ha saputo insegnare loro a fare diversamente. Finora.

Anche perchè tu stessa hai patito e conosciuto gli effetti nefasti che questo genere di società ha su di noi persone sensibili, empatiche e aperte: ci martirizza o trasforma in capri espiatori; ci rende tossici o suicidi; ci costringe a ruoli di disadattati o emarginati. E sai che in noi c’è un immenso valore a cui vanno restituiti spazio e libertá di espressione, riconoscimento e valorizzazione.

Lavori come Life Coach Spirituale se sei convinta del fatto che questo mondo sará assai migliore e piú felice quando ci saranno piú attenzione ed energia per le cose piú importanti, e meno per le secondarie… oltre a persone, comunitá e popoli che sappiano distinguere tra le due…
E perchè è questo l’unico genere di mondo in cui vuoi lavorare, arricchirti e mettere al mondo dei figli. Questo e nessun altro.

Io come Life Coach Spirituale…

Lavoro da piú di 12 anni.
Ci ho fatto migliaia di sessioni individuali e centinaia di incontri di coppia e di gruppo.
Con questo lavoro ho fatturato da un minimo di 400 a un massimo di 3000 euro al mese.
Ci ho realizzato percorsi personalizzati, corsi online, video-corsi e audio-corsi; 2 libri, 3 blog, un canale Youtube, decine di partnership e numerosi progetti formativi, imprenditoriali e sociali – tra cui anche spettacoli teatrali e un eco-villaggio!
Facendo la differenza nella vita di decine di migliaia di persone, in Italia e in Spagna.

Oltre a sentirmi fiera di me e realizzata come donna e imprenditrice, sono ogni giorno emozionata e commossa per la quantitá di fiducia, stima e gratitudine che ricevo attraverso messaggi, doni e riconoscimenti di ogni genere; che mi arrivano da persone vicine e lontane, del passato, del presente e probabilmente anche del futuro, conosciute da anni o da decenni, ma spessissimo anche del tutto sconosciute.

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Quando ero giovane era un sogno e un’intuizione; oggi te lo posso testimoniare con numeri ed esperienza, e ti posso insegnare come farlo anche tu… finalmente!

Oggi è un grande giorno… per me. Anche per te?
Se è cosí scrivimi subito a ilaria.cusano@gmail.com Ti manderò tutti i dettagli sulla Scuola professionalizzante di Life Coaching Spirituale.

Ilaria Cusano

Mettersi in proprio: che mentalità ti serve

Per mettersi in proprio ti serve soprattutto una mentalità

Mettersi in proprio è roba per gente libera.

La buona notizia è che nessuno è stato sempre libero: tutti noi che lo siamo lo siamo diventati.
La cattiva notizia, invece, che è anche la sfida che mi sta facendo aumentare la salivazione per l’eccitazione al solo pensiero, è questa: solo quando siamo in grado di diventare indipendenti sempre di più e di più, il nostro lavoro in proprio non solo partirà, ma ingranerà e durerà nel tempo.

mettersi in proprio diventare indipendenti
“Se non te, allora chi? Se non ora, quando?”

Un aspetto interessantissimo del diventare indipendenti sta nel fatto che passa per il saper essere dipendenti.
In che senso?

Pensa al bambino: diventa un adolescente forte che si slancia e sperimenta nella misura in cui, durante l’infanzia, si affida alla guida degli adulti a tal punto da aver acquisito le risorse necessarie per sentirsi abbastanza sicuro di sé da buttarsi e rischiare.

Torna con la mente al momento in cui dovevi imparare una nuova attività lavorativa – o in cui qualcuno doveva impararla da te: il processo era tanto più rapido quanto chi era in fase di apprendimento si affidava a chi aveva già conseguito i risultati a cui portavano le competenze in questione. Giusto?

Pensa all’amore: più ti leghi a una persona, più ti impegni con lei e metti in comune la tua vita, i tuoi beni, sogni, sentimenti e valori, e più la relazione ti nutre, sostiene e fa sbocciare, risvegliando in te la passione, la motivazione e l’entusiasmo che ti rendono attraente e di successo anche nelle altre sfere dell’esistenza. Lo hai mai vissuto?

