Come riconoscere un’amicizia a senso unico, di Manola Tegon

Le amicizie a senso unico

Oggi ti vorrei parlare delle amicizie a senso unico – che spesso confondiamo con le amicizie false, di cui abbiamo già parlato in questo articolo. E non solo dirti come riconoscerle, ma mostrarti anche che, se vissute e gestite nella maniera giusta, possono essere esperienze preziose per la tua crescita.

amicizia a senso unico

A differenza delle amicizie false, infatti, che presuppongono non solo un disequilibrio nel rapporto, ma anche una malafede da parte dell’altro che, in qualche modo, si approfitta di noi, le amicizie a senso unico si creano quando siamo noi che chiediamo all’altro qualcosa che non ci può dare. Per il semplice fatto che non è nelle sue capacità.
Ci troviamo in una relazione dove noi siamo presenti e diamo il nostro sostegno, ma l’altro non ci ricambia.

Cosa fare, allora in questi casi?

Amicizia: cosa fare quando l’altro non ci ricambia?

Anzitutto è importante essere consapevoli di questo stato di cose; soprattutto del fatto che l’altro si comporta così non per cattiveria ma perché non ha le energie per stare sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Come ti ho già detto spesso nei miei articoli, per vivere una vita piena e ricca è importante circondarsi di persone che sostengono la nostra energia: che siano sulla nostra stessa lunghezza d’onda.
Possiamo, tuttavia, sentirci piacevolmente arricchiti anche in presenza di persone che non sono propriamente nel nostro stesso flusso, ma che vogliamo comunque restino nella nostra vita.

Se vissute con l’approccio sbagliato, però, questo tipo di amicizie, alla lunga, possono nascondere dei rischi e che ti vado a elencare.

  • possiamo maturare un senso di frustrazione perché non ci sentiamo corrisposte;
  • si può abbassare la nostra autostima perché pensiamo che magari, nonostante tutta la nostra dedizione, l’altro non ci consideri;
  • potremmo scaricarci di energie, perché non troviamo chi ci sostiene e nutre.

Per ovviare a tutto questo, ti suggerisco di appuntarti questi 3 consigli.

Non chiedere all’altro ciò che non ti può dare

In un rapporto di amicizia a senso unico sei libera di dare tutto l’amore e il supporto che ritieni opportuno, ma non farlo pensando di ricevere qualcosa in cambio. Se in un’amicizia vera lo scambio è un flusso naturale, infatti, in un’amicizia a senso unico non può essere così.

Abbandona ogni aspettativa

Non è solo questione che, probabilmente, non riceverai nei modi e nei tempi che ti aspetti; ma forse non riceverai proprio nulla in cambio.
Le amicizie a senso unico sono come le donazioni che si fanno per una causa benefica: pensa che, in qualche modo, stai facendo del bene, che stai donando il tuo amore e le tue attenzioni al mondo.

Dai con misura

Nel caso delle amicizie a senso unico devi diventare brava a calibrare le energie che investi, altrimenti ti potresti trovare tu priva di energie e scarica emotivamente. Ritorno all’esempio della beneficenza: potresti dare in donazione più di quanto è nelle tue disponibilità economiche? Meglio di no.
Cerca, pertanto, di avere nella tua cerchia amicizie vere, per lo più, e solo qualche amicizia a senso unico. In modo tale da avere intorno sempre qualcuno che ti può caricare quanto tu carichi lui.

Perché non ti dico di abbandonare del tutto le amicizie a senso unico?

Perché anche loro sono funzionali alla nostra evoluzione.
E, visto che le persone non capitano mai a caso nella nostra vita ma sempre per uno scopo, ci stanno sicuramente facendo da specchio su qualcosa di noi che possiamo riconoscere, integrare oppure migliorare.

amicizia a senso unico

Spesso, se tendiamo ad attorniarci di troppe amicizie a senso unico, è perché abbiamo difficoltà a ricevere.
Chiediti, per esempio

Perché ho questo impulso a “dare”, solamente? Perché attiro nella mia vita persone che non sono in grado di ricambiarmi?

Altre volte, al contrario, le amicizie a senso unico possono funzionare come “valvola di sfogo” del troppo amore di cui siamo portatori.
Viviamo una vita così ricca, a livello di relazioni, che possiamo permetterci di essere dei “distributori d’amore gratuito” 😀 Perché, in qualche modo, ce ne avanza! Con la possibilità che, magari, la vita ci possa anche sorprendere trasformando un’amicizia a senso unico in amicizia vera.
Di fatto, se impari a gestirle, le amicizie a senso unico sono un’ottima palestra per esercitarti ad amare incondizionatamente.

Manola Tegon
Con Ilaria, insegno nella scuola professionalizzante di Life Coaching Spirituale e conduco i percorsi di Love Coaching “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Come rimanere sul mercato, guida al posizionamento strategico

Rimanere sul mercato e posizionamento strategico

rimanere sul mercato posizionamento strategico

Mai come oggi l’esigenza di rimanere sul mercato ci appare più pressante… Con tutte le aziende che stanno fallendo e chiudendo a causa del lock-down, non possiamo che desiderare ardentemente di farcela! Mettiamoci subito al lavoro in questo senso 🙂

Voglio donarti una sintesi del mio personalissimo vademecum, opinabile e criticabile, ma che comunque ha il merito di farmi essere sul mercato da 15 anni e sempre in crescita. Qualcosa di corretto, quindi, di sicuro c’è. Metti tu stessa alla prova ogni singolo consiglio, rendilo operativo, e poi valuta in maniera del tutto libera e autonoma la sua efficacia per il tuo business.

1) Riconosci la tua nicchia di mercato

Ho messo “riconosci” in corsivo per sottolineare una sottigliezza che fa molta differenza. La nicchia di mercato non va scelta, decisa, definita; non ha a che fare con una tua volontà. Ma con la volontà della tua community. E’ la tua community – anche quella di conoscenti, amici e parenti, prima di avviare un’attività – che ti “elegge” per una determinata funzione. Che ti “invita” ad assumere un particolare ruolo.
Il tuo compito è rispondere positivamente a questa chiamata – da qui il termine “responsabilità”, che significa “abilità a rispondere”; oppure non farlo. La tua volontà ha questo limite: non sei tu che scegli la tua nicchia, è lei che sceglie te. Tu devi limitarti a darle il degno riconoscimento che merita. In fondo, sono proprio tutte quelle persone che ti stanno mantenendo, che ti permettono di sopravvivere o di vivere nel benessere.

