Alternative sane alla pornografia: quali sono?, di Luca Ferretto

La mentalità (da cambiare) che sta sotto l’attrazione per la pornografia

Qualche settimana fa ero alla più grande fiera d’Italia della moto, l’EICMA di Milano.
Anche se tu facessi il prete di lavoro, non potresti non sentirti ubriaco dopo una sola ora tra gli stand, tutti pieni di moto e pupe da capogiro.
Era pieno di queste giovanissime ragazze con le tette, il culo, le labbra, gli zigomi, forse anche le orecchie: tutto rifatto.
Non riuscivo a capire quanto contasse, per quella marea di uomini, fare la fila per farsi una foto con queste bambole di latex obbligate a rimanere sorridenti per ore, in posizioni scomodissime da pin-up, sopra le selle, culo in fuori e tette sporgenti. Tette enormi, nella maggior parte dei casi, gonfie come palloni.

Ma a me incuriosivano gli uomini.
Si fotografavano con più fiche possibili: ma a che scopo?
Quasi come bambini lasciati liberi in una pasticceria. Forse immagazzinavano immagini per masturbarsi, da usare all’occorrenza?
Sarebbero riusciti a ricordare la sensazione o il calore di quella donna che tenevano timidamente vicina, come chierichetti con la maestra bella?

Esistono davvero uomini che decidono di vivere una vita sessuale così, scopando le loro foto?

alternative sane alla pornografia

La pornografia non ti darà mai la soddisfazione sessuale

Mi sentivo sconsolato. Per aver visto non solo decine di donne-oggetto, ma migliaia di uomini orientati a un piacere così infimo.
Ora, non farai mai godere una donna se la consideri una bambola, perché la scoperai come se fosse una bambola e le bambole non godono – a meno che non abbiamo un cd all’interno con le urla registrate.
Come se mettessimo il rumore registrato di una harley a un triciclo. Ma dai!

Sapranno mai quegli uomini, mi chiedevo, cosa significa penetrare una vera donna, farla godere? Devono per forza usare (e sottolineo usare) delle bambole? O forse è perché quelle bambole sono gratis e questo li fa sentire meno invidiosi di chi le può spogliare e scopare veramente?

Io non mi farei mai una foto con la ragazza di un altro. Con una che si scopa un altro. E’come il porno: guardi due che si divertono in barba a te.
Mi chiedo: ma tu, donna, gliele dici queste cose ai tuoi uomini? Perché io li ho visti, coi cuoricini negli occhi, abbracciati a delle ragazzine gonfie come palloni. E tu? Quando fai sesso con questi qui, pensi che nella prossima vita avrai la rivincita?
Quanto ci vuole a dire a questi post-adolescenti che è tempo di imparare a far godere te, donna vera?

La prima alternativa deve essere una mentalità sessuale alternativa

Non capisco da cosa sia eccitata tutta questa gente.
A me non eccitano degli oggetti; a me eccitano il calore, la pulsazione, la vibrazione, l’anima di una donna.
Per questo ho voglia di farle godere: per nutrirmi del loro piacere.
Questi motociclisti di cosa si nutrivano? Che piacere si immaginavano di dare a queste donne?
Quando sentivo il motociclista rombare come un pazzo pensavo che avesse dei problemi sessuali. Pensavo che solo che uno tanto infelice poteva provare soddisfazione nel far sentire a tutto il quartiere quanto potente era la sua moto.
Io, onestamente, preferisco essere potente in un altro modo.
Scelte.

A un certo punto mi sono chiesto: cosa succederebbe se a questi qui togliessero il rumore delle loro moto?
Cosa rimarrebbe del loro strascico di mascolinità?
Tutta quella finzione e quell’esibizione di testosterone buttato al vento, voglio dire, non li fa sentire dei coglioni?
Poi me ne sono andato
Ho costeggiato gli stand, ho camminato per un po’ fino quasi all’uscita del capannone finché, eccolo!! un rombo pazzesco!! Sordo, profondo, il rumore perfetto!
C’era una moto diversa: era elettrica.
Ora, per chi non è un motociclista forse non fa tanta differenza il rumore, basta che corra. E la moto elettrica è potente. Ma il mondo della moto è in ansia vera, per l’avvento delle moto elettriche; sai perché? Perché non fanno rumore 😀

Come faranno a sgasarmi davanti casa per dirmi quanto (non) sono sessualmente potenti? 😀
Non urlano, non rombano, non ringhiano – silenziosissime.
Come una nonna con le pattine 😀

Mentre tu immagini come usare la donna-oggetto…

Subito ho cercato il nome di questa azienda commercialmente geniale, che esponeva questo portento di moto simulata come un
orgasmo simulato. Sai come si chiama? “Emula”.
Un nome straordinario che dice tutto della falsità in cui viviamo – e vivremo per sempre, se non facciamo qualcosa.
Questa azienda ha creato un dispositivo in grado di riprodurre artificialmente il suono della moto a cilindri, sebbene quella moto di fatto fosse muta. Praticamente, come se uno con la moto elettrica girasse con lo stereo dove ha registrato il rumore della moto di un altro (a benzina). Abbastanza simile al porno.

alternative sane alla pornografia

Al peggior porno, quello dove le donne non godono, non si bagnano e fingono. Dove si vede benissimo che fingono.
E tutti quegli uomini che ci si masturbano non danno nessuna importanza all’assoluta mancanza di eccitazione di quelle donne: basta che si muovano in coordinazione perfetta con la loro mano.
Io, se guardassi un film porno ora, immaginerei di far godere lei; mi farebbe incazzare sapere che finge. Ecco, ho l’impressione che alla maggioranza di questi uomini non sia mai interessato veramente se le loro donne godono o no; o forse, penso, sono addirittura convinti che godano perché glielo hanno detto loro.
Ma non è così.

Le donne non godono perché hanno le labbra rifatte o le tette di plastica; godono perché si lasciano andare, si fanno penetrare e hanno imparato a godere. Non c’è niente di più eccitante di una donna vera a suo agio col proprio corpo.
Ed è la prima cosa che dovremmo farci dire dalle donne, invece di cercare quelle che fingono, brevettate per farlo – perché sanno che ci piace.
Dovremmo farci dire se sappiamo farle godere, invece di desiderare donne robot con la voce registrata… invece di andare in giro a sgasare con la moto facendo vedere quello che non siamo.
Cerchiamo essere onesti: cominciamo a chiederci se facciamo veramente bene l’amore.

Luca Ferretto, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Sex Coaching di Ilaria, in particolare quelli rivolti agli uomini

Pornodipendenza, le cause più comuni, di Luca Ferretto

Le cause più comuni della dipendenza da porno

Si è sempre fatto un discorso psicologico o moralista sulle cause della dipendenza dal porno, ma non credo si sia mai posto l’accento sul “tormento” del pornofilo. Secondo me, invece, è questo “tormento” il vero vincolo che impedisce al fruitore di porno di uscire dal tunnel in cui si è andato a incastrare.
Perché siamo precisi: una cosa è “innamorarsi” del porno, appassionarcisi come ci si può appassionare a qualsiasi cosa, un’altra è sprofondarci dentro e non riuscire a uscirne più.

