Come diventare Life Coach certificati

Scuola professionalizzante di Life Coaching Spirituale

In Italia la certificazione, legalmente, non serve, per lavorare come Life Coach. Ma l’aspetto legale non è l’unico importante, per svolgere questa professione. Ce ne sono altri decisamente essenziali da curare, per riuscire in questo settore; e coi quali la certificazione di Coaching ha parecchio a che fare.
Scopriamo dunque perché dovresti fare la nostra scuola professionalizzante, per esempio, nel caso in cui ti fossi resa conto di avere la vocazione per lavorare come Life Coach Spirituale.

Come diventare life coach

Magari tu ti chiedi

Perché, cos’altro fa la gente, quando capisce di voler lavorare come Life Coach Spirituale, se non iscriversi alla tua scuola?

Beh, molte persone fanno altro: tipo seguirmi per qualche mese, scopiazzare alla bell’e meglio e credere che il plagio basti per avere successo. Niente di più ingenuo. A me diverte anche… lusinga il mio ego 😀 Per la persona che lo fa, invece, va a finire diversamente: spreca un sacco di tempo ed energia, va incontro alla delusione e, alla fine, l’invidia è più di prima.

Perché, quindi, è importante diventare Life Coach certificati, o comunque fare una formazione professionalizzante?

Il percorso formativo ti forma

Si chiama “formativo” proprio perché ti aiuta a costruirti una forma ben definita in tempi sostenibili.
Senza la consulenza professionale di chi ha almeno una decina d’anni di esperienza più di te in questo mercato, ci metti tempi assurdi, a crearti una forma riconoscibile e vendibile. Che senso avrebbe? Risparmiare soldi? Ti sembrerebbe di risparmiare, in realtà ne perderesti moltissimi!

Prendiamo come esempio TrasFormazione, la nostra scuola professionale. Costa 1290 euro, iva inclusa.
In sei mesi la inizi e finisci. Dal quarto o quinto mese, volendo, puoi iniziare a lavorare come Life Coach Spirituale.
Il che vuol dire che, dal quarto/quinto mese, puoi cominciare a guadagnare.
E’ improbabile che sin da subito qualcuno ti compri un percorso del valore di 1000 euro: hai appena cominciato, nessuno ti conosce, non hai esperienza, non puoi puntare tanto in alto. Ok. Mettiamo che vendi solo sessioni individuali a 100 euro l’una – il minimo per lavorare in modo dignitoso.

Puoi anche aspettare a farti la Partita Iva e sfruttare l’opportunità che lo Stato ti dà, di guadagnare fino a 5000 euro annui in prestazioni occasionali fra privati – “Altri redditi” nella dichiarazione dei redditi. Ti testi, fai un esperimento concreto e solo dopo punti più in alto. Mettiamo che vendi solo 5 sessioni al mese. In due mesi e mezzo sei rientrata di quello che hai speso per farti la scuola e col tempo puoi solo vendere (e guadagnare) sempre di più.

Lavorare presto vuol dire anche guadagnare presto

Non ti fai la scuola. Risparmi 1290 euro. Passi le giornate a guardare come lavorano le tue (numerosissime) competitor. Non sei capace neanche di distinguere quelle da cui ha senso prendere esempio (perché hanno successo davvero e non solo di facciata, perché sono quel giusto livello avanti a te, etc.) da quelle che non dovresti neanche prendere in considerazione. Fai degli esperimenti, investi soldi per la grafica di un sito, per delle sponsorizzate sui social. Hai già speso un sacco di tempo e di soldi e ancora non hai nemmeno iniziato a strutturare la tua strategia commerciale, un tuo servizio, il tuo personal branding.

Al quarto/quinto mese, secondo te, stai già guadagnando? Secondo me no. Secondo me stai iniziando a piangerti addosso e a demotivarti, chiedendoti chi te l’ha fatto fare a scommettere su una roba che è evidente che non ti permetterà mai di stare sulle tue gambe.
E hai ragione! Perché non è questo il modo di procedere di chi un progetto vuol portarlo a un livello professionale.
Chi vuole lavorare da professionista non sta nascosta in un angolino a spiare e scopiazzare, leggendosi quattro e-book di merda di quattro cazzone che ti stanno prendendo per il culo con due sbrilluccichii dietro ai quali c’è il nulla.

Come diventare life coach

Chi vuole lavorare da professionista va da chi lo sta già facendo da tanti anni, chiede quale formazione offre, mette da parte (o chiede in prestito) i soldi che le servono e si fa la formazione. Poi inizia a lavorare quanto prima! Non tre anni di scuola, uno di praticantato e nel frattempo sei vecchia! Quando te la fai, l’esperienza, con questa mentalità? Mai. Devi farti una scuola e devi avere un’assistenza che ti permettano di lavorare quanto prima. Solo così puoi davvero crescere e maturare, professionalmente e anche economicamente, visto che di lavoro si tratta.

Ottenere il riconoscimento di un’autorità è una tappa preziosa

Non è che si passa la vita intera a cercare il riconoscimento di chi stimiamo. Ma, quando vogliamo salire di livello, ispirarci a un leader e ottenere anche noi la sua fiducia, ammirazione e stima, cavolo se è importante! Dove sarei io oggi senza i miei mentori? Da nessuna parte.