Mettersi in proprio e diventare indipendenti grazie al vero amore

Ultimamente, sia attraverso delle mie esperienze dirette, sia partecipando a quelle di amiche e colleghe, mi sono resa conto di quanto noi donne tendiamo a dare troppe opportunità agli altri e troppe poche a noi stesse.

mettersi in proprio diventare indipendenti
“Se ami qualcuno, devi prepararti a renderlo libero” Ph. by BK – Symphony of love

Quando una storia va chiusa va chiusa, in amore come sul lavoro; e noi invece sprechiamo un sacco di tempo e di energie preziosi e che non torneranno mai più a sperare, soffrire, aspettare, scongiurare, pregare, insistere.
Ci innamoriamo di una persona e, in un primo momento, questo sentimento diventa anche un maggiore livello di amore verso noi stesse e verso la vita in generale. Poi, a un tratto, per voler essere troppo indulgenti, comprensive e possibiliste, perdiamo di vista i nostri sogni e obiettivi, il diritto e il merito con cui li stavamo coltivando, e l’altro si trasforma nel nostro alibi: per rinunciare, rimandare o smettere di crederci.

Il problema non è il partner; il problema sei tu.

Il partner è la tua opportunità di cambiare mentalità:

  • di continuare a coltivare ciò in cui credi e che vuoi, in caso allontanandoti da lui, piuttosto, se pur non volendo lo ostacola o impedisce, facendoti diventare la tipica donna che non si realizza, invece di quella che si realizza;
  • di maturare la forza e la sicurezza necessarie per dire di no a certe relazioni, non perché non ci siano amore e passione, ma perché amore e passione non bastano perché abbia senso condividere la giornata con una persona;
  • e di scegliere: non aspettare le scelte altrui, non dare spazio, tempo e possibilità. Se tu sei pronta e l’altro non lo è, mollalo; ti aspetta di meglio. Se puoi condividere di più e hai l’entusiasmo di farlo, non far sì che uno più debole e demotivato ti faccia indietreggiare e spegnere; lascialo. Non è una sua colpa, è in un altro momento della vita, ma tu cerca chi è nello stesso tuo.

Ecco, queste capacità sono fondamentali anche per mettersi in proprio e rimanerci negli anni; e più le maturi nella vita affettiva, più te le ritroverai anche in quella lavorativa. Ma attenzione: vale pure il contrario.

Mettersi in proprio: esempi di vera libertà

Diventare indipendenti è un processo che parte dalla salute – sapersi prendere cura del corpo, dell’alimentazione, dell’igiene, della sessualità e di tutti i bisogni fondamentali; passa per l’affettività – sapersi affermare e condividere serenamente, integrando pulsioni, emozioni, sentimenti e valori, passione e ideali, attrazione e costruzione; e approda alla produttività – qui può arrivaresolo quando funziona a dovere negli altri due step.

mettersi in proprio diventare indipendenti

Ti faccio 5 esempi concreti di come si comporta una persona veramente libera:

  1. si organizza autonomamente le attività quotidiane, in ogni sfera;
  2. ci tiene alla gestione del proprio tempo e spazio, se l’è conquistata e le dà valore;
  3. quando parla, imputa a se stessa le decisioni e gli accadimenti della propria vita, anche quando apparentemente ha subìto, nella comunicazione lascia trasparire la consapevolezza del fatto che, in realtà, ha partecipato al prodursi della realtà;
  4. sessualmente, si comporta in modo aperto e disinibito, in tutti i contesti – nei limiti di ciò che è consentito nella società, chiaramente;
  5. sa rinunciare e sacrificarsi da un punto di vista economico, logistico, materiale, mentre non accetta compromessi, invece, rispetto ai propri sogni, obiettivi e valori.

Osserva in te e nelle persone che ti circondano già solo questi 5 atteggiamenti; sono le basi per diventare indipendenti e mettersi in proprio, realizzandosi anche come individui, oltre che come parti di ingranaggi, e durare a lungo nella creazione della propria opera d’arte, fatta di molteplici aspetti: corpo, relazioni, creatività, lavoro.