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Dipendenza da porno: un mix di mamme, viltà e pigrizia

Gli uomini si avvicinano al porno per pigrizia.
Non c’entrano niente la lussuria, l’ingordigia, come molti erroneamente credono. E’ solo una questione di vigliaccheria.
Il mondo è là fuori, è bellissimo ma anche duro, e tu preferisci far vedere quanto sei “duro” al monitor del tuo PC. Farlo vedere a chi, poi, non si sa…

Sono ancora convinto che la tua mamma abbia tante responsabilità in questo, perché non ti ha spinto mai fuori dalle tue zone di comfort e così non hai maturato dei veri motivi per abbandonare il tuo ciuccio, per buttarti in una sfida. (La sfida che, da che mondo è mondo, ha reso gli uomini tali) Il porno è questo: è un ciuccio.
In ogni caso, però, un certo punto ti accorgi che vuoi uscirne, no? Ma non ce la fai. Questo è il vincolo maledetto.

Cos’è che ti tormenta? Qual è la causa di questo tormento?
È una sola: la totale mancanza di qualità nella tua vita sessuale.

Guardati di più attorno. Osserva. Quanta qualità c’è nel modo in cui mangi, in cui cammini, in cui parli e anche in cui fai l’amore? Quanta “spazzatura” c’è, nella tua vita, oltre al porno? La vita sessuale è l’alfa e l’omega di tutto il resto: è la radice da cui tutto si genera e a cui tutto torna. Ok.
Ma, in generale, è la lenta rinuncia alla qualità che ti porta nella dipendenza, che un po’ alla volta ti convince ad arrenderti, a lasciar stare. Sotto, regna silenziosa una totale mancanza di autostima.

Per uscire dal porno, smettila di mollare e inizia a crederci

Per questo motivo, un coach di fatto è un allenatore di autostima: perché è l’autostima che spinge fuori da qualsiasi zona di comfort. E’ l’autostima, il crederci all’inizio quanto basta ma poi tanto e poi anche forte, che ti fa smettere vedere solo cosa rischi, cosa puoi perderci o soffrirne, e ti fa vedere anche e sempre di più cosa puoi vincere, cosa puoi guadagnarci, quante figate ti aspettano!

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Nella zona di comfort, davanti al PC, con il tuo bel ciuccetto in bocca, sei solo e questo alimenta solamente la tua disistima.
Sempre di più ti scava un fosso attorno. Soltanto l’incontro con una donna vera può farti sentire l’uomo che sei. Ma quella donna è sempre, sempre! fuori dalla tua zona di comfort. E ci resta anche dopo che l’hai conquistata una volta… altroché se ci resta!

Non è mai tua mamma.
Io definisco la zona di comfort in questo modo: prendi la vita, togli tutto il divertimento, e quello che ti rimane è la tua zona di comfort.
Il mondo è immenso. Il porno invece ti sibila all’orecchio che non vali un cazzo, che non ne avrai mai, che non fa per te.
Invece il godimento è molto più vicino di quanto credi. Ma devi smetterla una volta per tutte di rovistare nella spazzatura e di berti litri di vino in scatola. Lo sai quanto la qualità può farti sentire potente? Perché sai, quello che rende potente te non è mai mai! quello che ti ha detto tua madre!
E, se non ci ha pensato tuo padre a suggerirtelo, lo devi scoprire tu. Adesso. Non rimandare, perché questo rimandare è proprio la debolezza di cui il porno si ciba: vigliaccheria, pigrizia e invidia.

Luca Ferretto, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Sex Coaching di Ilaria, in particolare quelli rivolti agli uomini

Ma gli uomini (e le donne) sono tutti uguali?, di Manola Tegon

Uomini tutti uguali, donne tutte uguali: pregiudizi o verità?

Almeno una volta nella vita non solo ti sei posto questa domanda, ma te la sei ripetuta come affermazione, rassegnato a quella che ti appariva una vera e propria evidenza: nella tua vita capitano sempre gli stessi uomini – o donne.

uomini tutti uguali

Continui a incappare nella stessa tipologia di persone, che ti portano inesorabilmente al fallimento della tua relazione.
E magari, sotto sotto, sei stato attratto da questo articolo proprio perché desideri che, in qualche modo, io confermi questa tua tesi, dandoti l’ennesimo motivo per lamentarti della tua “sfiga”. O invece perché, al contrario, desideri che ti dia una chiave di lettura per smontare la tua teoria.

Inizierò dicendoti che hai ragione: gli uomini sono davvero tutti uguali. Ma va precisato che la frase è incompleta, manca di un pezzetto: gli uomini che capitano nella tua vita sono tutti uguali. Fastidioso eh? 😀
Già… Un’altra scomoda verità da accettare, ma necessaria per poter vedere la questione in maniera diversa, e soprattutto funzionale alla nostra evoluzione di Anime.

Continuiamo ad attrarre un certo tipo di persone

Tralasciamo il fatto che ormai è noto a tutti che gli uomini hanno delle caratteristiche biologiche, fisiche e ormonali che fanno sì che mettano in atto comportamenti che riconosciamo come “maschili” e che, quindi, li accomunano tanto quanto li differenziano invece dall’agire “tipicamente” femminile. C’è un motivo diverso per cui, nella nostra vita, capitano sempre gli stessi uomini. Almeno fino a un certo punto.

Attiriamo di continuo la stessa tipologia di persona perché noi per primi non abbiamo ancora cambiato nulla di noi stessi; ci portiamo dietro le stesse ferite di anni fa.
Avrai sentito dire che non abbiamo il potere di cambiare gli altri, ma solo di agire su noi stessi. Una frase che suona tanto banale perché è semplicemente vera – spesso la verità è semplice e banale… e per questo scomoda.
Ti dirò di più: tanto più ci ostiniamo a non voler cambiare nulla di noi, tanto più attireremo persone simili, se non addirittura identiche, ai nostri partner precedenti. Potrà persino capitare che all’inizio ci sembreranno totalmente diversi, ma poi già solo dopo qualche mese mostreranno la loro vera natura.

uomini tutti uguali

Cosa fare allora?
Rassegnarsi a stare in relazioni con persone che non ci appagano, fare voto di solitudine o pensare di riuscire a cambiare, in qualche modo?