Non solo è importante riconoscere i nostri leader e mentori, ma lo è anche rivolgerci a loro in quanto tali:

  • imparare a imparare, metterci nell’atteggiamento giusto per scoprire, prendere, assorbire.
  • Dare loro valore anche come persone: come possiamo sperare di essere riconosciute, quando noi per prime non riconosciamo?
  • Collaborare con loro, metterci a servizio: servono lo stesso intento che vogliamo servire noi e lo fanno da molto più tempo di noi e con molti più risultati. E’ a loro che dobbiamo “inchinarci”, anzitutto, se vogliamo che quella stessa autorità che loro incarnano, un po’ alla volta, prenda forma anche in noi.

Sembrano cose di altri tempi, e un po’ lo sono, effettivamente: sono cose eterne, non cambiano mai.

A questo proposito, voglio chiudere l’articolo citando un post della mia collaboratrice che da anni mi aiuta a gestire e rendere performante il mio sito, Alessandra Mosconi. Calza a pennello anche per il momento di emergenza e quarantena che stiamo attraversando.

Sacrifici, Coronavirus e lo spirito giusto

Ci stanno privando del libero arbitrio, ci vogliono tappati in casa. Ci costringono a stare ordinatamente allineati, come tante pecorelle in mascherina, davanti ai supermercati. Tenendoci lontani dalle nostre passioni, dalle nostre famiglie, dagli amici. Siamo frustrati, impigriti, arrabbiati, annoiati, nostalgici.
È tutto innegabilmente vero, siamo stretti nella morsa di poteri superiori. Ci stiamo scagliando, alla distanza di sicurezza dei social, gli uni contro gli altri. Siamo diventati una nazione di portinaie. I fanatici dell’ #iorestoacasa impiegano l’abbondante tempo a disposizione fra le accuse a chi si comporta in modo “meno perfetto”, postando foto fatte di straforo al vicino che annaffia le piante di gerani senza mascherina o all’inquilina del terzo piano che starnutisce sulle lenzuola stese.

I bastian contrari e i promotori della teoria del complotto, invece, redarguiscono il prossimo, ingenuo “boccalone” che ancora non si rende conto di essere intrappolato in un Matrix fatto di decreti leggi anticostituzionali e potenti lobby malvagie, invitando alla ribellione.
Io cerco di adoperare quanto più possibile una chiave di lettura super partes, perché al di là delle questioni di principio, lo scenario che si palesa su Facebook è interessante dal punto di vista antropologico.
I giri di vite della Storia, così come i suoi colli di bottiglia, hanno avuto come fulcro il sacrificio individuale. Lo sappiamo, perché almeno la quinta elementare ce l’abbiamo tutti.
Coercizioni, restrizioni, ingiustizie e, sì, talvolta anche violenze imposte per un bene superiore.

Come diventare Life Coach

Evoluzionisticamente la specie sopravvive per adattamento agli elementi stressogeni a cui è sottoposta. In maniera complementare, la Civiltà perpetra se stessa per l’obbedienza a delle regole e a un ordine comune, stabiliti non in base alle esigenze del singolo ma in funzione della collettività.
Se siamo arrivati fin qui è grazie al sacrificio cruento e silenzioso delle nostre generazioni di antenati, i quali spesso non sono mai arrivati a vedere i frutti delle loro privazioni.
Il benessere moderno ci ha resi molli, viziati ed egocentrici. Ma da soli non valiamo niente ai fini di uno scopo più alto, nel cammino evoluzionistico nulla è “andato tutto bene” per entropia.
Stavolta è il contrario di “De te fabula narratur”. Non parla di te questa storia, non sei necessariamente il diretto interessato.
Ma c’è un tempo per esaltare la libertà espressiva individuale e c’è un tempo per l’adattamento e per l’obbedienza. 

Ti abbraccio 🙂

Ilaria Cusano, ideatrice di TrasFormazione, Scuola Professionalizzante di Life Coaching Spirituale

 

 

7 segnali di un’amicizia falsa, di Manola Tegon

Amicizia falsa: come riconoscerla

Se c’è una cosa che sento spesso ripetere è “se lo avessi saputo prima!”. Non avrei fatto una serie di cose: non avrei frequentato quella persona, non sarei partita per quel viaggio, accettato quella proposta. Pensando che, se avessimo evitato quell’esperienza, ci saremmo risparmiate un sacco di sofferenza e di dispiaceri.

7 segnali di un’amicizia falsa

In verità sappiamo benissimo che nulla nella nostra vita succede per caso, ma ha sempre un senso. Anche la sofferenza, sì, perché spesso (non sempre ma spesso) l’essere umano ha una maggiore capacità di apprendimento quando soffre. Non quando sta bene, purtroppo…
Così, tutte le persone che entrano nella nostra vita entrano con una funzione e uno scopo. A volte durerà tutta la vita, altre volte solo il tempo di imparare la lezione. E, tra queste persone ed esperienze, rientrano anche le amicizie false, per l’appunto.

So bene quanto anche il semplice binomio tra queste due parole, amicizia e falsità, è fastidioso di per sé. Perché all’amicizia la nostra mente tende ad associare tutte caratteristiche positive. Come la complicità, per esempio, la fiducia, la lealtà. E, quando questi elementi non ci sono, automaticamente non è amicizia.

Amicizia in primis per volontà o per natura?