2) Impara a parlare la lingua della tua nicchia di mercato

Sin dall’adolescenza, ho frequentato cerchie di persone particolarmente acculturate. Da grande ho fatto l’università, la specializzazione in Coaching Professionale, un master in management di progetti internazionali; tutti ambiti in cui il linguaggio era piuttosto accademico. Da scienziati, da Sociologi per l’esattezza, da addetti ai lavori.
In pratica, roba pesante e incomprensibile.
Avrei dovuto rimanermene nell’Olimpo, con quei quattro gatti dei miei colleghi, a fare cosa? A mangiarsi le mani tutti insieme per essere senza lavoro e con una marea di gente che ti odia perché, fondamentalmente, ti comporti da snob? Che, tra parentesi, significa “sine-nobilitate”, “senza alcuna nobiltà”. No, grazie. Ho preferito imparare questa bella lingua pop che mi permette di comunicare con chiunque.
Perché? Per lavorare, per andare incontro alla mia community e per appartenere al mondo, invece di isolarmi.
Ha sempre funzionato egregiamente 🙂

3) Sii presente per la tua community

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Molte persone che si approcciano ad avviare un’attività, a mettersi in proprio e a lavorare da freelance sono affette da quella curiosissima sindrome che è la paura di disturbare. Ma ascoltami un attimo.
Se una persona ti segue su uno dei tuoi canali social o addirittura su tutti, sarà perché vuole sentire cosa hai da dire, no? Altrimenti, per quale motivo sarebbe lì, a regalarti il proprio tempo e la propria energia? Non ti pare?
E poi, scusami, tu stai lavorando per offrire un contributo utile alla tua community; no? Cosa c’è di disturbante nella presenza di qualcuno che sta facendo tutto il possibile per rendersi utile? Io direi proprio niente; non concordi? Anzi! Tendenzialmente, tutti adoriamo quando qualcuno cerca di aiutarci, di offrirci cose che ci servono, che possono migliorarci la giornata e la vita. No?
Ecco, allora fallo assiduamente e assennatamente. Il tuo business oggi richiede che tu sia presente su 4 social diversi, pubblicando più contenuti ogni giorno? Bene, fallo. Chi ti segue è chi ti ama; sono persone a cui i tuoi contenuti piacciono, li trovano utili e arricchenti, ne hanno addirittura bisogno, in molti casi. Non deludere queste persone, dai loro ciò che vogliono – nei limiti della tua etica, naturalmente 😉

4) Continua ad aggiornarti sempre

Oggigiorno è fondamentale fare la cosiddetta formazione continua; quella che l’Europa ci sponsorizza da ormai 20 anni e che in Italia, purtroppo, ancora tarda a ingranare. Il che porta non pochi problemi: nelle vendite, nella tenuta del business, nell’atmosfera che si respira nel team e anche nelle prospettive future, di sopravvivenza dell’attività.
Tutte cose che capisco e conosco bene anch’io.
A questo proposito, qualche tempo fa mi sono messa alla ricerca di una soluzione che mi permettesse di erogare una valida formazione continua alle mie collaboratrici, in modo agile e sostenibile. Così ho trovato questa piattaforma.
Ci sono corsi di aggiornamento e formazione professionale, più una serie di altri corsi di crescita personale (sempre utilissimi anche per il business), tenuti da validi professionisti di tutto il mondo e sottotitolati in 4 lingue, a soli 13€ al mese.

Ti fai un abbonamento che costa solo 13€ al mese (da cui tra l’altro, volendo, puoi anche vederti tornare indietro ben il 60% dell’investimento), e puoi farti tutti i corsi di cui hai bisogno, facendo gli esercizi e applicandoti bene. Per migliorare costantemente nel lavoro, accrescere sempre le tue conoscenze e competenze, ed essere certa così di rimanere sul mercato e coi migliori risultati.
Ti invito a provare e valutare tu per prima, abbonandoti per un mese senza impegno e facendoti qualche corso. Vedrai che il livello è ottimo e il prezzo è veramente un’occasione!
Attenzione, però: questo prezzo (15$ al mese, che corrispondono esattamente a 13,28€) è disponibile solo se ti abboni utilizzando il mio link – altrimenti ti sale a 49$ al mese.

Questo è il meglio che posso darti. Se hai altre domande o richieste, commenta pure questo articolo, ti risponderò io personalmente 🙂

Ilaria Cusano

 

Guadagnare come Life Coach: realtà o miraggio?

Vuoi guadagnare come Life Coach? Inizia a rimboccarti le maniche

A oggi sono quasi 20 le persone che ho formato per diventare Life Coach; per lavorarci davvero, guadagnando, non per “fare le carte alle amiche”. Lo metto come incipit, nonostante non mi piaccia affatto, perché ho visto che è proprio questa la prima cosa da chiarire.
Se vuoi fare le carte alle amiche va benissimo; noi donne lo abbiamo fatto per secoli e non c’è niente di male. Anzi, è bello! Metti generosamente a disposizione una predisposizione, un’abilità. E’ una forma di volontariato, ed è utile, benevola, può fare la differenza.
Guadagnare come Life Coach, però, è un’altra cosa.

diventare life coach

Non è un percorso di crescita personale. Presuppone che tu lo abbia già alle spalle, questo percorso, e che lo porti avanti, certo, ma in separata sede. Quando stai lavorando stai lavorando; stai rendendo un servizio agli altri, non a te stessa. Puoi imparare mille cose anche tu, e di fatto lo fai; ma il tuo focus primario deve essere l’altro. Come aiutare gli altri, come rendere un servizio accessibile, ben strutturato, efficace, capace di dare risultati concreti agli altri.
Questa attitudine è la base per guadagnare come Life Coach.

Dovrai mettere da parte valanghe di sogni romantici, orgoglio e vanità, per riuscirci. Ma la notizia strabiliante è che sarà proprio facendo così che, a un certo punto, vedrai realizzati i tuoi sogni romantici, il tuo amor proprio e tutto il tuo splendore.
Tu li metti da parte e loro si realizzano. Sì: funziona proprio così.
Ma sottolineo: “a un certo punto”. E quel certo punto non è di sicuro dopo un anno o due. A me ha iniziato a capitare dopo circa 4 anni. E ho avviato la mia carriera di Life Coach giovanissima (a 23 anni), con dei gran studi alle spalle e un talento come se ne vedono pochi in giro. Devo ancora incontrarla, una persona che è riuscita a farcela in meno di 4 anni; se sarai tu, scrivimi, sarò felicissima di ascoltare la tua storia 🙂

Guadagnare come Life Coach: molti “professionisti” vendono illusioni

Ormai sono diverse (troppe!) le persone che si sono rivolte a me, dopo grandi formazioni molto costose. Avevano speso migliaia e migliaia di euro senza riuscire a combinare niente. Eh già, perché molti che si fanno chiamare Coach (ma non lo sono), in verità fanno gli show-men. Bravissimi show-men, intendiamoci, ma non Coach. Dopo anni e migliaia e migliaia di euro a seguire questi personaggi, devono venire da me per quagliare.