Di seguito alcuni consigli su come uscire da questo empasse

Fermati e rifletti su quali tipologie di persone attiri costantemente nella tua vita

Per esempio: tendi ad attrarre partner che hanno sempre bisogno di aiuto e che quindi ti fanno sentire utile, magari, inizialmente, ma poi usato e sfruttato? In questo caso, forse, c’è la necessità di soddisfare un tuo bisogno che andrebbe compreso e probabilmente ridimensionato. Chi tende ad attirare sempre lo stesso partner spesso passa da una relazione all’altra senza darsi dei momenti di pausa in cui stare da solo.
Lo so, stare da soli non è mai così piacevole, ma è una delle poche dimensioni in cui davvero possiamo capire cosa desideriamo da un partner. Capire che possiamo stare bene anche da soli, e che una nuova persona nella nostra vita deve arricchirla, portarci piacere e non un costante senso di frustrazione, inadeguatezza o privazione.

Hai bisogno di sentire che sai gestire certe dinamiche, anche se negative?

Si è attratti sempre dalle stesse tipologie di partner perché è difficile uscire dalla propria zona di comfort. A volte mettiamo in atto comportamenti paradossali, per cui preferiamo vivere relazioni in cui stiamo male, o comunque non così bene, perché almeno ne conosciamo le dinamiche, in qualche modo le sappiamo gestire.
Una relazione con una persona completamente diversa spaventa, perché dalla felicità, dallo star bene, in profondità siamo spaventati più che dall’infelicità, dallo stare male… Perché ci siamo meno abituati, purtroppo… Spesso conosciamo molto meno lo stare bene che lo stare male (che amara verità!), e temiamo che prima o poi possa finire, che non sia possibile che duri.
Ma l’Amore, quello che fa evolvere, spesso si nasconde dietro a ciò che ci è sconosciuto.

La paura

La maggior parte delle volte, è la paura che ci costringe a rivivere rapporti con partner sempre simili: la paura di cambiare, di dover vivere una situazione che non conosciamo, la paura di essere felici per davvero, che sia troppo per noi, e che una relazione sana e appagante con una persona di valore noi non siamo in grado di sostenerla. O magari che non ce la meritiamo nemmeno.

Ti accorgerai che qualcosa nella tua vita è cambiato quando arriverà una persona davvero diversa. Questo ti farà taaanta paura, tanto da desiderare (e forse anche attirare nuovamente) un partner come quelli del passato. Ma, come recita una frase a me cara, c’è un solo modo per affrontare la paura:

Fa’ ciò che temi e la morte della paura è certa

E’ esattamente ciò che ti suggerisco di fare, per meritarti un uomo (o una donna) diversi 🙂

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Pornodipendenza e mascolinità, di Luca Ferretto

Lettera ai tuoi fans… Pornodipendenti? Sì, dalla mammina

Direi che ciò che più limita la virilità maschile, in tutti gli uomini, la causa ultima, è il ruolo disarmante che ancora svolge la “mammina” nelle loro vite.
Me ne accorgo con evidenza quando tentano in tutti i modi di contattare la mia compagna per farsi seguire in un percorso di Sex Coaching, ma solo ed esclusivamente da lei – mi raccomando, non sia mai, sono così speciali!!

Non sto parlando solamente dei furbi che pensano che Ilaria sia un surrogato sessuale gratuito, ma anche di quei poveretti che credono che solo una donna saprebbe comprendere i loro delicatissimi problemi con il sesso.
In altre parole, per farla breve, se hanno cazzi che non diventano duri, o se non riescono a trovarsi una donna decente, hanno ancora bisogno della mamma Ilaria che dica loro come fare.

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Problemi sessuali degli uomini

Quando i problemi sessuali derivano da traumi infantili, essi si manifestano sotto forma di terrore o perversione del desiderio. A chi è stato sessualmente traumatizzato il sesso non viene più naturale; risulta faticoso, soverchiante, schiacciante.
Però c’è una marea di uomini che traumi seri non ne ha mai avuti ma che, sessualmente, sono dei falliti. Allora chiamano Ilaria a tutte le ore del giorno e della notte sfruttando qualunque numero o indirizzo a loro disposizione, sperando che lei prima o dopo risponda.
Alcuni lo fanno anche per innumerevoli volte. Uno provò per tutta la notte, una volta. Chiamano soprattutto di notte, e di domenica.
Mi sono chiesto perché, e mi sono anche sentito in dovere di chiedere scusa in generale alle donne, se il nostro genere maschile ospita uomini di cotanto livello.
Immagino che siano migliaia, forse milioni…

In questo gruppo ci sono quelli che si ostinano a ribadire che è arrivato il momento di pretendere le donne con la D maiuscola. Che poi sarebbero le innumerevoli versioni della loro “mamma perfetta”, in tutte le salse. La loro mamma sempre lì a disposizione, per scusarli, capirli, incoraggiarli, coccolarli, proteggerli.
Ma veramente ci sono così tanti uomini a questo punto?

Oggi parliamo moto di stalking (giustamente, per carità), ma non ci siamo resi ancora conto della generale disfatta del maschile di fronte ai suoi sensi, alla sua natura e alle donne. Un fenomeno che sta a monte, molto prima dello stalking.
Insomma, dopo dieci anni di ubriacatura da viagra e porno, presto saremo invasi da un maschile impotente, sterile, pornodipendente… e violento.
Sempre più violento!

Differenze tra uomini e donne? Per me no

Il fatto è questo: non è una questione di ruoli.
Non si può più definire la differenza sessuale in termini di ruoli. Mano a mano che il mondo diventa sempre più intellettuale, non è più la forza fisica a determinare la divisione del lavoro.
Oggi il maschile e il femminile sono riconoscibili esclusivamente come una differenza fisica.
E solo così vanno vissuti. Il resto è superato: quello verso cui dobbiamo tornare è il nostro corpo.

Solo nel sesso oggi possiamo ancora continuare ad affermare la differenza. Lì siamo tenuti a farlo.
Una donna sente biologicamente il bisogno di essere penetrata e si bagna perché ciò avvenga; un uomo ha un pene che è progettato per indurirsi, rimanere duro e penetrare.
A meno che non ci siano a monte traumi che generino il terrore del sesso, il disagio sessuale di un uomo è un disagio solamente con la propria mascolinità, le donne non c’entrano nulla. E va risolto cambiando lo sguardo maschile sul maschile stesso.
Viceversa per le donne.

Consulenza sessuale

Questi uomini che la pensano diversamente e che chiedono la consulenza sessuale esclusivamente a una donna somigliano a un pilota amatoriale che, per riparare il suo piccolo aereo, chiedesse aiuto a un amico ingegnere edile.
La sessualità degli uomini è complessa e misteriosa come quella delle donne. Né più né meno.
E’ misteriosa perché ci sono forze senza tempo che agiscono dentro ognuno di noi. Per poterla esplorare ci vuole una vita di assiduo contatto con se stessi. Da uomo a uomo.

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“Masculine”, by Björn Bechstein

Come può una donna sapere cosa si sente ad avere un pene?
Allo stesso modo noi non sapremo mai cosa si prova ad avere una vagina, e nemmeno a partorire.
Ma avete mai visto una donna chiedere consiglio a un uomo sulla propria mancanza di desiderio? Scusami Carlo, ma secondo te come faccio a bagnarmi di più?