Immagino che a tutti sia capitato di continuare a coltivare delle amicizie controvoglia, sentendo che qualcosa si era spento ed era finito. Ma, per i più svariati motivi, non ultimo il non voler rimanere da soli, le abbiamo trascinate avanti. In un finto rapporto d’amicizia, se ci pensi. Non avevamo delle cattive intenzioni, anzi: la nostra era una volontà positiva, di far durare un rapporto. Eppure, un po’ come quando non riusciamo a chiudere una relazione d’amore, abbiamo questo brutto vizio di trovare mille giustificazioni per portare avanti un rapporto che non funziona. Sperando che magari sia qualcosa o qualcuno di esterno a decretare la fine al posto nostro. Pur avendo chiara la sensazione che noi, da questa relazione d’amicizia, non siamo più nutriti.

Come in ogni situazione che viviamo, ci sono sempre dei segnali premonitori e che dovremmo imparare a cogliere o per aggiustare il tiro o, come nel caso delle amicizie false, per chiudere il rapporto prima che ci privi delle nostre energie. E che ci faccia sprofondare in uno stato di tristezza e in un senso di insoddisfazione. Personalmente ho raccolto 7 segnali di un’amicizia falsa, che ti vado ad elencare. Cosicché tu possa avere sempre con te un promemoria.

7 segnali di un’amicizia falsa

7 segnali di un’amicizia falsa

Ecco le 7 aree in cui mettere la tua attenzione quando senti che c’è qualcosa che non va.

  1. Ti cerca solo quando ha bisogno: il rapporto è squilibrato, c’è sempre e solo uno dei due che dà all’altro. Certo ci sono dei momenti in cui una persona ha più bisogno di sostegno di un’altra, assolutamente. Ma, in un’amicizia sana, questi ruoli si alternano.
  2. Non corre rischi per te, per il tuo bene e per il vostro rapporto.
  3. Se sei tu che chiedi aiuto, ogni scusa è buona per non esserci, per non considerare importante quello che stai attraversando.
  4. Quasi mai ti fa dei complimenti, esprime apprezzamenti e ti motiva. Non sei supportata nei tuoi progetti e nelle tue iniziative e c’è un totale disinteresse verso ciò che fai. Può essere una mancanza di supporto palese (per esempio, la tua amica non ti aiuta a promuovere un lavoro che stai facendo), ma anche una sensazione che percepisci più in profondità… Di non essere supportata a livello morale. Ricordati: il vero amico ti sosterrà sempre. E’ il tuo primo fan in tutto ciò che fai.
  5. Promette tanto e mantiene poco.
  6. Quando parli di qualcosa di tosto per aiutarlo/a, si difende invece di accogliere la tua opinione. Oppure ti attacca, addirittura.
  7. Ti critica o parla persino male di te con gli altri, quando non ci sei. Non funziona: un vero amico ti difenderà sempre agli occhi degli altri, proteggerà le tue difficoltà e i tuoi limiti proprio perché li conosce.

Si dice che noi diventiamo la media delle 5 persone che frequentiamo di più. Capisci allora quanto è importante mantenere nella nostra vita relazioni di amicizia che ci nutrono, ci rendono felici, ci motivano e ci sostengono nei nostri sogni e nei nostri progetti. E chiudere invece con chi non arricchisce la nostra esistenza.

Manola Tegon
Con Ilaria, insegno nella scuola professionalizzante di Life Coaching Spirituale e conduco i percorsi di Love Coaching “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Come diventare Life Coach certificati, Coronavirus e vocazione

Emergenza Coronavirus, vocazione e diventare Life Coach Spirituali

Come diventare Life Coach certificati

In questi giorni in cui imperversa l’emergenza Coronavirus, nella mia community sto osservando un fenomeno bello, che merita di essere condiviso. Vedo che quelle persone che mi gravitano intorno e che già sapevano di avere una vocazione affine alla mia, stanno sentendo l’urgenza di dedicarvisi. Se prima la vivevano più come un interesse, una passione, una bella cosa da coltivare, ora percepiscono la necessità di darle maggiore priorità. Una necessità propria, intima e soggettiva, e una necessità sociale, che riguarda l’utilità che il Life Coaching Spirituale ha e può avere sempre di più per il benessere della collettività.

Eh già, perché in molti tendono a credere che, per la sopravvivenza, il cibo e la casa contino di più della spiritualità e dell’amore. Mentre tutti, in profondità, sappiamo che è vero l’esatto contrario: con poco cibo e stando in giro possiamo sopravvivere un bel po’ di più di quanto riusciamo a sopravvivere non credendo in niente e non avendo nessuno da amare e da cui essere amati.

L’emergenza Coronavirus, quindi, sta aiutando molti a mettere a fuoco le priorità, l’essenziale per il benessere, il modo concreto per aiutare la comunità. Per qualcuno questo modo consiste nel curare i malati, per qualcun altro nel prendersi cura delle anime. I trasportatori fanno sì che, quando andiamo nei supermercati, ci troviamo i prodotti di cui necessitiamo; noi Life Coach Spirituali facciamo in modo che lo spirito rimanga alto, che si svegli anche quello altrui e che si resti tutti uniti.

L’unione spirituale, al momento, è tanto preziosa quanto il rispetto dei decreti. Anzi, siamo tanto più allineati nel rispettare le autorità e le regole nella misura in cui ci sentiamo uniti spiritualmente. Chi si sente separato se ne frega, fa come gli pare, non si percepisce come parte di un tutto più grande.