Un Coach sta con te, ti segue di persona, anche tallonandoti quando ti perdi. Non sta sui palchi lontano da tutti, senza conoscere neanche uno, di quegli esseri umani che hanno pagato migliaia di euro per stare lì.
Mai visto un allenatore allenare campioni e campionesse in questo modo? No. Il perché è semplice: perché non si fa così, ad allenare campioni e campionesse.
Si fa come faccio io.
Dialogando con la singola persona. Conoscendola. Capendo quali sono le sue difficoltà, come aiutarla a vincerle. Facendo un piano apposta per lei, seguendola da vicino. E dandole degli strumenti che le permettano di passare al prossimo livello, dopo essere stata da noi – e non costringendola a dipendere da noi, a dover restare per un corso e poi per un altro e un altro ancora, senza poter mai volare anche da sola.

diventare life coach

Mi dispiace immensamente doverlo dire, ma queste persone che vengono da me non sono mai state guidate bene. O non le hanno proprio guidate, lasciandole essere solo un insignificante puntino tra tanti altri; o le hanno guidate male, impedendo loro di sviluppare le proprie doti e capacità.
In questo modo, oltre a rubare soldi alla gente, questi “professionisti” stanno anche rischiando di privare l’intera società di contributi potenzialmente utili e preziosi: quelli delle persone che non stanno formando.

Se vuoi diventare Life Coach e guadagnare come Life Coach, stai alla larga dagli show-men. E, anche se qualcuno ti dovesse dire che sono i migliori, tu ricordati di non crederci: i migliori sono quelli che lavorano CON TE per far diventare TE la migliore.

Formazione continua: il “segreto” per guadagnare come Life Coach nel tempo

Ricapitolando, abbiamo visto

  1. Il mindset
  2. La scelta dei mentori giusti
  3. E ora vediamo la formazione continua

La formazione continua è un altro tassello fondamentale. E anche qui, eticamente, urge una critica.
In Italia ci sono scuole di Coaching e singoli professionisti che, invece di mettere i propri clienti nella condizione di diventare Life Coach, vanno a stringerli progressivamente in una rete dalle maglie sempre più fitte. Una vera e propria trappola!
Li fanno iniziare con dei percorsi lunghissimi e costosissimi. Poi richiedono infiniti tirocini non retribuiti. Dopo tentano di mettere in testa a queste persone evidentemente fragili e spaesate che c’è bisogno di un aggiornamento, un approfondimento, un upgrade, addirittura Master li chiamano. Il tutto, ovviamente, per la modica somma di… migliaia di euro! Master di cosa? Di truffa!

Stammi a sentire. La formazione continua con tutti gli aggiornamenti di cui hai bisogno (comunicazione, marketing, crescita personale, gestione delle finanze – tutto ciò di cui avrai bisogno nel tempo), la trovi in questa piattaforma a 15$ al mese. Che in euro sono 13,28.
Coach e formatori di tutto il mondo, sottotitolati in ben 4 lingue: Italiano, Inglese, Spagnolo e Francese.
E’ verissimo che, per guadagnare come Life Coach e rimanere sul mercato nel tempo, hai bisogno di formazione continua. Ma ti basta investire 15$ al mese.

Per qualsiasi approfondimento o informazione su tutto ciò che ho scritto in questo articolo, scrivimi a ilaria.cusano@gmail.com
Sento come molto importante l’esigenza di mantenere questo mercato, che è anche mio (il mercato della formazione, del Coaching, il settore in cui lavoro), pulito, onesto e guidato da una certa etica. Ragion per cui, tutto quello che posso fare in questo senso, incluso aiutare te a (ri)orientarti, è una preziosa opportunità 🙂

Ilaria Cusano

Lavorare da casa, tutti gli errori da evitare

Lavorare da casa: un sogno di molte, una realizzazione di poche. Scopriamo perché

Lavorare da casa è un Paradiso, per certi versi. Non è per tutte; molte preferiscono andare in ufficio, alzarsi la mattina a una certa ora, vestirsi, truccarsi, uscire; incontrare sempre gente. Molte, però, ucciderebbero, per potersi svegliare senza l’insopportabile trillo della sveglia; per poter rispettare e seguire il proprio bioritmo, lavorando la sera invece che la mattina, per esempio, potendo fare sport o meditazione appena sveglie, o semplicemente mangiare quando hanno fame, invece che quando viene loro concesso.

lavorare da casa errori

Le principali esigenze che riscontro, tra le donne che desiderano tanto lavorare da casa, sono

  1. poter evitare di frequentare ambienti e persone con cui stanno più male che bene.
  2. Poter seguire di più il proprio ritmo interno, il piacere e la creatività.
  3. Trovare una risposta alla vocina che continua a martellare “Quanto tempo della mia vita spreco, ogni giorno, per prepararmi, fare il viaggio, mettere benzina, discutere coi colleghi, rispondere alle mille distrazioni, etc.?”; “Non potrei usare meglio il mio tempo e le mie energie, invece che nel traffico o tra gente idiota con cui non ho niente da spartire?”; “Ma se tutti questi soldi che spendo per andare al lavoro, li usassi per lavorare da casa? Non avrei un sacco di benefici?”.
  4. Sentirsi più libere.

Il lavoro da casa, effettivamente, risponde in modo positivo a queste esigenze. Quando i bisogni sono questi, riuscire a lavorare da casa rappresenta una vittoria, un successo.
Vediamo quindi quali sono gli errori da evitare, nel momento in cui si decide di perseguire questo obiettivo, e qual è l’atteggiamento vincente di chi ce l’ha già fatta.

Lavorare da casa: gli errori da evitare

Prenderla come un tentativo, come una prova di un periodo

Lavorare da casa è un enorme cambiamento e va a determinare il nostro intero stile di vita. Se vuoi raggiungere questo obiettivo devi prenderla seriamente: decidere di farlo e persistere, migliorare nel tempo, imparare tutto quel che devi per far funzionare le cose, diventare quella persona lì. Non è una cosa che si fa in un periodo; è una scelta di vita.
Ti faccio degli esempi concreti miei, così capisci se è la tua strada.

Io posso allenarmi tutti i giorni e all’orario che preferisco, in base al mio piacere e alla mia digestione, solo perché lavoro da casa.
Posso mangiare sano e seguire un regime alimentare estremamente accurato, solo grazie al fatto che lavoro da casa.
Posso fare una pausa per fare l’amore; lavorare un giorno di mattina e un giorno di pomeriggio; usare i miei soldi con saggezza, evitando mille spese futili… perché lavoro da casa.
Quando lavoravo fuori, non potevo permettermi questi lussi; non c’erano le condizioni materiali, per poter avere questo stile di vita – che adoro!

lavorare da casa errori

Se ho voglia di agghindarmi lo faccio ma, quando voglio prendermi la libertà di stare tutto il giorno a lavorare stravaccata, ce l’ho, questa libertà; posso farlo.
Il tempo è mio e lo gestisco solo io. Le responsabilità ci sono ma non c’è nessuno che mi dice cosa devo fare e in che tempi.
Tutto ciò è possibile solo lavorando da casa.
Per me queste cose sono talmente preziose che non hanno prezzo. Il mio stile di vita può essere solo questo, perché io sono una persona libera, creativa e che gode nel sentire che il proprio potere è tutto nelle proprie mani.
E tu? Come sei?