E’ incredibile, come continuo a vedere uomini che non si rassegnano e cercano ancora la donna-mamma o la donna-prostituta, invece di cercare una donna, solo una donna femmina, quando serve, e un uomo, un amico, un padre, quando serve lui.
No, non funziona così; ci deve essere sempre una mamma, un ciuccio, un buco, mai una femmina. E poi sono proprio questi uomini che vogliono mettere le donne al loro posto, senza saperne niente, in realtà… senza avere mai saputo quale sia il vero “posto” delle donne. Il loro posto mitico, la loro mitopoiesi. No, perché la loro mamma occupava e occupa ancora gran parte dello spazio.

Luca Ferretto, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Sex Coaching di Ilaria, in particolare quelli rivolti agli uomini

Tradimento: meglio perdonare o lasciar andare? Di Manola Tegon

Tradimento… e tutti i demoni insorgono urlanti dall’oscurità!

Ti avviso: questo articolo ti provocherà parecchio fastidio, probabilmente lo stesso che ha provocato in me lo scriverlo.
Perciò ti consiglio di leggerlo fino in fondo solamente se sei una persona dalla mentalità aperta, poco incline al giudizio e disposta a vedere le cose da punti di vista non convenzionali.
Uno, per esempio, è che quando avviene un tradimento c’è qualcosa che non va a livello sessuale… o che può andare meglio! (A proposito di questo, a breve partirà un nuovo gruppo di Sex Coaching su WhatsApp condotto da me; se ti interessa chiedimi i dettagli a  tegonmanola@gmail.com)

Ma torniamo a noi 🙂
Sicuramente sarai d’accordo con me sul fatto che il tradimento è uno dei comportamenti più difficili da accettare, da comprendere e perdonare.
Viene tradita la fiducia, il patto di lealtà che ogni giorno stringiamo con il partner, in un batti baleno, va a farsi fottere.
E sarai altrettanto d’accordo con me sul fatto che, spesso, condanniamo di più il tradimento quando ci troviamo dalla parte dei traditi.
Ma… quando siamo noi i traditori?

tradimento

Negli scomodissimi panni dei traditori

Probabilmente diventiamo bravissime a trovare tutte le giustificazioni per dire che non volevamo farlo, che siamo state spinte dalle circostanze, che vivevamo un momento di difficoltà… e chi più ne ha più ne metta.

Per capire, quindi, se nel tradimento sia meglio perdonare o lasciar andare, è indispensabile mettersi negli scomodissimi panni del traditore.

In una relazione d’amore sana, fatta di complicità e passione, sarà praticamente impossibile il tradimento. Per un semplice motivo: non gli sarà dato spazio. Il tradimento (che nello specifico si concretizza con l’arrivo di un terza persona nella coppia) si insinua quando tra i due viene lasciato lo spazio per entrare.
Anzi, ti dirò di più: colui che tradisce è il più “coraggioso”, nella coppia, perché agisce un comportamento che il tradito non è in grado di mettere in atto, ma di fatto entrambi hanno cospirato perché ciò accadesse, in qualche modo.

Il tradimento porta luce e chiarezza

In maniera brutale spesso, il tradimento ci mostra ciò che abbiamo tenuto nel buio per troppo tempo.

Quando tradiamo la persona che fino a quel momento pensavamo di amare, in verità abbiamo appena smesso di tradire noi stessi e ci stiamo dando l’occasione per tornare ad amare e provare piacere. Perché molto probabilmente era da un po’ che con il nostro partner non andava bene, ma ammetterlo ci faceva soffrire.

Lo so che in questo momento stai pensando: bella scusa per il traditore; e il tradito, cosa dovrebbe dire o fare?
E qui veniamo al titolo del nostro fastidioso articolo.
Il tradito dovrebbe perdonare il male subìto (è dura, eh, leggere queste parole? lo so, perché è difficile anche per me scriverle!), consapevole del fatto che, in fondo, anche lui a livello inconscio ha attirato questo tradimento.

“Semplicemente”, ognuno ha giocato il ruolo che era in grado di sostenere.
Il lasciar andare verrà da sé, perché è la naturale conseguenza del perdono.
Pure al traditore toccherà il perdono, e per certi versi forse quello più difficile: il perdono di se stesso, per liberarsi del senso di colpa che inevitabilmente lo attanaglierà.

L’inganno sulla fiducia: non va meritata

tradimento

L’inganno più grande che viviamo, e da cui deriva la difficoltà del perdonare un tradimento, è credere che la fiducia vada meritata.
Che si basi sui comportamenti dell’altro, che debba essere collegata dalla nostra volontà di sapere a chi vada concessa e a chi no, seguendo la ragione e non il cuore.

Di fatto non è così: la fiducia è un atteggiamento dettato dal cuore, è l’affidarsi a qualcosa che a livello mentale non si comprende ma che sappiamo essere la cosa più giusta e sana per noi, in quel momento.
Ti sono fedele perché sei esattamente ciò di cui la mia anima ha bisogno adesso, e non necessito di altro.
Ti sono fedele perché siamo alleati nel voler raggiungere gli stessi obiettivi.
La fedeltà salta quando già le nostre anime hanno preso strade diverse.
Riuscire a perdonare e lasciar andare un tradimento è il primo passo per aprirsi al miracolo di una nuova relazione, su una strada diversa e tutta da percorrere. E bada bene: potrebbe trattarsi anche con lo stesso partner che ti ha tradito!

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria e, occasionalmente, il corso online di Sex Coaching di gruppo che facciamo tramite chat, su WhatsApp. Se questo articolo ti ha appassionato, forse è quello di cui hai più bisogno! Scrivimi a tegonmanola@gmail.com per saperne di più 🙂 

Come capire se sei dipendente dal porno, di Luca Ferretto

Porno-dipendenza: vediamoci più chiaro

La porno-dipendenza, come tutte le dipendenze, deriva da un disagio profondo, cui spesso ci abituiamo come ci abituiamo all’umidità che poco alla volta penetra nelle pareti di casa. All’inizio non vediamo nemmeno la macchia. Non è poi così grave, ci diciamo. Poi la muffa diventa parte dell’abitazione stessa e ci convinciamo di non poterci fare nulla. E’ un problema comune, non sarà mica il caso di farne un dramma, no? Ok.
Poi iniziano i reumatismi, e allora iniziamo a capire qual è il prezzo reale della nostra pigrizia.

Sarà un altro l’articolo in cui parlerò più nel dettaglio di quale sia il prezzo della dipendenza da porno.
Qui mi voglio concentrare, più che altro, sul come riconoscerla.

come capire se sei dipendente dal porno

Come riconoscere la porno-dipendenza, quando a soffrirne sei tu

Un porno-dipendente, come un tossico-dipendente e un tele-dipenente, si nutre ossessivamente dell’oggetto della sua dipendenza.
Non sei un porno-dipendente, se guardi una ventina di minuti di porno alla settimana. Non lo sei, se qualche volta torni dal lavoro e ti masturbi un po’ davanti a un video. Al contrario, sei porno-dipendente, se ti masturbi tanto, ma tanto!, e solo guardando film porno.