Life Coach certificati? La vocazione viene prima

E’ da quasi 15 anni, ormai, che faccio questo lavoro. Nel tempo mi è capitato di incontrare la gente più varia che voleva intraprendere questa carriera. E per le ragioni più disparate. Molti sono spinti dalla vanità: vogliono diventare famosi, riscuotere consensi, essere riconosciuti. Tanti altri hanno una motivazione economica: fanno un lavoro in cui non riescono a guadagnare di più e credono che con il coaching possono farcela. Altri ancora, infine, hanno una vocazione pura, autentica, genuina. Ecco, questo fattore viene decisamente prima di tutto, a livello di importanza. E per un motivo concreto: perché, quando hai una vocazione vera, hai l’energia che serve per durare.

Per affrontare le difficoltà che si presenteranno strada facendo, superarle e vederle come delle opportunità di miglioramento, addirittura. Per resistere con tenacia, adottare comportamenti resilienti e persistere negli anni. In sostanza, per farcela i primi tempi e per avere successo poi. Perché siamo onesti: di tutti quelli che hanno fatto queste lunghissime scuole annuali o triennali che ti ciucciano un mare di soldi, e che così si sono “conquistati” una famigerata certificazione di coaching, quanti sono veramente riusciti a lavorare come Life Coach? Pochissimi.
Alcuni hanno iniziato e hanno mollato dopo poco, altri non hanno nemmeno cominciato. Perché? Perché non hanno la vocazione. E così la certificazione possono darsela sui denti.

Come diventare Life Coach certificati per davvero

Fatta questa premessa deontologica fondamentale, secondo me, anche per evitare di sprecare tempo, denaro e speranze, possiamo passare al pratico. Perché, come dicevo all’inizio, delle persone con una vocazione vera ci sono eccome! Una volta che hai individuato di averla, quindi, ecco i passi da fare, in quest’ordine, per diventare Life Coach certificati – nel nostro caso Life Coach Spirituali, per l’esattezza.

Come diventare Life Coach certificati

  1. Coltiva seriamente la tua vocazione con corsi, percorsi e una strategia per cominciare a mettere i tuoi talenti al servizio della collettività.
  2. Fatti dei piani mensili e portali avanti nel tempo. Possono essere dei piani editoriali di pubblicazioni nei social, per esempio: 3 mesi ti concentri su certi temi, altri 3 mesi su altri, e via così.
  3. Individua la formazione professionalizzante più adatta a te e organizzati per farla.
  4. Inizia a lavorare come Life Coach quanto prima.
  5. E continua sempre, sempre, sempre a elaborare modi per mettere tutto ciò che scopri, impari e sviluppi al servizio dell’umanità.

Lavorare come Life Coach (Spirituali) è un servizio per l’umanità

In questo modo anzitutto ti tempri come persona: ti assicuri di rafforzare lo spirito giusto, che è lo spirito di servizio, per l’appunto, e gli dai modo di consolidarsi, di mettere radici profonde nel tuo carattere.

Poi ti eserciti a lavorare nel coaching in maniera professionale, seria, organizzata: non sei più la pinco pallina qualsiasi che pubblica le minchiate di frasi motivazionali, sei la professionista che sta sviluppando un progetto valido. Inizi a collegarti davvero alla tua comunità, e la smetti di parlare a vanvera solo per sfogare le tue emozioni – cosa che non interessa, né tanto meno serve, nessuno. E poi, solo dopo aver fatto questa essenziale parte di lavoro sulla tua personalità e comunicazione, ti iscrivi a una scuola professionale – in questo articolo trovi il link alla nostra.

Cominci a sviluppare la tua vocazione a un altro livello e maturi, passando dal talento alla professionalità. In poco tempo, per come la vedo io. Perché ti ripeto: quando qualcuno tenta di incastrarti in una formazione professionalizzante che dura 3 anni, e successivamente magari anche in un tirocinio non retribuito di un altro anno, in linea di massima sta tentando di rubarti più soldi e lavoro possibili facendo leva sul tuo senso di inadeguatezza. A proposito di servizio alla collettività, quindi, occhi aperti, ché anche nel life coaching si può diventare delle persone che non valgono una cicca 😉

Ilaria Cusano

 

Come affrontare la tristezza, di Manola Tegon

Tristezza: come viversela bene

Oggi vorrei parlarti della tristezza, uno stato d’animo di cui si parla poco o comunque troppo spesso in senso solo negativo.
Con questo articolo, invece, voglio darti una nuova chiave di lettura, che ti permetta di viverla in maniera diversa e soprattutto di non farla diventare una nota cronica del tuo essere.

come affrontare la tristezza

Sono sempre stata un’attenta osservatrice della società e dei comportamenti delle persone. E, se da un lato vedo un continuo pullulare di corsi per essere sempre al top e vincenti, frasi sull’importanza di essere positivi e motivati, foto di persone perennemente e apparentemente felici, dall’altro lato, quando incontro le persone, le vedo per lo più tristi… Pervase da uno stato di tristezza di fondo. E ogni volta mi chiedo “Ma perché?”.

La risposta che mi sono data è che viviamo una vita in cui continuiamo ad allontanare ed esorcizzare la tristezza per il timore di viverla. Facciamo finta di non vederla e sentirla. Ci distraiamo in vari modi. Cerchiamo di motivarci e sentirci positivi seguendo le regole dell’ultimo best-seller motivazionale uscito in libreria. Quasi come se credessimo che essere tristi sia una cosa di cui vergognarsi.