Ilaria Cusano

 

Perché aprire la partita iva non ti fará diventare un libero professionista

Non basta la partita iva per essere una libera professionista

Tante persone pensano che sia sufficiente aprire la partita iva per diventare un freelance, un libero professionista o un imprenditore. Tutti hanno voglia di fare gli imprenditori, per poter essere liberi di fare quello che vogliono, per non dover rendere conto a un capo, per avere il potere decisionale che in un’attivitá da dipendente manca.

aprire la partita iva libero professionista

Il problema è che la maggior parte delle persone non è disposta a pagare il prezzo necessario per riuscire in questa impresa.
Ecco perché aprire la partita iva non ti rende una libera professionista: ti permette solo di iniziare un’attivitá in proprio a livello burocratico.

Una libera professionista è un’imprenditrice di se stessa, ma se non hai alcune caratteristiche di base e una mentalitá orientata al business e al lavoro in team, il tuo terreno non è fertile per far nascere in te un’imprenditrice.
E il rischio è che ti troverai a fare la libera professionista con una mentalitá da dipendente, il che significherá diventare ancora più schiava di prima.

Aprire la partita iva per creare e fare un’impresa

Che il tuo progetto consista nell’iniziare un’attività online, aprire un negozio fisico, avviare una libera professione, gestire una grande azienda, creare un portale e-commerce, non importa. Ognuna di queste iniziative ti metterá davanti l’opportunitá di creare e fare impresa.
Un’impresa nel vero senso della parola. D’altra parte, se fosse stato semplice non l’avrebbero chiamata impresa, ti pare? 😉

Invece, farai impresa ogni volta che sarai disposta a rinunciare a molte delle comoditá che per anni ti hanno venduto in cambio di uno stipendio fisso.

Farai impresa ogni volta che smetterai di dare per scontato che le cose ti arrivino dall’esterno e che, invece di lamentarti per qualcosa che non c’è o che non esiste ancora, lavorerai sodo per crearla.

Starai facendo impresa quando inizierai a focalizzarti nel trovare soluzioni, anche quando sarai schiacciata dalla tensione, dalle fatture da pagare e dall’incertezza del futuro.

Farai impresa ogni volta che riuscirai a mediare coi collaboratori, a metterti nei loro panni, ad ascoltarli, ad accantonare le tue esigenze per entrare in empatia con le persone con cui lavori, per comprendere quali siano le loro esigenze.

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I percorsi che ti portano ad aprire la partita iva e diventare una libera professionista realmente libera

Ogni giorno, grazie alle mie attivitá, collaboro con donne che vogliono intraprendere il percorso per diventare libere professioniste, perché desiderano crearsi un lavoro autonomo.

Nel percorso Business in Love, che sviluppo con Ilaria, Francesca e Sara, mi occupo di accompagnare le libere professioniste a utilizzare gli strumenti efficaci e produttivi che ci sono nel nostro periodo storico, per farsi conoscere online e sul proprio territorio.
Spesso ho a che fare con persone che, a meno che non abbiano giá fatto il salto dal lavoro dipendente all’imprenditoria, fanno veramente fatica a comprendere che cosa voglia dire essere un libero professionista.

Questo perché il mindset del libero professionista non si puó comprare in farmacia.
L’unica maniera per integrarlo nelle tue abitudini è metterti all’opera, iniziare fin da ora a costruire il tuo progetto da freelance o da libera professionista. Vivere sulla tua pelle cosa vuol dire trovarti da sola a fare un lavoro che, se fossi in un’azienda, ci sarebbero minimo 3 dipendenti a svolgere…

Questa è la differenza tra una dipendente e una libera professionista: non sentire la fatica del fare più cose di quante ne faresti da dipendente, perché sei consapevole che stai lavorando per te, che stai costruendo qualcosa di tuo, qualcosa che rimarrá per sempre collegato a te.

Aprire la partita vita è solo il primo step

Si dovrebbe festeggiare, appena si decide di aprire la partita iva!

Aprire la partita iva significa aver scelto di affrontare tutto questo. Significa aver deciso di

  • rischiare,
  • sacrificarsi,
  • orientarsi alle soluzioni,
  • vivere perseguendo una propria missione,
  • lavorare per realizzare i propri sogni e non quelli di qualcun altro.