Smettere di formarsi

Quando lavori fuori, sei continuamente a contatto con parecchie persone che, anche se non te ne accorgi, ti “tengono in riga”. Ti motivano, ti supportano, ti redarguiscono, ti riprendono, ti guidano, ti dicono cosa fare, quando farlo, etc.
A casa, sei tu con te stessa, ma anche con varie attività da portare avanti, obiettivi da raggiungere, scadenze da rispettare.
Tutto ciò richiede formazione.

Viviamo in un mondo in cui, per rimanere al passo coi tempi e durare nel mercato, c’è bisogno che ci aggiorniamo e perfezioniamo di continuo. Dobbiamo farci dei corsi, per sopravvivere come professioniste, elevare i nostri standard ed espanderci, anche interiormente, nei nostri orizzonti.

La formazione continua è il segreto che separa chi rimane sul pezzo e ce la fa, si espande e si innova, da chi fa un’esperienza, fallisce una o due volte e poi molla. Non si tratta di genio, talento o agevolazioni economiche. L’unico spartiacque è la formazione: noi primi ci formiamo con costanza; i secondi si formano una volta e credono che basti.
La formazione costa, ovviamente. Vale, e quindi costa. Ma ci sono anche delle soluzioni valide e accessibilissime.

Per esempio questa piattaforma che è una sorta di “Netflix della formazione”: centinaia di video-corsi di coach e formatori da tutto il mondo (quelli stranieri sono sottotitolati), a 49$ al mese – se ti iscrivi per conto tuo. Se ti iscrivi tramite me, invece, addirittura a 15$ e per sempre!
Lo trovo un servizio utilissimo, visto che tutti ne abbiamo bisogno ma solo pochissimi possono investirci centinaia di euro al mese, ogni mese… Qui invece sono 13,28€ al mese, precisamente.
E, però, ti dai un’occasione concreta di riuscire non solo a iniziare la tua vita da lavoratrice da casa, ma anche di durare, in questa condizione di persona libera, indipendente e creativa. E quello che desideri, immagino.

lavorare da casa errori

Condannarsi alla solitudine

Lavorare da casa non vuol dire lavorare da sole. Il bisogno degli altri, dei collaboratori, di un team, di qualcuno che ci supporti e anche ispiri resta sempre ed è vitale; va preservato.
Lo vedo benissimo con le persone che si iscrivono alla mia formazione professionalizzante per lavorare come Life Coach Spirituali: con tutto l’entusiasmo e la motivazione del mondo, da sole ci si spegne, non ce la si fa, gli altri vicino a noi sono sempre fondamentali, per riuscire, avere successo e anche con gioia, serenità e piacere – e non solo stress, sacrificio e fatica.

Lavorare da casa: il mindset di chi ce la fa

E’ proprio un insieme di questi 3 atteggiamenti:

  1. Prenderla seriamente, con fermezza, stabilità, come un cambiare vita, un nuovo stile di vita, non solo lavoro.
  2. Continuare a formarsi e aggiornarsi sempre, con costanza – è anche molto piacevole e stimolante, tra l’altro.
  3. Intessere relazioni sane e belle con colleghi, collaboratori e team, per costruire insieme agli altri e non sentirsi sole.

Ilaria Cusano

Cos’è la sessualità sacra e come coltivarla

Sessualità sacra: cosa non è

La sessualità sacra non è il Tantra. Mettiamolo subito in chiaro così liberiamo il cielo da nubi che fanno solo confusione.
Il Tantra è una pratica come qualsiasi forma di sesso è una pratica. Possiamo sperimentare il sesso sacro praticando Tantra, oppure no; come possiamo sperimentarlo, o non sperimentarlo, durante qualsiasi attività sessuale.
Ho praticato Tantra per tanti anni: da tantrika, da studiosa e dopo anche da iniziata. L’ho usato nel mio lavoro. Puntualmente, vedevo generarsi un fraintendimento: l’illusione di poter conoscere e vivere la sessualità sacra seguendo delle regole, imparando procedure (posizioni, mantra, etc.). Non è così.

sessualità sacra

La sessualità sacra inizia e termina in un atteggiamento, un approccio, una mentalità.
Approcciandosi al sesso come fa la maggior parte delle persone e credere di poter fare questa esperienza è pura utopia; è impossibile. Ragion per cui, in questo articolo, mi concentrerò sulle basi: su questo aspetto della mentalità che quasi tutti sottovalutano, precludendosi proprio così l’esperienza che in realtà vorrebbero tanto fare.

Quale esperienza? L’esperienza dell’estasi, della trascendenza dell’ego e dell’unione cosmica.
Si può fare, assolutamente, anche senza imparare il Tantra; ma bisogna preparare un certo “humus”, per renderla possibile.
Come qualsiasi altra coltivazione: prima si prepara il terreno, a volte per lunghi tempi se necessario, e solo dopo si piantano dei semi; e dopo ancora li si vede spuntare, crescere ed espandersi.
Iniziamo, quindi, dalla preparazione del terreno.

Sessualità sacra: come puoi cominciare a coltivarla, concretamente

Ti do 3 input precisi, così puoi metterti subito all’opera. Capire, razionalizzare e scervellarsi è totalmente inutile, in questo ambito, e spesso anche dannoso.

1) Liberati di tutte le persone che ti fanno pesare addosso il proprio feedback su come sei fatta.

Che si tratti di complimenti, apprezzamenti e ammirazione o di critiche, consigli e giudizi, solo quando sono uno ogni tanto, opportuni e sensati possono tornare utili. Quando sono troppi e/o inopportuni, invece, rischiano di tenere la tua attenzione ed energia ancorate al tuo ego, allo strato più superficiale della tua identità e della vita, rendendoti difficile una connessione più profonda.
Per esempio: se io mi sto dedicando allo sviluppo della mia intelligenza e capacità comunicativa, e dall’altra parte ho interlocutori che continuano a spostare la mia attenzione sui vestiti che indosso o sul mio culo, questi personaggi stanno mettendo i bastoni tra le ruote alla mia evoluzione. Se invece io mi stessi dedicando proprio al look e a rassodare il fondo-schiena, invece, qualsiasi loro tentativo di concentrarsi su questi aspetti potrebbe tornarmi utile.

Altra distinzione è da farsi tra lavoro e vita privata: del mio look e corpo io do l’autorità di parlare solo a chi fa parte della mia vita privata – a meno che di lavoro non faccia la modella, per esempio, caso in cui diventa comprensibile che anche altri ne parlino. In tutte le professioni che non hanno a che fare con l’estetica e l’intrattenimento fisico, però, commenti su questi aspetti sono inopportuni e fuorvianti.

Chi vuole praticare la sessualità sacra deve imparare anzitutto a vivere nelle profondità della vita, e non sulla superficie. Per farlo, ha bisogno di circondarsi di altre persone che hanno scelto questa stessa via e che sappiano portarla avanti; altrimenti non si riesce – siamo tutti influenzabili.

2) Scegli con cura che legami stabilire con le varie persone.