Valorizzare la tristezza

Ciò che invece ho imparato negli ultimi anni è questo: la tristezza se ne va e dura per il tempo che deve durare, nel momento in cui decidiamo di ascoltarla e valorizzarla come momento da vivere.

La tristezza non ha a che fare con il grande dolore che ci prende a seguito di una situazione che ci ha fatto soffrire profondamente. E’ una cosa diversa. E’ quello stato d’animo in cui piombiamo quando sentiamo che non stiamo vivendo la vita che vorremmo.
La tristezza allora dovrebbe essere, per noi, il momento per fermarci e ascoltarci.
Spesso la tristezza è accompagnata dalla delusione. Perché, qualcuno si è rivelato diverso da come lo avevamo immaginato, nasce un senso di fallimento. Non abbiamo realizzato ciò su cui avevamo tanto investito o, più banalmente, abbiamo paura di aver sprecato tanto tempo per niente! E magari temiamo di non averne più così tanto, di tempo per costruire qualcosa di importante per noi…

Corriamo un rischio latente, quando non riusciamo ad ascoltare e viverci i momenti di tristezza: che da pura emozione passeggere si cronicizzi, facendoci sprofondare in uno stato di costante e subdola depressione. Tenendo le nostre energie sempre basse. Impedendoci di vivere al meglio la nostra vita.

Ma la chiave per superare i momenti di tristezza c’è

Esiste, ed è solo una: imparare ad accettarla e a viverla!

La cosa che più spaventa, quando si guarda in faccia la tristezza, è scoprire che siamo esseri umani fallibili, che possiamo sbagliare. Che è bene accettare che le cose non vanno come avevamo immaginato, nonostante il nostro impegno e gli sforzi.
E’ importante quindi ascoltarsi, isolarsi per un po’ e sentire cosa la tristezza fa emergere.
Può diventare un momento di forte ispirazione!

Come affrontare la tristezza

Nel mio caso, per esempio, i momenti tristi sono i migliori per scrivere e mettere nero su bianco ciò che provo.
Ci sarà chi trova sollievo nel dipingere, nel camminare in mezzo alla natura, nel meditare in silenzio.
Ciò che facciamo invece quando siamo tristi, solitamente, è buttarci nella mischia della confusione, distrarci con mille altre cose per non ascoltarci, pensando che così passerà più velocemente. Non è così. Rimarrà comunque sempre un sottofondo, mantenendoci in un perenne stato di insofferenza. Un po’ come quando si ha quella febbriciattola fastidiosa che ci fa sentire costantemente stanchi, privi di energie.

Quando impari a riconoscerla e a viverla, invece, la tristezza dura giusto il tempo di farti aggiustare il tiro su cosa non sta andando. A farti prendere quella pausa che serve per vedere sotto una luce diversa alcuni aspetti della tua vita.
Già! Lo so che tu pensi alla tristezza come un momento di buio totale, ma non è così. Come dice Paolo Spoladore,

Non esiste nulla sulla terra che per quanto perfetto e forte prima o poi non mostri una breccia. Tutto nella vita prima o poi conosce uno squarcio, una crepa, una rottura, un varco, una fenditura, una fessura. E’ vero che ogni fessura rende meno perfetto ciò che dovrebbe essere perfetto ai nostri occhi, ma al tempo stesso ogni fessura e breccia guardata con gli occhi dell’amore è un lascia passare di luce, sempre.

La prossima volta che sarai colto da un momento di tristezza, non evitarla. Non prenderla come spunto per lamentarti. Leggiti di nuovo questo articolo e pensa alle parole di Spoladore:

La fessura è un punto pregiato di luce e illuminazione dove l’occhio e la mente spesso vedono solo una crepa e un punto debole. Ogni fessura è uno spiraglio che la vita stessa si concede per concederci vita e luce.

La tristezza passerà, e tornerai a sorridere 🙂

Manola Tegon
Scuola professionalizzante di Life Coaching Spirituale

Imprinting sentimentale e sessuale nella coppia

Imprinting: come trovare il partner giusto

Spesso tra le donne riscontro un problema serio: la sottovalutazione dell’imprinting. Moltissime vorrebbero trovare il partner giusto, ma per trovarlo bisognerà pur imparare a riconoscerlo, no? E, dopo averlo riconosciuto, anche a sceglierlo! Avendo scartato tutti gli altri da scartare, prima, fra l’altro… Ecco, su questi passaggi la stragrande maggioranza delle donne tende a perdersi. Vediamo più approfonditamente come.

imprinting sentimentale sessuale coppia
Ph. by Freestocks.org

Eh già, perché non si tratta di maledizioni, incantesimi o sfighe cosmiche: si tratta di errori. Tipici errori umani che, se non visti per lunghi anni e cocciutamente ripetuti per un’infinità di volte, certamente possono sembrare sfortuna. Ma sfortuna non è. Sono sbagli. Sbagli da cui si può imparare e che si possono evitare, rendendosi conto di cosa si è pensato e fatto di sbagliato.

Ho creato due audio-corsi proprio su tutto ciò di cui parlo in questo articolo, se può servirti: “Il vero amore è per sempre” e “Buon fiuto non mente”. Nei prossimi mesi li faremo anche come corsi online di gruppo, trovi qualche dettaglio in più alla fine dell’articolo. Per qualsiasi altra informazione e per partecipare scrivimi a ilaria.cusano@gmail.com
Andiamo avanti.