Quanto ti stai facendo pagare oggi per continuare a rinunciare ai tuoi sogni?

Ci hai mai pensato?

Questo è il motivo per cui da 2 anni porto avanti, in parallelo con la mia libera professione, un’attivitá di network professionale di imprese, e ho il piacere e la gioia di condividere anche questo progetto con Ilaria!
La mera attivitá da libera professionista non mi bastava più: mi ero accorta che non mi avrebbe mai permesso di generare delle entrate economiche svincolate dal tempo che dedicavo al mio lavoro. E io non volevo essere una libera professionista schiava della propria attivitá… Questo andava contro i motivi per cui, fin dall’inizio, avevo deciso di lavorare in proprio.

Oggi aiuto decine di persone a costruirsi un futuro solido, prospero, basato sui numeri e sulla possibilitá di duplicare le proprie competenze. Una manna dal cielo e una benedizione che, secondo me, ogni libera professionista dovrebbe concedersi di creare.

Su questo tema, Ilaria ed io ci confrontiamo spesso, notando che tutte le persone che hanno giá fatto il salto da dipendente a libero professionista si sono giá accorte che questo passaggio non basta, per essere liberi.
Per questo è più facile che chi ha giá lavorato per un periodo per se stesso sia interessato a trovare qualche alternativa economica valida e sostenibile, per darsi una concreta opportunitá di costruirsi una libertá finanziaria importante e duratura.

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Ti stai chiedendo se sei ancora in tempo per crearti una libertà?

Se vale ancora la pena lavorare sodo per un periodo limitato, per poter vivere la vita che molti continuano solo a sognare?

Ti rispondo così:

Il tempo passerá comunque!
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala! L’audacia ha in sé genio, potere e magia.
(Goethe)

Occorre mettersi nel percorso, decidere che tipo di strada percorrere, che futuro vivere; si deve essere consapevoli del fatto che, giorno dopo giorno, è necessario integrare nuovi attributi che aiutino a tenere duro quando ce n’è bisogno.
Si deve sviluppare una visione d’insieme, una grande e piena responsabilitá verso le decisioni da prendere e verso gli errori necessari per crescere, imparare e avanzare verso nuovi livelli di vita e di carriera.

Quello che posso testimoniare è che…

… non ne vale la pena, ne vale LA TUA VITA!

Io non riesco più a concepire il lavoro dipendente: con tutti i talenti che ci sono al mondo, è davvero uno spreco trascorrere i due terzi del tuo tempo a lavorare per qualcun altro, rischiando di non scovare quale sia il tuo talento, che solo tu puoi mettere a disposizione nel mondo.

Questo è quello che mi fa alzare la mattina: sapere che sto contribuendo a far conoscere, tramite le mie attivitá, delle alternative che ci sono, e spesso proprio davanti ai nostri occhi.

Carlotta Bruno

Lavorare da casa in proprio: libera professione a partita iva

3 consigli per lavorare in proprio e in modo redditizio (Only for women)

Sei una donna sognatrice, romantica alle prese con il tuo primo lavoro autonomo?

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È il momento di mettersi in discussione, e il modo migliore per fare il lavoro che ami è mettersi in proprio, lavorare da casa e forse aprire una partita iva?
O hai già fatto il salto e sei una libera professionista alle prese con un lavoro da casa, una partita iva con dei costi vivi e vuoi accelerare la tua attività?

Tutto molto eccitante, ma… come fare per mettersi in proprio?
Quali competenze, risorse e atteggiamento mentale devi avere per lavorare da libero professionista, mettersi in gioco e diventare un’imprenditrice?

Ecco una sintetica guida che risponde alle tue domande; ti sarà utile, è una traccia da seguire lungo il tuo percorso di successo.
Vediamo i 3 momenti fondamentali per avviare la tua attività imprenditoriale.

1) Mettersi in proprio: il mindset

Molti sono terrorizzati dal mettersi in proprio; ottimo! La paura è buona: usata con criterio, ti aiuta a definire bene la direzione.

Cosa fare per mettersi in proprio

Prima di muoverti, quando decidi di metterti in proprio chiediti anzitutto

Ho mai riflettuto su cosa significa mettersi in proprio?