Tanto significa ore. Talmente tanto che non c’è più spazio per un hobby; tanto che ci ritardi la cena apposta o magari la salti, addirittura; tanto che passi tutto il tempo al lavoro aspettando di tornare a casa per guardare porno.

Sei dipendente se scarichi porno e ne accumuli giga senza nemmeno guardarlo, semplicemente per avere la certezza che, all’occorrenza, i tuoi amati video saranno lì, ad aspettarti. E sei geloso del tuo porno, come un bambino con i suoi giocattoli.
Sei porno-dipendente soprattutto se, nonostante tu abbia già accumulato montagne di video, ne vorrai scaricare ancora. Se una sera vuoi guardarti un bel film, ma poco prima di iniziare ti proponi un “aperitivo” di qualche minuto su Pornhub, e alla fine ci passi due ore, senza mai arrivare a guardare il film che ti eri promesso.

Porno-dipendente in un rapporto di coppia

Se sei in una relazione di coppia, sei porno-dipendente se ogni giorno cerchi l’occasione, quando la tua donna non è in casa, per collegarti a Internet e non vedi l’ora che lei esca per saltare qua e là su vari video.

Ci sono 3 livelli di porno-dipendenza:

  1. quando ti piace,
  2. quando non ti piace più,
  3. e quando mette a serio rischio la tua vita materiale e quella altrui – quando, cioè, preferisci perdere il lavoro o divorziare, piuttosto che rinunciare al porno, o non vai a prendere i tuoi figli a scuola per poterne guardare ancora e ancora.

I 3 livelli della porno-dipendenza

Di solito il dipendente dal porno, al primo stadio, giustifica la dipendenza. In questo caso non è tanto la quantità a caratterizzare la dipendenza effettiva, ma l’ossessione. Se sei a questo livello, il porno ti sembrerà qualcosa di entusiasmante, di molto più interessante rispetto al poco sesso che ti offre la vita quotidiana.
Al secondo stadio di dipendenza, diversamente, la quantità di porno visto o scaricato è determinante per stabilire la gravità del tuo condizionamento: ti metti di fronte allo schermo e non ti basta mai. Così diventi sempre più bravo a tardare l’eiaculazione, penetri nei meandri della rete, scopri film che pensavi introvabili, e alla fine magari nemmeno eiaculi; e se lo fai, non provi neppure un gran che di piacere. E ti chiedi sempre, dopo: “Ne valeva la pena?”. Ma già sai che, dopo poche ore, il bisogno tornerà a chiamarti e sarà ancora più accattivante di prima.

come capire se sei dipendente dal porno
Ph. by GastroyPolitica By FB

Sei uno schiavo e ti senti uno schiavo.
Al terzo stadio, invece, guardi film porno solamente aspettando che arrivi la catastrofe imminente. Rinunci a tutto il possibile per essere lasciato in pace, ti consoli di porno come un senzatetto si scola litri di vino in scatola fino a che non succede l’inverosimile. Ti licenziano dal lavoro, o tua moglie ti lascia e si porta via i tuoi figli.

L’aspetto spirituale e la speranza alla fine del tunnel

Da un punto di vista spirituale, che è quello che trattiamo specificatamente noi con la nostra tipologia di coaching, la porno-dipendenza è una crisi mistica che prende delle sembianze specificatamente sessuali. E’ una richiesta di aiuto gridata forte e chiaro, in fondo, ma di fatto si inizia a ricevere questo aiuto nel momento in cui ci si attiva in questo preciso senso. Essendo adulti, né bambini né adolescenti, difficilmente incontreremo un altro adulto che tenterà di convincerci a farci aiutare; probabile che diversi nostri amici o parenti vorrebbero farlo, eccome, ma o perché, superata una certa età, viene vista come un’intromissione, o perché non hanno le competenze giuste per rendersi veramente utili, la maggior parte lasciano stare.
In attesa che la richiesta d’aiuto arrivi chiara e palese.

Personalmente, dopo esserne uscito, mi è sembrato doveroso creare un percorso di Sex Coaching per aiutare gli uomini a fare altrettanto.

Luca Ferretto, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Sex Coaching di Ilaria, in particolare quelli rivolti agli uomini

Come vivere il presente, qui e ora: guida, di Manola Tegon

Il mitico presente: Qui e Ora

Oggi vorrei parlarti di uno dei mantra che spopola di più nel web:

Vivi il qui e ora

e darti alcuni consigli su come metterlo in pratica nella vita di tutti i giorni, mettendo in luce cosa non è il vivere qui e ora.

vivere il presente qui e ora

Il qui e ora: il tormentone del momento

Vivi il qui e ora! dicevamo, è sicuramente uno dei mantra che sentiamo ripetere più spesso in questi tempi attuali, dove corsi di Life Coaching, crescita personale e motivazionale ci vengono proposti in ogni salsa. Spesso, però, tutti questi discorsi e stimoli ci lasciano ben poco di pratico sul “cosa possiamo fare” per migliorare le nostre vite: mille slogan che difficilmente riusciamo a mettere in pratica nella quotidianità, con il rischio, a volte, di fraintenderne anche il vero significato.

Non ti nascondo che la la prima volta che mi è stato detto di vivere nel qui e ora, ho provato un senso di fastidio.
Mi sembrava una bella scusa per poter prendere la vita in maniera superficiale, privandola di qualsiasi scopo, stando concentrati solo su ciò che accadeva nel momento presente.
Se per vivere bene devo vivere nel qui e ora, cosa mi importa di quello che è stato? Posso semplicemente dimenticare!
Perché dovrei pensare al futuro, programmare, fissare degli obiettivi? Non sono necessari perché basta che mi vivo il qui e ora!
Sono bastati pochi giorni per rendermi conto che qualcosa non andava.

Paradossalmente, seguendo l’approccio del qui e ora la mia vita non migliorava…anzi!
Il rimpianto per situazioni passate in cui mi sembrava di aver vissuto tempi migliori cresceva, e soprattutto la mancanza di una programmazione, del capire dove volevo andare e cosa volevo raggiungere mi teneva in un presente pieno di confusione e inconcludente.
Allora mi sono fermata a riflettere. Mi sono presa del tempo per capire, e ho realizzato che avevo travisato tutto.
Facendo chiarezza dentro di me, ho trovato la chiave per vivere davvero un qui e ora appagante (a tal punto che ho deciso di tatuarmelo sul polso sinistro al posto dell’orologio!), e che mi va di condividere con te.