I 7 errori delle donne: la sottovalutazione dell’imprinting

Questi sono i tipici errori delle donne che, nel corso dei 15 anni trascorsi a lavorare come Life Coach Spirituale, ho avuto modo di osservare. Errori fondamentalmente relativi alla sottovalutazione dell’importanza dell’imprinting sentimentale e sessuale nella coppia.

  1. La fretta, l’impazienza, la fissazione a voler trovare il partner giusto in poco tempo. Di solito, invece, bisogna fare un viaggio a tappe, un percorso con vari stadi.
  2. L’idea che basti frequentare due o tre persone, per trovare quella che fa per sé. Serve frequentarne un po’ di più, invece, solitamente.
  3. La chiusura rispetto a certi metodi, definiti brutti, freddi, poco romantici o pericolosi, solo in virtù di stereotipi e pregiudizi. Gli strumenti sono strumenti; non bisogna investirli di poteri o proprietà magici che di per sé non possono avere. Tutto dipende da come noi li usiamo.
  4. L’abitudine a mettere al centro delle proprie valutazioni i parametri che si conoscono già, ormai vecchi, invece. Le persone vanno conosciute nel mistero che ognuna porta dentro. E bisogna imparare anche a riconoscerle nel loro valore, non cercando di farle aderire al nostro ma vedendole nella loro unicità.
  5. Il desiderio di essere viste, apprezzate e riconosciute, senza però offrire veramente la disponibilità e la capacità di fare altrettanto.
  6. La mancanza di lucidità: non va bene per te, per tante ragioni? Scartalo, non cercare di adattarti a lui o di costringere lui ad adattarsi a te. Meglio essere onesta con te stessa e con lui, e avanti il prossimo! Ti sembrerà di metterci di più e invece ti assicuro che ci metterai parecchio meno…!!
  7. La tendenza ad accontentarsi. Non lo vuoi rifiutare e abbandonare? Hai paura di rinunciare a lui perché chissà se dopo ne arriverà un altro oppure no? E’ esattamente questo l’atteggiamento con cui costruisci il tuo fallimento sentimentale e sessuale!

L’imprinting sentimentale e sessuale e la sua importanza

L’imprinting sentimentale e sessuale, invece, è estremamente importante. Ed è intelligente e saggio prenderlo in debita considerazione.
Di cosa si tratta più precisamente?

Di quell’insieme di sensazioni, intuizioni e impressioni che abbiamo all’inizio, quando incontriamo la persona in questione le prime due o tre volte. Fisicamente però; le chat non contano, in questo senso. Perché siamo in grado di percepire questo imprinting tramite il fiuto, quella facoltà selvaggia, animale, che comunque rimane viva in noi e ci fa da bussola, ci permette di orientarci.
Anzitutto, però, all’amore vero devi credere. Perché, se pensi che uno valga l’altro, allora non te ne potrai proprio accorgere, del fatto che, a livello sottile e profondo, alcuni ti danno certe sensazioni diverse, particolari, speciali.

imprinting sentimentale sessuale coppia

Nella nostra cultura, purtroppo, non esiste più per i giovani quella parte di crescita che in passato veniva chiamata educazione sentimentale. Per questo molti adulti, di fatto, si trovano ad avere dei problemi in questa sfera e in particolare nel riconoscimento e nella scelta del/della partner.

A Marzo e ad Aprile faremo due percorsi online di gruppo di Love Coaching per aiutare le persone adulte proprio su tutto ciò. Si intitolano “Il vero amore è per sempre” e “Buon fiuto non mente”. Il primo partirà il 24 Marzo, con la luna nuova in Ariete, e il secondo il 23 Aprile, con quella in Toro. Come puoi vedere dai link, si tratta di due audio-corsi che, volendo, puoi anche acquistare e farti in autonomia – se non usi la carta di credito scrivimi e te li mando io 🙂 Nei prossimi mesi, invece, offriremo l’opportunità di farli con una guida e di condividerli in gruppo, in una chat su WhatsApp opportunamente regolamentata. Il costo è di 138 euro l’uno, iva inclusa. Se hai bisogno di supporto e vicinanza, in questo viaggio, partecipa anche tu! Scrivimi oggi stesso a ilaria.cusano@gmail.com e ti dirò come fare.

Ilaria Cusano

Amore possessivo: quando non è più sano, di Manola Tegon

Partiamo subito con una premessa: dove c’è possesso non c’è amore

Siamo tutti bravissimi a vedere l’amore possessivo negli altri, specie quando si manifesta in maniera violenta e magari è anche oggetto di notizie di cronaca. Ma non è di questo che voglio parlarti in questo articolo.
Voglio parlarti di quell’amore possessivo subdolo, che si fa fatica a riconoscere e di conseguenza non se ne riesce nemmeno a uscire. Nella convinzione che non solo sia normale (pensiamo che l’altro si comporti così perché ci vuole bene), ma anche perché noi vogliamo fare la parte dei buoni e comprensivi. E chiedendo di rispettare i nostri confini ci sembra di fare la parte dei cattivi.