 

Per esempio:

  • essere più liberi da orari fissi;
  • gestirsi autonomamente e non avere la vita organizzata da altri;
  • aumentare la propria forza e indipendenza.

lavoro da casa mettersi in proprio partita iva

Spesso non si è preparati all’atteggiamento mentale che il mettersi in proprio implica; ma lavorare sul mindset è basilare. Ci vuole un mindset ben preciso per creare e gestire una tua attività; per dare una direzione concreta al tuo progetto devi sviluppare una serie di abilità. E il primo passo: è la base.
Spesso chiedersi come mettersi in proprio a 50 anni sembra una sfida già persa in partenza, ma con l’esperienza maturata e la voglia di creare qualcosa di proprio si può andare più lontano di ciò che credi!

Cosa occorre per mettersi in proprio? L’investimento economico.

Spesso si pensa che per mettersi in proprio basti lasciare il proprio posto fisso e iniziare a commercializzare un qualsiasi prodotto o servizio dall’oggi al domani.
Pensare a come mettersi in proprio senza soldi può essere controproducente. Focalizzati piuttosto su come farlo con pochi soldi; per realizzare il tuo sogno un investimento serve sempre, ma può essere piccolo e fruttare tanto 😉

Cosa serve per mettersi in proprio? Lavorare come libero professionista significa essere una sognatrice audace e scegliere il tuo settore di appartenenza.

Sai già cosa ti piacerebbe fare? Hai un sogno del cassetto che chiede di essere realizzato?
Fatti delle domande.
Quali sono le mie reali passioni? In cosa sono brava? Chi sono veramente? Cosa voglio fare della mia vita?
Scegli il tuo settore!
Il percorso di Business in Love è l’ideale per capire chi sei e dove vuoi andare, e soprattutto come arrivarci!

Intanto ecco qualche consiglio sui settori in espansione.

Molte donne scelgono di mettersi in proprio con il franchising: un modo sicuro per essere sufficientemente libera e al contempo avere una linea guida e una casa madre da cui ricevere supporto (marketing, commerciale etc.)

I settori green e benessere sono in espansione: mettersi in proprio in agricoltura?
Hai il pollice verde? Ti piacerebbe metterti in proprio come giardiniere?
Oppure sei una personal trainer e ti piacerebbe insegnare alle persone, comodamente da casa, come mettere in risalto il proprio fisico?
Sei più dinamica? Mettersi in proprio come corriere? Una Delivery tutta al femminile 😉 .

2) Dove lavorare: la gestione del tuo spazio

Ora che sai quale lavoro da casa svolgere, ti serve capire come funziona. Devi sapere quali sono le azioni pratiche da fare e gli strumenti che devi saper padroneggiare per realizzare il tuo progetto.
Una delle questioni fondamentali da affrontare, quando non hai un posto fisso dove svolgere la tua attività, è la gestione del tempo e dello spazio.

lavorare da casa mettersi in proprio partita iva

Creare un lavoro da casa sembra l’opzione più adeguata, ma questo comporta che tu sappia distinguere in cosa consiste il lavoro da casa, e quali sono il tempo e lo spazio da dedicare, invece, alla famiglia e agli affetti. È opportuno sezionare, sia fisicamente sia temporalmente, l’ambiente in cui vivi, in modo da chiarire quale area della casa destinare al lavoro e in quali momenti della giornata/mese/settimana.

La maggior parte delle volte puoi scegliere comodamente che lavoro da casa fare e come poterlo svolgere.
Due domande utili, inizialmente, sono

Come funziona un lavoro da casa? Come gestirlo?

Dipende dal tempo e dall’impegno che vuoi dedicargli.
Potresti voler cercare cosa fare come secondo lavoro da casa; oppure potresti voler creare un lavoro da casa che ti occupi la maggior parte del tempo, diventando la tua principale fonte di reddito.

Come trovare un lavoro da casa serio?
So che a volte può sembrare difficile, ma ammettiamo che tu non solo ci sia riuscita ma lo abbia addirittura già creato, è ora di definire le specifiche per realizzare il tuo progetto:

  • Tempo da dedicargli
  • Ambiente
  • Tipologia di lavoro da casa

Sono 3 i passi da definire prima di iniziare la tua attività; solo così riuscirai a scegliere quale spazio vuoi dare al lavorare da casa.