Per vivere il qui è ora è molto importante onorare le tue esperienze passate

Quelle positive e quelle negative.
La persona che sei oggi è esattamente la somma di tutto ciò che hai vissuto, e il tuo passato è lì non per farti rimpiangere i tempi andati, ma per mostrarti le lezioni che hai imparato fino a oggi. Il tuo passato è come una vecchia libreria, dove sono riposti tutti i libri che racchiudono ogni tua esperienza: al bisogno, puoi andare a sfogliarli per vedere come ti eri comportata quella volta, e magari scoprire che non serve aver paura, perché avevi già affrontato quella situazione ed egregiamente, oppure capire che questa volta hai l’occasione per fare di meglio.

La seconda cosa importante per vivere il qui e ora è programmare

Lo avresti mai detto? Ebbene sì! E’ un’attività fondamentale!
Chiarire quali sono i tuoi obiettivi di vita personali e di coppia è essenziale perché tu possa vivere un presente sereno. Solo se sai dove vuoi andare e con chi, con quali strumenti e in che tempi, potrai davvero goderti il momento presente.
La tua mente deve essere serena e sgombra da pensieri, per potersi godere il tramonto sul mare con la persona che ami, il pomeriggio di giochi con il tuo bambino, il concerto con i tuoi amici! Se la tua mente è impegnata di continuo a porsi domande, come può godere del momento presente?

vivere il presente qui e ora

Una filosofia di vita da applicare con disciplina

Come vedi, saper vivere il qui e ora è una vera e propria filosofia di vita che va applicata con disciplina.
All’inizio potrà sembrarti anche parecchio faticosa; per questo ti consiglio di fare un esercizio.
Ti serviranno un foglio, dei colori e un’agenda.
Con il foglio e i colori, disegna la tua libreria del passato: scegli tu se catalogarla per anni, esperienze, fasce d’età, e tienila in un posto a portata di mano, se vuoi anche visibile. Darai così alla tua mente il pensiero che il tuo passato è archiviato e in ordine, disponibile ogni qualvolta che sentirai il desiderio di consultarlo.
Nell’agenda, invece, comincia a programmare da qui a un anno almeno ciò che vuoi fare (un viaggio, cambiare lavoro, raggiungere il tuo peso forma, trovare un compagno) e, se sei in coppia, fai anche un’agenda di obiettivi comuni.

Questo ti aiuterà a mettere in atto le azioni quotidiane per raggiungere i tuoi obiettivi.
La nostra mente è eccezionale: nel momento in cui le viene detto dove bisogna andare, trova tutte le soluzioni per raggiungere la destinazione. E, nel frattempo, tu potrai goderti il qui e ora, guardandoti un bel tramonto sul mare 🙂

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Successo personale, 7 skill di cui nessuno parla

Il successo personale di cui nessuno parla

Nell’ambito della crescita personale, la maggior parte delle volte, si parla solo di un certo tipo di successo: quello basato

  • sulla potenza dell’individuo,
  • sul potenziale latente tutto da conoscere, sviluppare e vivere,
  • e sui limiti che crediamo di avere e invece possiamo superare.

Non a caso, invece, ho deciso di fondare una scuola di Life Coaching Spirituale: perché credo che sia proprio in quella facoltà che nel 1983 fu denominata “intelligenza spirituale/sociale” tutto il bello – e l’utile – ancora da scoprire.

Successo personale, 7 skill di cui nessuno parla
Ph. by Global Stomping

Il successo personale, in qualsiasi modo lo si voglia intendere (appagamento, vitalità, ricchezza, salute, amore o tutto questo insieme) non dipende mai solo dall’individuo: in altre parole, tu da solo/a non basti a renderti felice.
Ti faccio qualche esempio banalissimo basato sulla mia esperienza.
Negli anni, sono diventata discretamente nota e molto apprezzata nella mia professione di Coach. Di sicuro in parte è merito mio e del mio talento e della tenacia, genialità e disciplina con cui lavoro. Ti assicuro, però, che moltissimo merito va a tutti i clienti che, prima di sapere come sarebbe andata, mi hanno dato fiducia; ai miei followers, che condividono i miei contenuti e fanno conoscere il mio lavoro; ai miei collaboratori, che mi aiutano a realizzare l’opera migliore possibile; e anche al mio compagno e alle mie amiche, che mi supportano, nutrono e rendono felice nel corpo, nel cuore e nella pancia.

In buona sostanza, il successo personale ha moltissimo a che fare con ciò che gli altri ci concedono, sia perché ce lo siamo conquistato da loro, sia perché sono abbastanza generosi, fiduciosi e ambiziosi da farlo.
Ma andiamo più in profondità e nel concreto.

Successo personale, 7 skill di cui nessuno parla

  1. Sapersi connettere allo spirito, che è sempre collettivo, e saper agire a partire da quella connessione.
  2. Saper interpretare, sempre da quella connessione, i momenti, i mutamenti, le crisi e le esigenze della comunità.
  3. Essere in grado di usare la connessione spirituale per inventare modi attraenti di offrire risposte creative ai bisogni altrui.
  4. Vedersi parte di un ingranaggio più grande, e in un ruolo e compito ben precisi all’interno di questo ingranaggio.
  5. Saper scegliere contesto e persone con i quali operare, consci del fatto che una palma piantata in California cresce ben diversamente da una piantata sull’Himalaya.
  6. Essere capaci di contribuire spontaneamente al bene comune, non per dovere né per costrizione né tanto meno per andare a genio a qualcuno, ma per il semplice fatto di respirare.
  7. Saper appartenere e intessere in modo fluido, senza tanti complimenti e salamelecchi.

Come avrai notato, si tratta di tutte competenze spirituali. Per questo portiamo avanti una scuola di Life Coaching Spirituale: perché sono proprio queste le skill che mancano… e si vede e si sente!

Se ci rifletti un attimo, infatti, ti risulterà logico che, nel momento in cui una persona diventa capace di mettere in campo queste capacità, può ottenere tutto quello che vuole dalla vita.
Come?

7 skill spirituali per ottenere tutto quello che vuoi dalla vita

Se la maggior parte del successo di cui godo è, in qualche modo, merito degli altri (dei miei genitori che mi hanno messa al mondo, del mio compagno che vede la mia bellezza e del potenziale cliente e collaboratore che mi danno fiducia e riconoscono il valore di ciò che faccio), allora è su di loro che devo concentrarmi per realizzarmi.
Ma come faccio a connettermi a tutti contemporaneamente? Sono troppi!
Non se li penso come un tutt’uno: lo spirito.

Successo personale, 7 skill di cui nessuno parla
Ph. by Global Stomping

Lo spirito è uno solo e ci contiene e collega tutti quanti.
Allora mi basta imparare a connettermi a questo campo di coscienza per imparare anche ad avere una percezione palpabile della collettività.
Perché questa collettività, però, mi guardi, mi veda e mi apprezzi, ovviamente devo trovare il modo di renderla sommamente felice.
Ognuno ha le proprie risorse, ma a prescindere da queste la chiave è predisporsi a servire, rallegrare e illuminare il mondo.
A quel punto, quando ci riesco, ottengo l’attenzione altrui: il mondo inizia a notare che esisto e che sto facendo qualcosa che vale. E così inizia anche a nutrirmi: con l’attenzione ma, banalmente, anche coi soldi che mi dà per ciò che offro – soldi con cui io, di fatto, vivo.