L’Amore, quello vero, è fatto di appartenenza, che non ha nulla a che fare col possesso.
Ci apparteniamo nella misura in cui ci rendiamo partecipi delle nostre vite, ma nello stesso tempo ci rispettiamo a vicenda, ci lasciamo liberi.

amore possessivo

Se hai bisogno di chiarezza, decisione e guida su tutto ciò che riguarda le relazioni affettive, prenditi un momento per te e partecipa a “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Un percorso online di gruppo di Love Coaching sulle relazioni. Ti basteranno 5/10 minuti al giorno per rinnovare profondamente i tuoi rapporti e la tua mentalità al riguardo.
Scrivimi 🙂 3384243293

Segnali di un amore possessivo malsano

Ci sono diversi segnali che ti possono indicare che stai vivendo un amore possessivo e perciò una relazione non sana. Se anche solo uno di questi è presente nella tua vita, ti consiglio di riflettere se è davvero questo che vuoi da una relazione d’amore. E di trovare il coraggio di chiudere la relazione, per il bene tuo e dell’altro.
Non raccontarti che la persona cambierà, che fa così solo perché sta attraversando un brutto periodo. Ti posso assicurare che, quando si arriva al possesso, la relazione è finita già da un pezzo. Solo che non si trova il coraggio di chiudere.

Ma torniamo ai segnali a cui dovresti prestare attenzione.

  1. Ogni tuo comportamento viene controllato, direttamente o indirettamente. Spesso ti vengono lanciate frecciatine su cosa posti nei social, per esempio, o su chi ti commenta cosa. Pensi che sia normale, che l’altro ci tiene a te ed è naturalmente geloso. Non è così. Sei vittima di un amore possessivo (Lo so che ti rode ammetterlo!).
  2. Come conseguenza, non ti senti più libero di esprimere al 100% chi sei, temi perennemente la reazione dell’altro. Misuri parole e pensieri, a volte rinunci anche a cose che ti piacerebbe fare per paura di ferire l’altro. Pensi “Ma io lo faccio perché l’amo! E l’amore è sacrificio e rinuncia!”. Niente di più falso.
  3. Inizi a raccontare bugie. Prima di tutto a te stessa. Poi, anche al partner. Questa è la manifestazione più evidente del fatto che il rapporto non funziona e stai agendo così perché sei vittima dell’amore possessivo. Ti senti incatenata, non sai come uscirne, e la via che ti sembra più facile è raccontare l’ennesima balla, sperando che sia una cosa momentanea e che si finirà lì. Invece ti ritroverai a raccontare sempre più bugie.

Che fare quindi?
Se vuoi un aiuto competente in questo senso, ti rinnovo l’invito al corso online di gruppo “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, in partenza il 23 Febbraio.
Di base, comunque, in questi casi non ci sono tanti giri di parole: le relazioni basate sul possesso non sono relazioni sane e come tali vanno chiuse quanto prima. Certo, puoi ringraziare questa persona che ha fatto parte della tua vita perché sicuramente ti ha insegnato qualcosa su di te e sull’amore. Ma poi è bene lasciarla andare per la sua strada, perché incontri a sua volta qualcuno che resti nella sua vita senza avere il bisogno di possederla.

amore possessivo

Le relazioni sane, dove l’amore è fatto di appartenenza, si basano su 4 pilastri fondamentali

  1. La fiducia. Che non ha bisogno di essere costruita o riconquistata ogni giorno. La fiducia c’è perché c’è l’Amore e desideriamo che quella persona faccia parte della nostra vita.
  2. La libertà. In una relazione sana ci si deve sentire liberi di esprimersi. Anche quando sappiamo che l’altro non la pensa come noi. C’è Amore non quando si pensano e fanno le stesse cose, ma quando c’è il profondo rispetto per l’altro anche se la pensa diversamente.
  3. La verità. Quando c’è fiducia reciproca ci sentiamo liberi di dire la verità perché sappiamo che, in tutti i casi, nell’altro troveremo ascolto e comprensione.
  4. La responsabilità. Siamo responsabili di ciò che diciamo e agiamo e quindi siamo anche pronti di assumercene le conseguenze.

So di non averti svelato chissà quali verità nascoste, ma la verità a volte è semplice e banale, e proprio per questo sfugge. Per niente facile da mettere in pratica, ma semplice e banale. Potrebbe anche essere che, leggendo questo articolo, tu ti sia accorto che non subisci nessun amore possessivo, ma lo metti in atto tu stesso! Ecco, allora il tuo più grande e ultimo gesto d’amore verso l’altro potrebbe essere quello di liberarlo da questa relazione malsana. Perché, se c’è una cosa che vi sta dicendo la situazione che state vivendo, è che NON siete fatti l’uno per l’altra.

Manola Tegon

PS. “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” inizia il 23 Febbraio e, nella versione base (2 settimane), costa 69 euro; nella progredita (un mese), 138 euro. Avviene tutto in una chat di gruppo su WhatsApp, ben regolamentata e piacevole da seguire. Puoi ascoltare l’audio giornaliero comodamente da dovunque sei, e fare gli esercizi proposti come e quando preferisci. Scrivimi oggi stesso, tra pochi giorni partiamo! 3384243293

Ginofobia: perchè gli uomini hanno paura delle donne?, di Manola Tegon

Ginofobia: la paura che gli uomini hanno delle donne

Mi capita quasi quotidianamente, ormai, di sentir dire che gli uomini hanno paura delle donne, per i più svariati motivi. Alle volte sottintendendo anche un fastidioso pensiero che personalmente non condivido, ovvero che le donne sono degli esseri in qualche modo “superiori” agli uomini, e pertanto migliori. Non sono mai stata d’accordo con questa visione delle cose. Credo nel valore dell’essere diversi e adoro gli uomini in tanti aspetti peculiari della loro natura.