Ognuno di noi, ogni giorno, si relaziona con diverse persone; per una moltitudine di motivi. Con pochissime abbiamo in comune la sessualità sacra. E’ una cosa intima e, anche quando la manifestiamo serenamente pure nella vita sociale per esempio, parlarne non vuol dire farla: un conto è parlare di sesso, cosa completamente diversa è fare sesso. Eppure con tutti, anche con coloro con cui parliamo e basta, magari addirittura nei social, col massimo della distanza possibile, stiamo stabilendo un legame.

Che legame voglio stabilire con questo tipo di energia di cui è portatrice questa persona?
E’ importante chiederselo. Tutti i giorni.
Perché, se per esempio diamo troppo spazio a certe energie, durante la giornata, andremo a creare il terreno fertile per il verificarsi di vere e proprie interferenze. Che possono farsi sentire, pure abbondantemente talvolta, anche nei rapporti sessuali.

Anche nelle relazioni e conversazioni più in generale, quindi, diamo spazio solo a quelle influenze con cui legarci può fare bene alla nostra esperienza di una sessualità sacra. A tutto il resto, semplicemente, chiudiamo la porta.

sessualità sacra

3) Sii tu a dettare la tua legge.

Anche nel sesso. E’ la stessa identica cosa che in qualsiasi altra relazione: gli altri, nel rapportarsi a te, si devono poter regolare in base a regole che TU rendi esplicite e comunichi chiaramente. Quando tu ti esprimi con chiarezza rispetto a ciò che gli altri possono permettersi con te oppure no; a ciò che ti agevola a godere ed espanderti e a ciò che invece ti disturba; a ciò che cerchi e vuoi e ciò che repelli e allontani, e loro imparano e mettono in atto, bene. Stai costruendo delle relazioni che possono funzionare anche come terreno fertile per la sessualità sacra.
Quando tentano di fregarsene, di passarti sopra o di cambiarti, invece, sappi che è una forma di violenza: sono persone da cui prendere le distanze.

Testa per un periodo questi consigli e fammi sapere come va la sessualità sacra

Ricapitolando: la sessualità sacra è un’esperienza di estasi, trascendenza dell’ego e unione cosmica. Ma, per verificarsi, ha bisogno di trovare un terreno fertile. Terreno fertile che si crea mettendo in atto questi 3 consigli che ti ho appena dato.

Prova a farlo per qualche giorno o settimana e vedi come cambia la tua sfera della sessualità e il tuo approccio a essa.
Poi, se ti va, condividilo nei commenti; sarà interessante per me che sono sempre curiosa, e sarà utile per tante altre donne che ci leggono.

Buon divertimento 🙂

Ilaria Cusano

Come gestire una relazione a distanza, di Manola Tegon

Relazioni a distanza: una sfida che capita a molte…

Quando parliamo di relazione a distanza, il primo pensiero va sicuramente a tutte quelle coppie che vivono in due luoghi fisicamente lontani. Senza accorgerci, però, che molto spesso viviamo relazioni a distanza anche quando viviamo sotto lo stesso tetto…

relazione a distanza

Ne è stata un’ennesima conferma anche il lockdown che siamo stati costretti a vivere. Tantissime coppie sono andate in crisi; improvvisamente si sono accorte che condividevano spazio e tempo con qualcuno che, nella migliore delle ipotesi, gli era indifferente; nella peggiore, hanno scoperto di avere accanto una persona insopportabile e con la quale non avevano (più) nulla da condividere.

Da Life Coach Spirituale che osserva sempre la realtà che ha intorno, perciò, credo che non ci sia tanto bisogno di consigli per gestire una relazione a distanza. Per il semplice fatto che è una delle relazioni più facili da gestire!

Una gran parte di noi, infatti, se ci pensi, è in grado di portare avanti esclusivamente relazioni a distanza.

La vera sfida è portare avanti relazioni di vicinanza

Il tantissimo tempo che abitualmente passiamo fuori casa; che sia per lavoro o per altri impegni, è un mettere una distanza.
Tutto quel tempo dedicato più ai figli che alla coppia; quell’usare ritrovarsi solo alla sera, per cenare insieme, oppure il sabato e la domenica.
In una società come la nostra, poi, dove si tende oramai a valorizzare a dismisura l’individuo, la realizzazione personale, spesso a discapito della condivisione con l’altro che viene proposto per lo più come una “minaccia”, come un limite alla nostra libertà. A volte ci si può sentire non solo giustificati, ma addirittura incoraggiati, a intrattenere una relazione di questo tipo. Relazioni fatte più di distanza che di vicinanza.

Le relazioni a distanza sono anche un po’ figlie del nostro tempo: dove la tecnologia ci aiuta si a raggiungere e conoscere anche persone lontane da noi ma che, per forza di cose, ci costringeranno a permanere in dei rapporti superficiali.
Come esseri umani, infatti, per interagire, non abbiamo solo bisogno della parola, che può essere mediata anche da una telefonata o da un messaggio. Abbiamo un bisogno vitale anche di comunicazione non verbale e, soprattutto, di contatto fisico.
Le video-chiamate fra amici o le web-call di lavoro degli ultimi mesi… non ti hanno esaurito, energeticamente? Ebbene, sappi che questo è successo perché il tuo cervello ha dovuto fare il doppio della fatica, per relazionarsi con l’altro.

La comunicazione virtuale, energeticamente, è una gran fatica per tutti noi

Costantemente mediati da uno schermo, al tuo cervello manca tutta la comunicazione non verbale, quando si interagisce virtualmente. Comunicazione non verbale che è indispensabile, per capire per esempio se una persona è sincera con noi o ci sta mentendo; se ci possiamo fidare oppure no; se sta parlando per paura o perché ci vuole veramente bene.

Riporta tutto questo in una relazione di coppia a distanza; che sia una distanza fisica o di altro tipo. E traine le tue conclusioni.
Avrai sempre una comunicazione non completa, qualcosa dell’altro che ti sfuggirà; e che non solo non ti permetterà di conoscerlo nel profondo, ma non permetterà nemmeno a te di esprimerti per quello che sei veramente. Perché ti mancherà quel tassello necessario per mettere le basi di un rapporto sano e di condivisione: la fiducia.

relazioni a distanza

Detto ciò, che in tutta responsabilità mi sentivo in dovere di trasmetterti, voglio darti anche una parola di incoraggiamento.

Di per sé, non esistono relazioni giuste o sbagliate a priori: sono tutte funzionali a uno scopo evolutivo che come persone dobbiamo raggiungere. Se stai vivendo una relazione a distanza, una ragione c’è; e viverla con questa consapevolezza ti permetterà comunque di viverla meglio, con la giusta leggerezza. Perché è cosi che va vissuta, per stare bene.
Diversamente, se cerchi profondità e spessore, ti consiglio di esprimerti in tal senso e costruire altro, per la tua vita; onde evitare una delusione forse evitabile, effettivamente… che ne dici?

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

E’ possibile innamorarsi di nuovo a 50 anni?