Lo spirito a cui so restare connessa, nel tempo, nel corso di questo mio servizio di una vita, mi manda tutte le informazioni di cui ho bisogno per fare quel che devo. Ma quel che devo non ha mai a che fare solo con la mia realizzazione: la mia realizzazione nemmeno esiste, da questo livello di coscienza. O faccio fare successo agli altri, o il mio successo personale non prende forma.
In altre parole, il tuo successo personale prende forma nella misura in cui riesci a concretizzare il successo personale altrui.

Quando la connessione spirituale è salda e stabile, tutto questo processo è naturale e fluido, richiede più resa che sforzi. Certo, bisogna saper morire e non tutti hanno il privilegio di imparare… Ma di certo, finché si resta ancorati al paradigma dell’individualismo, nel quale ci si vede e sente come persone realmente esistenti come esseri separati, dotati di una volontà propria che può avere il sopravvento sulle cose della vita, si resta schiavi dell’illusione e incapaci di realizzare un successo personale ampio e duraturo.

Ilaria Cusano

PS. Se questi argomenti ti affascinano e piacerebbe anche a te insegnare alle persone questo tipo di approccio, valuta la possibilità di partecipare a TrasFormazione, la formazione professionalizzante di Life Coaching Spirituale: la trovi qui, tra i corsi online fruibili in autonomia della nostra scuola.

 

 

Cos’è il distacco emotivo e a cosa serve, di Manola Tegon

Se dico distacco emotivo… qual è il tuo primo pensiero?

Se ti dico distacco emotivo… qual è il primo pensiero che ti suscita? A quale emozione lo assoceresti?

E’ molto probabile che questo binomio ti rimandi a un individuo freddo, magari cinico, incapace di farsi coinvolgere dagli altri. Una persona poco empatica, che guarda alla vita e agli altri solo con la razionalità, senza farsi toccare dalle persone che la circondano e dalle esperienze che vive.
Se in parte questo può anche essere vero, il distacco emotivo è una condizione di cui tutti siamo capaci e che, se usata nei modi corretti, può aiutarci a vivere meglio la vita di tutti i giorni.

Lo scopo di questo articolo sarà proprio aiutarti a riconoscere

  1. in quali situazioni della tua vita non pratichi il distacco emotivo,
  2. quando ti può essere utile
  3. e come utilizzarlo al meglio.

distacco emotivo

Ma per fare questo mi è necessario prima fare una premessa.

Distacco emotivo e social media

Viviamo in un’epoca in cui ci vengono forniti degli ottimi strumenti di “analisi” dei nostri comportamenti e che utilizziamo di continuo, non consapevoli delle potenzialità che possono offrirci. Nello specifico, mi riferisco ai diversi social che ognuno di noi usa quotidianamente.
Ma torniamo a parlare di distacco emotivo.

Tutti i social media, per attirare la nostra attenzione e accumulare più interazioni, fanno leva sulle emozioni da suscitare nelle persone: immagini e titoli di effetto vanno a colpire dritti al nostro sistema emotivo. I social media manager lo fanno seguendo le regole del social marketing, per far aumentare i profitti delle aziende, per creare consenso intorno a una determinata questione politica, un tema sociale, ecc.
E noi, in base all’intensità dell’emozione suscitata, risponderemo o meno.

A questo punto ti starai chiedendo: ma il distacco emotivo cosa c’entra con tutto questo? Con la mia vita di tutti i giorni?

Te lo spiego con un esempio pratico, che puoi mettere in pratica già da subito e proprio usando i social.
Ti sarà capitato sicuramente che una frase, una citazione, una foto che uno dei tuoi amici su Facebook ha postato ti ha particolarmente infastidito. Hai deciso di non mettergli il like, di commentarlo in maniera pungente o addirittura di non seguirlo più.
Ecco, in questo caso non hai messo in atto il distacco emotivo ma, al contrario, ti sei fatta coinvolgere… emotivamente!

Cosa ci insegna il non riuscire a mettere in atto il distacco emotivo?

Come mai a volte non riusciamo a distaccarci emotivamente? Perché in certe situazioni, sebbene siamo capaci a non farci coinvolgere da tutto e tutti, proprio non ce la facciamo a non irritarci o addirittura arrabbiarci, e magari ci portiamo dietro il pensiero per ore o, talvolta, giorni?

Perché, in qualche modo, quel post stava parlando di un’emozione che conosci benissimo, ma di cui non sei pienamente consapevole. Un’emozione che in fondo ti appartiene e sulla quale probabilmente hai bisogno di lavorare.
Altre volte, al contrario, mettiamo in atto il distacco emotivo senza nemmeno accorgercene, perché il post scorre davanti ai nostri occhi e non lo vediamo; lo leggiamo e magari ci suscita una reazione positiva, addirittura di felicità per l’altro, per chi lo scrive.

Ma il distacco emotivo (ed è qui l’esercizio da fare!) può essere attivato con successo anche a posteriori!
Quando leggi qualcosa che ti provoca rabbia, fastidio, malumore in generale, fermati un attimo e pratica il distacco emotivo: quella persona non stava pensando a te mentre scriveva quel post, come avrebbe potuto? E’ molto improbabile! Quelle parole non ti riguardano.
O, se sì, se davvero ti riguardano, forse è ora di chiederti (e magari chiedere a chi scrive) perché e come 😉

distacco emotivo
“Solitude and the Sea”, a theme by Jacques Bodin

Fin qui ti ho parlato delle dinamiche sui social, ma questo è un esercizio da mettere in pratica anche nella vita di tutti i giorni: nella pausa caffè con il tuo collega, a cena con il tuo partner, a pranzo con i tuoi genitori, in bus per andare al lavoro.
Perché l’incapacità di distaccarti emotivamente può rovinare tanti tuoi rapporti, dal punto di vista affettivo: relazioni di coppia e familiari, rapporti con gli amici e coi colleghi al lavoro, nuove conoscenze che avrebbero potuto diventare qualcosa di più significativo e profondo e che, invece, hai rovinato sul nascere, per un fraintendimento, per esserti offesa o per aver preso sul personale qualcosa che non lo era.

Per concludere, il distacco emotivo è la capacità di guardare agli altri senza farsi travolgere dalle loro di emozioni.
Il che non vuol dire non essere empatici e non interessarsi ai momenti di difficoltà dell’altro, ma saper osservare da una certa distanza di protezione ciò che accade nella vita altrui.
Il distacco emotivo, inoltre, è uno dei presupposti fondamentali per poter aiutare l’altro, perché ci permette di vedere la realtà in maniera più lucida. Solo quando non siamo troppo coinvolti dai problemi dell’altro possiamo aiutarlo a trovare le migliori soluzioni per uscirne.