Come iniziare un lavoro da casa?

Pensa a quale lavoro da casa fare e immagina gli strumenti di cui necessiti.
Ecco alcuni esempi.

Ho deciso per un lavoro come ricamatrice.

Bene; hai già tutti gli attrezzi del mestiere?
Un lavoro come cartomante è sicuramente diverso da un lavoro come centralinista: oltre al tempo, quali risorse fisiche ti servono, per poterlo svolgere?

Alcune professioni potrebbero risultare obsolete, ma per certe nicchie di mercato sono ancora in voga: per esempio i lavori come rappresentante da casa, o un lavoro come dattilografa.
Le professioni manuali e quelle digitali risultano tra le più richieste.
Sicuramente anche tu ha avuto bisogno di una sarta: un lavoro da casa come sarta può rivelarsi strategico!
Per le professioni digitali, ti basti pensare a un lavoro come grafico da casa; ti assicuri di avere tutti i software necessari e un pc capiente e veloce ed è fatta!

Lavorare da casa: cosa inventarsi?
A volte il lavoro da casa consiste nel cosa inventarsi, ecco perché le idee innovative per specifici target sono molto redditizie! Hai mai pensato a un lavoro come traduttrice da casa? 😉

Come guadagnare con un lavoro da casa

Tutti i lavori nati dalla passione sono sicuramente molto redditizi a livello umano, perché sono quelli che creano più valore. Il fine ultimo, quando si inizia un’attività, è considerarla come un vero e proprio lavoro, anche se svolta da casa: deve generare fatturato!

 

mamme che lavorano da casa aprire la partita iva libero professionista

Nella gestione del tuo lavoro, fisica (risorse e investimenti) e astratta (spazi, tempi e mindset), ti devi chiedere sempre

Come posso generare reddito?

Hai mai fatto una previsione di guadagno e/o un business plan?
Se hai già avviato un’attività potresti comparare l’anno precedente con quello attuale e prevedere costi e ricavi, inserendo degli investimenti a budget.
Se invece lavori in proprio da poco tempo, inizia ad annotare i costi che dovrai affrontare per avviare la tua attività e per mantenerla; costruisciti uno storico per capire quanto hai bisogno di guadagnare per poter far fronte ai costi nel tempo.

3) Libera professionista con o senza partita iva?

Una volta appreso il mindset giusto, conosci il tuo scopo, sai quale progetto vuoi avviare e finalmente sai pianificare la tua agenda: fai ufficialmente parte dei veri liberi professionisti!

Ma andiamo per ordine: chi può essere un libero professionista?
Definizione dai confini molto labili: non dobbiamo confonderci tra lavorare come libero professionista e ditta individuale, perché dal punto di vista fiscale sono due entità ben distinte.

Vediamo qualche domanda frequente per aiutare le professioniste a diventare delle libere professioniste.

Cosa significa libero professionista?

Si discute spesso se sia meglio lavorare come libero professionista o come lavoratore dipendente: quello che molti non dicono è la mentalità che devi avere per lavorare come libero professionista e fatturare da libero professionista.

Nel diritto romano si faceva riferimento alle operae liberales per indicare le “attività degne degli uomini liberi”.
Su chi sono i liberi professionisti esiste quindi una definizione univoca che li identifica come lavoratori che svolgono un’attività economica (che produce redditi) e che si sviluppa in una prestazione di servizi attraverso un lavoro intellettuale.

È possibile lavorare come libero professionista senza partita iva?

Sì, in Italia si può; solo, ci sono delle norme da osservare.
In generale, sono 2 le linee guida da tenere presenti:

  1. sei un libero professionista che può lavorare senza partita iva finché offri i tuoi servizi saltuariamente e non continuativamente;
  2. a livello di reddito, c’è un tetto annuale ben specifico che, legalmente, ti indica il momento in cui sei un libero professionista che deve avere una partita iva.

Per i dettagli economici ti invitiamo a far riferimento a dei professionisti che abbiano più il polso della situazione dal punto di vista fiscale – le norme cambiano ed è saggio essere opportunamente aggiornati.

Sara Barletta – Business in Love Manager