A 50 anni si ama in modo diverso

Il modo che si ha di amare a 50 anni è semplicemente diverso da tutto ciò che si conosce. Se ci pensi, è naturale:

  • hai avuto 20 anni e sai com’è amare a quell’età;
  • ne hai avuti 30 e hai conosciuto anche l’amore in quella fase;
  • poi hai avuto 40 anni e hai scoperto questo sentimento a 40 anni.
  • Ma 50 non li avevi avuti mai; non sai com’è amare a 50 anni.

innamorarsi a 50 anni

L’errore che si fa, spesso, è di vivere il presente continuando ad associarlo a esperienze del passato; o al contrario a proiettarlo nel futuro. “Quest’uomo mi ricorda quel ragazzo”, “La storia che sto vivendo ha tanto in comune con un’altra storia di tanti anni fa”, “Queste cose le ho già vissute”. Tutte associazioni mentali – punto. Non hanno niente a che fare con la realtà. Perché, nella realtà, ogni storia è unica; ognuno di noi muta di continuo; e non è oggettivamente possibile vivere una situazione identica a un’altra già vissuta.

Idem per il proiettarsi nel futuro. E’ umano e anche vitale avere dei sogni e degli obiettivi, qualcosa che si desidera ardentemente realizzare e condividere, anche in coppia. Ma scegliere una persona o dedicare tempo ed energie a una relazione solo in funzione dei nostri progetti, beh, non è amore, semplicemente. Stiamo vivendo altro. Che può andare benissimo, siamo libere di vivere tutto ciò che vogliamo; ma non confondiamolo con l’amore, altrimenti ne rimarremo deluse.

L’amore a 50 anni

Tra le mie clienti, tantissime sono cinquantenni che hanno bisogno e voglia di tornare ad aprirsi all’amore.
Naturalmente, sono tutte donne con una storia alle spalle, tanti vissuti, emozioni, esperienze; anche amarezze, sconfitte, dolori. Eppure hanno il desiderio di tornare a innamorarsi. Del proprio marito, di una persona nuova, di un progetto. L’importante è amare ancora; riscoprire l’amore, ritrovare la passione. Tutte ce la fanno. Alcune in un modo, altre in un altro, ma su questo ti voglio assolutamente rassicurare perché lo vedo con ampiezza di numeri e ho uno sguardo privilegiato: tutte ce la fanno.

Certo, riescono perché ci si dedicano; non è che “succede”. Niente “succede”. Tutto si genera perché desiderato, coltivato, sviluppato. Poi, tra quel che si genera, alcuni tasselli “succedono”. Ma, finché stai lì ad aspettare che la tua rinascita ti cada dal cielo tra le mani, allora no: niente accadrà, anzi, rischia pure di peggiorare…
Chiediti, quindi, quanto è importante per te e, se è importante, datti da fare: dedicatici, lavoraci, fai anche tu un percorso.

Cosa vedo, tra tutte le donne che, invece, hanno successo?
Vedo profondità, spessore, ricerca di qualcosa di chiaro e specifico; consapevolezza di tutto ciò da cui ci si vuole allontanare definitivamente. Poi vedo maturità: da un lato disillusione rispetto a tanti lati dell’amore romantico e alle idealizzazioni tipicamente giovanili; dall’altro, contemporaneamente, una maggiore capacità di godersi i piaceri della vita e le gioie dell’amore vero, concreto, umano, di questo pianeta.

Imparo tanto anch’io, da queste donne… Vederle attraversare il processo di auto-trasformazione permette anche a me di salvarmi dal romanticismo e dall’idealizzazione tipicamente giovanili… Per fortuna anch’io sono quasi ai 40!
Ma sì, perché si tende a edulcorare troppo l’amore in gioventù, mentre secondo me quello tra adulti ha tanti aspetti decisamente preferibili. Esempio banalissimo che però molti tendono a dimenticare: da giovani ci si può veramente dilaniare e distruggere, per amore. Più si cresce e più la lucidità e un certo pragmatismo prendono il sopravvento, donandoci un’ironia che da giovani ci sognavamo!

Il sesso a 50 anni

Occupandomi molto di Sex Coaching, con le donne di 50 anni, voglio dedicare una parte di questo articolo proprio alla sfera sessuale. Perché spesso il nocciolo del problema è lì.

Tante persone, cogli anni, sviluppano delle difficoltà sessuali; a volte senza neppure accorgersene.
Può essere che il modo di eccitarsi cambi e non capiscano come riallinearsi col nuovo equilibrio. Oppure, dentro maturano nuovi sogni erotici e fantasie sessuali e non hanno le competenze comunicative necessarie per condividerli. O il corpo: può iniziare a rispondere in modo diverso agli stimoli che riceve dall’esterno. In tutti i casi, viene a crearsi un ostacolo tra sé e il piacere.

Non riuscendo a fare (una piena) esperienza del piacere, e quindi anche del senso di fusione e unione che porta, anche l’amore dà l’impressione di diventare più lontano, inaccessibile. Perché ricordiamocelo sempre: l’amore viene dal piacere e l’esperienza dell’amore terreno ha come base la sessualità.
Per questo, partire da questa sfera è estremamente fruttuoso, per tornare ad aprirsi all’amore.

innamorarsi a 50 anni

Oggi farò l’ultima sessione con una mia cliente che ha fatto un percorso durato un anno. Una cinquantenne separata in casa, perché la situazione economica non le permette di prendersi un appartamento proprio. Con l’ex marito malato e due figli adolescenti ancora dipendenti da lei. Una sognatrice idealista a cui sembrava di aver avuto tutti i sogni infranti, di essere ormai senza speranza.
Beh, dopo aver attratto una quantità di uomini da sbellicarsi dalle risate, in questo periodo, ne ha scelto uno, per amante: uno Spagnolo che lavora per parte dell’anno vicino casa sua, in Italia, bellissimo, ricco, realizzato, gentile e onesto. Le sembra una fiaba? No. Però ha ricominciato a fare l’amore regolarmente, a essere toccata, a godere e a sentirsi donna. Non finisce mai di ringraziarmi.
La maggior parte del merito, però, è suo 🙂

Ilaria Cusano

Avere un figlio: quando arriva il momento giusto? – di Manola Tegon

Come riconoscere il momento giusto per fare un figlio?

E’ una delle domande che, prima o poi, credo tutti si siano posti, nell’arco della vita… E a cui nessuno è mai stato in grado di dare una risposta, però 😀 Per lo meno una risposta certa, convincente una volta per tutte.

Ognuno troverà dei validissimi motivi per dire che il momento giusto non arriva mai; o che è meglio fare i figli da giovani, perché si è più forti e vitali, si ha più voglia di giocare, si cresce di più insieme a loro.
Idem per affermare l’esatto opposto, però: è meglio fare i figli da adulti, invece, dopo aver realizzato se stessi, per esempio nel lavoro, dopo aver conquistato delle sicurezze economiche, per poter offrire loro delle basi stabili, una vita serena.

momento giusto per avere un figlio

Personalmente, vedo che un figlio arriva sempre nel momento giusto, che lo si voglia ammettere oppure no.