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Frasi positive per sconfiggere la solitudine

Le frasi positive che mi stanno aiutando di più

In questo periodo ho tanto bisogno di frasi positive per sconfiggere la solitudine, per una questione relativa per lo più alla mia attività di network marketing.
Ti racconto una storia.

frasi positive per sconfiggere la solitudine

Ho iniziato a costruirmi delle rendite nel 2012. A dire il vero ci avevo provato anche nel 2008 con l’acquisto di un immobile, ma ho capito che oggigiorno in Italia l’immobile rende poco, così l’ho regalato a mia sorella.
Nel 2012, invece, ho pubblicato i miei primi 2 libri.
Pochi anni dopo ho creato 3 video-corsi; anche quelli nell’ottica di crearmi una seconda rendita.
Successivamente ho realizzato 16 audio-corsi e una scuola professionalizzante online, sempre perché potessero rendermi passivamente.

Negli ultimi anni, si sono aggiunte

  • le rendite da royalties (delle persone conducono percorsi di Coaching creati da me),
  • quelle della pubblicità nel mio canale Youtube (come influencer)
  • e quelle di un programma di fedeltà che gestisco, nell’ambito dell’attività di network marketing.

All’inizio avevo qualche decina di euro di redditi passivi al mese; oggi sono qualche centinaio. Niente di che effettivamente, ho ancora bisogno in parte del reddito attivo.
E qui mi torna molto utile una frase di Confucio:

Quando un obiettivo ti sembra difficile, non cambiare il tuo obiettivo, cerca un modo nuovo per arrivarci.

Frasi positive: sì, ok, ma cosa c’entra con la solitudine?

Ora ci arrivo, ti chiedo un altro pizzico di pazienza.

Ho voluto descrivere tutto per far capire che non è come troppi credono: una persona che si sta costruendo una rendita non passa le giornate in panciolle a non far niente.
Lavora, ma in un modo diverso da chi punta al reddito attivo. Con le rendite, io non vengo pagata per ore di lavoro che impiego, ma per risultati concreti: per la mole di fatturato che riesco a far spostare.
La cosa bella delle rendite è che, lavorando bene e nel tempo, loro crescono.

A differenza del tot di ore giornaliere che si possono lavorare e che quindi possono fruttare solo fino a un certo limite, i miei libri, per esempio, cogli anni possono passare dal vendere qualche decina di copie all’anno a qualche migliaia.
Io sarò in giro a far presentazioni, a scrivere sui social, ma non sarà il mio tempo a esser pagato (tipo schiava), ma i miei risultati (tipo persona creativa, intelligente e ingegnosa). E, sì, anche quando sto un po’ in panciolle, i soldi continuano a entrarmi, perché i sistemi che sto creando continuano a funzionare anche senza di me.

Ho cominciato la mia carriera lavorando anche 10 ore al giorno; oggi ne lavoro circa 4 e la mia entrata mensile è triplicata.
Ah, e ho 36 anni! Non 70 😉

frasi positive per sconfiggere la solitudine

Spero di esser riuscita a farti capire un po’ meglio la differenza tra reddito attivo (stipendio) e redditi passivi (rendita), e a trasmetterti il mio entusiasmo per questa seconda strada, a mio avviso molto più giusta, arricchente e dignitosa.
Se vuoi intraprenderla anche tu, scrivimelo nei commenti.

A questo punto mi sono aggrappata alla frase di Eleanor Roosvelt:

Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.

Frasi positive: ora arriva la solitudine!

Adesso, onestamente, tu quante persone conosci che, a 36 anni, sono a questo punto? Nella propria carriera, nella strutturazione della propria situazione economica e anche nella conoscenza di tutte queste dinamiche? Ah, poi, precisiamo: quante donne conosci che, a questa età, sono in questa situazione?
Io nessuna.
E sono una persona estremamente estroversa e interattiva.

Hai idea di che solitudine mi genera, paradossalmente, il mio essere così avanti?
Attenzione: non vorrei essere indietro per niente al mondo, anzi sinceramente mi piacerebbe essere ben più avanti di così e ci sto lavorando. Mi vergogno della situazione in cui versiamo in Italia rispetto alla (mancanza di) cultura finanziaria e sto facendo del mio meglio per staccarmi il più possibile dalla media delle persone.
Ciò non toglie che, a livello sociale, questa evoluzione, l’emancipazione dalla schiavitù e dall’ignoranza, le sto pagando a caro prezzo di solitudine.

Ecco le frasi che mi sollevano di più lo spirito:

Il tuo tempo è limitato, non sprecarlo vivendo la vita di qualcun altro (Steve Jobs)

Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta (Milton Berle)

Il successo è passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo (Winston Churchill)

Quelli che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo di solito lo fanno (Steve Jobs)
Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare (Seneca)

Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare, incominciala! L’audacia ha in sé genio, potere e magia (Goethe)

Il segreto per superare la solitudine

Arrivano dei momenti, nella vita, in cui bisogna cambiare.
Nel mio caso, a un certo punto un paio di anni fa, ho realizzato che volevo un figlio. Ma, cosa tristissima, il mio lavoro non me lo consentiva.
Lavoravo come imprenditrice e libera professionista, il mio problema non era economico: era organizzativo.
Ero abituata a fare la classica vita della donna in carriera: tanti soldi e tanto divertimento, ma anche tante ore di lavoro al giorno (weekend inclusi, spesso) e tanti viaggi.

Come potevo accogliere un bambino in una vita del genere?

Fu la prima volta in cui il lavoro che avevo sempre tanto amato mi apparve come un nemico: invece di consentirmi di realizzare i miei sogni, in questo caso me lo impediva.
Tristezza, rabbia, senso di fallimento, la paura di aver sbagliato tutto nella vita… mille domande si affollavano nella mia mente quando, un giorno, la vidi da un altro lato: non era il mio lavoro, il problema, era la strutturazione economica.

Certamente, se fossi rimasta nella situazione in cui ero, anche oggi non potrei fare un figlio. Da quando ho cominciato a mettere a rendita tutto, invece, impegnandomi solo ed esclusivamente in attività che mi permettono di costruirmi una rendita, la mia vita è cambiata. E a me, insieme al mio sogno di una famiglia felice (che a questo punto non si oppone più alla carriera, anzi, viaggiano insieme), è tornato anche il sorriso 🙂

frasi positive per sconfiggere la solitudine

Quando arrivano rivoluzioni del genere, bisogna accettare una grande verità: è molto probabile che cambieranno anche le relazioni. Forse qualche amico/a rimarrà, magari il caso vorrà che, in un modo o nell’altro, resterete sulla stessa lunghezza d’onda o continuerete a sentirvi affini in qualcosa di importante. Se così non fosse, però, e dovessi sentirti sola, resta sempre fiduciosa ed entusiasta; e ricordati che è un periodo: più tu ti manterrai salda sulla tua (nuova) retta via, più rapidamente attrarrai delle nuove persone con la tua stessa vibrazione 🙂

Ilaria Cusano