E’ giusto il momento che corona il sogno di una coppia solida e felice. Ma è giusto anche quando arriva per mettere in crisi un rapporto che da tempo non funziona. Com’è giusto, e bello, quando giunge senza nessuna programmazione. Ma lo è allo stesso modo quando si conosce esattamente il momento in cui è stato concepito.

Avere dei figli si inserisce nei cicli della vita

Il punto è questo: si capisce che un figlio è giunto nel momento perfetto solo dopo tanto tempo dal suo arrivo… E, probabilmente, sempre dopo anni se ne capisce il disegno più ampio di cui fa parte… Disegno di cui, tra l’altro, moltissimi neppure parlano quasi mai… Io li vedo, invece, questi disegni; da quando ho cominciato a lavorare come Life Coach Spirituale sempre meglio…

A priori, infatti, non sarà mai possibile farlo nel momento giusto, perché troveremo sempre qualcosa che non va: il lavoro precario, l’ultimo viaggio in giro per il mondo che desideriamo tanto, la casa grande da acquistare, l’auto da cambiare…
Se c’è una cosa che porta l’arrivo di un figlio è proprio la capacità di scombinare ogni piano, di mettere in discussione ciò che fino a quel momento si era pensato, a volte anche costruito. Ci costringe a una continua apertura all’imprevedibile, nel bene e nel male. E, solo se si rimane “aperti”, si sarà capaci di accogliere una nuova anima, nonostante il lavoro precario; si imparerà a programmare i viaggi in maniera diversa, a riorganizzare gli spazi anche in una casa piccola, e via dicendo.

La domanda da cui nasce questo articolo, infatti, è figlia del preciso tempo che stiamo vivendo. Un tempo che vorrebbe sempre dare una spiegazione quasi scientifica a tutto ciò che accade. Che ha l’esigenza di collocare ogni evento della vita in “tabelle di marcia” ben definite e organizzate. Quando invece, a volte, la vita è fatta di improvvisazione. E proprio dall’improvvisazione nascono le cose più belle.

La nascita di una nuova vita continua a rimanere avvolta in un mistero insondabile, per tanti versi… Perché non sempre, quando è tutto “biologicamente in ordine e perfetto”, un figlio arriva. Così come, a volte, la vita “capita”; anche quando si erano prese tutte le precauzioni possibili…

La vita succede. Ha successo sempre, lei, vince sempre… grazie a Dio

Quando penso a tutto questo sorrido 🙂 Perché riteniamo di essere una generazione che vive in una società di emancipati, rispetto a quelle dei secoli passati. Ma in verità siamo sempre imbrigliati in schemi mentali. Diversi, ma sempre schemi, gabbie, limitazioni. Dove addirittura qualcun altro dovrebbe dirci quando è il momento giusto anche per fare un figlio! Che senso ha, se ti fermi a pensarci?

Nemmeno io ho una risposta certa su quale sia il momento giusto. L’unico consiglio che mi sento di darti è di tenere sempre uno spazio aperto, dentro di te, per l’imprevisto. Sia esso un figlio o qualsiasi altra esperienza che per te rappresenti un moto di vita.

avere un figlio momento giusto

E concludo con queste parole tratte da un bellissimo libro che ti suggerisco vivamente di leggere, di M. Sandel, “Contro la Perfezione”.

In un mondo sociale che apprezza padronanza e controllo, essere genitori è una scuola di umiltà. Essere chiamati a curarci dei figli senza poterli scegliere secondo i nostri gusti ci insegna a essere aperti al non cercato, ci invita ad accettare l’inatteso, a convivere con le dissonanze, a tenere a bada l’impulso del controllo.

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Endometriosi, perché è ancora un tabù?

Endometriosi, ciclo mestruale, infertilità, etc. Tutti i tabù della femminilità repressa

L’endometriosi è solo uno dei tanti tabù sulla femminilità. Ma tutti rientrano in un unico contenitore gigante: quello in cui stanno le mille cose che noi donne non dovremmo dire, fare e nemmeno pensare.
L’incidenza delle malattie e dei disturbi della tiroide e dell’apparato genitale e riproduttivo, tra le donne, è così tanto alta e generalizzata perché altrettanto alta e generalizzata è quella di certi atteggiamenti, comportamenti e, a monte, credenze.

endometriosi

Finché le donne non si concederanno la libertà di essere chi sono veramente, e di portarlo in giro con forza, irremovibilità e fierezza, questi malanni continueranno a fare il loro lavoro. Ossia, portare determinati messaggi, a delle persone e a una società intera.
Questo cambiamento salutare dovrà avvenire nella sfera sessuale, anzitutto, e di conseguenza anche in quella spirituale (la connessione con Madre Terra è una sola), familiare (coppia e famiglia) e genitoriale (essere o non essere genitori).

Credenze della femminilità repressa

È più bello se è lui a fare il primo passo.
Certe cose non si fanno, non sono femminili.
È la donna che accoglie, che crea lo spazio, che comprende, accetta e nutre.
Non posso fare tutto il sesso di cui ho bisogno e che desidero.
Il sesso non è una necessità primaria, per le donne; ne possiamo fare a meno, sono gli uomini ad averne assolutamente bisogno.
I partner non si scelgono in base al sesso, non è la cosa più importante.
Una donna si realizza al cento per cento solo quando diventa mamma. E, se non lo diventa, resta sempre una donna a metà.

Tutte cazzate.
Minchiate mega-galattiche di cui ci ha riempito la testa una società profondamente maschilista. A quale scopo? Per tenerci schiave.

Rileggile una a una e riflettici: non sono esattamente i pensieri che dovrebbe avere una donna (già schiava di una società di uomini), per poter accettare la follia di rimanere tale a vita?
È evidente.

Il corpo ti dice chi sei e dove devi andare

L’apparato genitale e riproduttivo ci parlano di piacere e fertilità – che hanno pochissimo a che vedere col fare figli. La tiroide, invece, riguarda l’esprimersi, la creatività.
Così a intuito, non ti fa venire in mente niente, sulle donne?

Quando la donna la smetterà di adeguarsi, di adattarsi, di voler andar bene al mondo, di voler piacere a tutti i costi, allora inizierà a piacere a se stessa, a provare piacere, a godersi di più la vita e, di conseguenza, anche a essere più creativa e produttiva.
Il che le darà risultati più soddisfacenti nelle relazioni, sul lavoro e nella vita sociale; farà, a sua volta, alzare la sua autostima e in questo modo, con naturalezza, diventerà ancora più consapevole del proprio valore e potere personale. In un circolo virtuoso che però, al momento, è bloccatissimo, in più punti.

Figuriamoci che viviamo in un mondo in cui la stragrande maggioranza delle donne non sa quasi niente

  • della propria vita intima – e quindi profonda;
  • del rapporto tra il proprio corpo e Madre Natura;
  • né tanto meno sente qual è il proprio piacere e cosa deve fare per procurarselo, farlo crescere e durare.

endometriosi

Tutte bloccate nella mente: sensi di colpa e vergogna assurdi; inadeguatezza e insicurezza esagerate; mille fissazioni sul fatto che, per “andare bene” (ma a chi? a cosa?), bisogna essere perfette. Ma quando mai!
Questo è essere donne a metà, altro che figli o non figli. Questa è femminilità repressa.

Allora, invece di sprecare tanta energia a parlar male degli uomini o a cercar di piacere agli uomini, non è meglio che ci facciamo un costante e onesto esame di coscienza e che iniziamo a occuparci di noi stesse e basta? Ché è ora e ne abbiamo un bisogno immenso.

Pensa liberamente. Dì quello che senti, vuoi e credi. Fai quello che ti pare e ti fa stare bene – nient’altro. Tutta la tua vita, oltre al tuo corpo, tornerà sana.

Ilaria Cusano 

Ecco qualche corso online che può aiutarti in questa trasformazione

    1. “15 Tecniche Sessuali”. Per stimolare, risvegliare, potenziare e consolidare l’unica sorgente dell’amore: il piacere.
    2. “Il Corpo Illuminato”. Per illuminarti di luce fin nelle membra. Farla splendere tanto da permeare viso e forma, postura e immagine. Riscoprire il piacere e ritrovare la passione.
    3. “Come migliorare la vita sessuale e ritrovare la passione con il proprio partner”. Per scoprire come aumentare la gioia e il piacere della tua vita e rendere la tua vita sessuale più appagante. Capirai anche come trovare il partner giusto, smettendo definitivamente di accogliere i partner sbagliati.

Mandala, significato e come si usano

I mandala e la loro utilità per il focus

I mandala sono tanti. Sia per strutturazione sia per modalità di utilizzo, ce ne sono di diversi tipi. In questo articolo ne approfondiremo solo uno; penso sia quello che può servire di più alla mia community.

Se mi segui già da tempo, è probabile che tu sia una donna creativa e ispirata ma con una difficoltà a tenersi sul pezzo. A concentrare le energie su poche attività, a porsi degli obiettivi a breve, medio e lungo termine, a tenere un’agenda. In pratica, a portare avanti piccoli step nel tempo con costanza e metodicità. Per questo spiegherò solo uno dei possibili usi dei mandala: quello per la produttività.

Lo vedo ogni giorno con le donne che si iscrivono alla mia Scuola Professionale di Life Coaching Spirituale: molta ispirazione e difficoltà con la produttività.

Attenzione: produttività non è solo fatturare, non è una questione meramente materiale. Produttività è anche dare un senso alla nostra vita, lasciare un segno col nostro passaggio su questa terra, creare qualcosa che renda il mondo migliore per coloro che ci vivranno dopo di noi. Perdere l’opportunità di fare questo rende la vita davvero triste e insignificante; rendersi utile è fondamentale, per avere una percezione del proprio valore reale.
Mettiamoci subito al lavoro, quindi!

mandala

Mandala: cosa sono e come scegliere quello giusto

Ti anticipo che si tratterà di utilizzarli per farci delle meditazioni. Approfondirò il metodo nel paragrafo successivo, ora vediamo come scegliere il mandala giusto per te.

I mandala utili per migliorare focus e produttività sono quelli

  • di tipo geometrico, senza persone, divinità, animali e piante;
  • con immagini complesse, non troppo semplici nelle forme;
  • e con tante sfumature di colore.

Perché?

Le figure antropomorfe, le divinità, gli animali e le piante tendono a riportare la nostra mente a elementi umani ed emotivi, che hanno un’intensità e un “calore” che nel nostro caso non solo non ci servono ma rischiano di risultarci controproducenti. Quando si è molto ispirate e creative ma poco focalizzate e produttive, occorre un’energia che rinfreschi, che porti più freschezza e freddezza – non che faccia ulteriormente emozionare e intenerire. Altrimenti si ottiene il risultato opposto: si alimenta ciò che ci sta già mettendo i bastoni tra le ruote.
Le forme geometriche, nella loro bellezza elegante e lineare, sono esattamente ciò che fa al caso nostro.

Meglio le immagini complesse, poi, per dar modo all’occhio interiore di abituarsi a notare i dettagli, a focalizzare lo sguardo su piccoli passaggi che sfuggono a uno sguardo approssimativo o distratto. Più la vista impara a riconoscere le sottigliezze, più ci avviciniamo al nostro obiettivo.

Le sfumature di colore, infine, concorrono a uno scopo simile ma passando attraverso un tipo di stimolazione diversa: tramite il colore oltre che la forma.

Scegli il mandala che ti attira di più, come vibrazione. Usa il tuo personale senso della bellezza: quando senti che ti ipnotizza, che ti affascina, hai trovato quello giusto per te.

Come usare il mandala per meditare

Essendo che, nel nostro caso specifico, si tratta di meditazioni il cui scopo è migliorare concentrazione, focus e produttività, anche il metodo sarà coerente con questo obiettivo.

Anzitutto, stampa e plastifica il tuo mandala. Scegli un file in alta definizione e portalo in un posto dove possano stampartelo in un formato grande almeno il doppio di un A4. Chiedi di plastificartelo. A meno che tu non voglia farci addirittura un quadro, con la cornice e tutto (io per alcuni l’ho fatto), plastificarlo è la cosa migliore. Ti permette di dargli un po’ di spessore e rigidità, per poterlo appoggiare senza che si muova di continuo o addirittura voli via.
Questa preparazione è fondamentale perché dovrai portare avanti la meditazione almeno per 40 giorni di seguito; devi poter stare comoda, per riuscire a durare.

Per la meditazione vera e propria, mettilo davanti a te, a circa un metro o poco più e all’altezza del tuo sguardo, da seduta. Fai la prova: siediti in posizione da meditazione nel luogo che hai scelto, vedi cosa hai intorno all’altezza del tuo sguardo, cosa puoi usare. Se c’è qualche tipo di piano effettivamente utilizzabile (una libreria, una seggiola), ok; altrimenti rimedia qualcosa. Anche una pila di libri appoggiati al muro va bene, se puoi lasciarla lì per almeno 40 giorni. Ti ripeto: perché tu riesca a durare, devi predisporti una circostanza che ti risulti abbastanza comoda. Diversamente, mollerai – o sarai continuamente tentata di farlo.

mandala

Una volta predisposto tutto, ogni giorno ti prendi venti minuti per sederti lì davanti al tuo mandala, semplicemente a contemplarlo. Niente musica, solo il tuo sguardo e la vibrazione del mandala.
Prosegui per almeno 40 giorni. Strada facendo, fai caso a cosa succede alla tua capacità di concentrarti, focalizzarti ed essere produttiva.
Se ti va di condividere la tua esperienza nei commenti, sei la benvenuta 🙂

Ilaria Cusano

PS. Consiglio vivamente, a tutte coloro che stanno facendo la Scuola Professionale di Life Coaching Spirituale, di utilizzare questa tecnica. Può sembrare un altro impegno da portare avanti, ma ti assicuro che essere (o non essere) produttiva non è mai veramente una questione di tempo. Possiamo usare la metà del tempo in maniera più efficace, e saremo più produttive. E’ una questione di mente, di come la gestiamo e di come ne sfruttiamo (o no) le potenzialità.