Per questo mi sono sempre posta la questione sotto forma di domanda e non di affermazione:

Perché gli uomini hanno paura delle donne?

Nella mia esperienza di Life Coach posso dirti che ho incontrato diversi uomini che avevano paura delle donne, e accompagnarli in un percorso di crescita personale mi ha fatto scoprire alcune cose. In questo articolo voglio condividere con te le più preziose.

ginofobia

Gli uomini hanno paura soltanto di alcune donne

Gli uomini non hanno paura delle donne in generale, ma di alcune donne. In particolare di quelle da cui si sentono particolarmente attratti. E ne sono attratti proprio perché lì risiede la loro sfida personale, da affrontare per cambiare.
E’ un po’ quello che succede nelle fiabe, quando il principe, per salvare la principessa nel castello, deve affrontare draghi, battaglie, stregoni, insomma mettere in pericolo la propria vita.

Così avviene per l’uomo che incontra la donna dei propri sogni: che in qualche modo gli fa paura perché, automaticamente, in modo del tutto naturale e spesso non voluto dalla donna stessa, lo mette di fronte a tutte le sue debolezze, incertezze, fragilità e paure. Quando invece lui vorrebbe mostrarsi forte, coraggioso, intraprendente.
Nelle fiabe abbiamo sempre dato “troppa” attenzione alla principessa, pensando che fosse in uno stato di bisogno e quindi da salvare. Dimenticandoci delle prove che invece doveva sempre superare il principe… per cambiare il corso della storia…

Il rapporto con la paura in sé, come emozione

La paura non è un’emozione di cui vergognarsi, anzi. Se da un lato ci frena perché è possibile che stiamo fiutando un pericolo, dall’altro lato ci costringe a prenderci una pausa. Pausa che diventa un momento di introspezione e approfondimento; che ci dà il tempo per riflettere e trovare la forza e la motivazione per andare oltre.
Molto più spesso di quel che pensiamo, ciò che percepiamo come pericolo non è altro che il timore di uscire dalla nostra comfort zone. Per andare verso ciò che non conosciamo e che quindi non possiamo controllare, non sappiamo gestire.

La prossima volta che incontrerai una donna da cui ti senti profondamente attratto, quindi, ma che allo stesso tempo ti smuove una paura tanto profonda quanto incomprensibile da farti credere che, in fondo, quella non sia la donna per te, fermati. Fermati e guardati dentro. Probabilmente ciò che ti si svelerà di te stesso non ti piacerà, ma ti offrirà l’occasione di affrontare ombre che ti porti dietro da tempo. A te la scelta: se continuare sulla vecchia strada oppure cogliere l’opportunità di imboccare un nuovo sentiero sconosciuto, alla scoperta di tue risorse e qualità che non sapevi di avere.

ginofobia uomini paura delle donne

Se sei una donna…

Prova a vedere la situazione in questo modo, se ti capiterà di avere a che fare con un uomo (che ti piace) che avrà un’evidente paura di te e di una vostra eventuale relazione. Spesso noi donne ci facciamo mille paranoie su quanto siamo belle, desiderabili, in gamba, piacevoli, intelligenti e chi più ne ha più ne metta. Quando, in realtà, la spiegazione di quelle paure maschili sta in una lucida presa di coscienza dei limiti e delle scelte di vita dell’uomo in questione.

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale

Pornografia e adolescenza, di Luca Ferretto

Pornografia e adolescenza: una bomba a orologeria

Il contatto tra pornografia e adolescenza rappresenta letteralmente una bomba a orologeria, di una portata drammatica per l’evoluzione di tutto l’immaginario sessuale adulto. In un altro articolo avevamo visto come la pornografia eroda alla base l’immaginario di una generazione, causando danni biologici irreversibili.
Basti pensare a come l’immaginario religioso abbia indotto una specifica visione mortifera, a volte, per la sessualità e per la donna. E non a caso abbiamo connesso l’ossessione da Viagra con la recente esplosione di pornografia a tutti i livelli e le età.

Oggi un adolescente è terrorizzato dall’essere impotente più di un ottantenne. Il problema con il porno digitale non è tanto quello di deformare l’immaginario sessuale ma di atrofizzarlo, di svuotarlo, di mettere il maschile e il femminile unicamente al servizio di una scarica di sperma. Quando l’erotismo si allontana dalle emozioni, quando l’immaginario sessuale perde mistero, profondità, sensualità e senso della bellezza, trasforma il sesso solamente in una scopata. Come l’osso spolpato di un’esistenza.

porno adolescenza

Il sesso nell’immaginario adolescente

Ora, pensiamo a quanta importanza rivesta il sesso non ancora “consumato” nella mente di un preadolescente o di una quindicenne.
Non esiste epoca della vita in cui il sesso abbia una carica di attrazione e di mistero così intensa.
In quel momento della vita, la carica e la curiosità sessuale sono energia pura. Sono l’energia del sesso nel suo momento di massima potenza, come la prima luce dell’alba che taglia il buio.

Al di là del sesso, è in quel momento della vita tra preadolescenza e adolescenza che i ragazzi e le ragazze iniziano a “sentire” quella connessione tra anima e materia. Connessione che fisserà le loro aspettative e le loro prime sconfitte, determinando l’aspetto degli adulti che saranno un giorno.
Più stereotipi entreranno in quella fase della vita e più la personalità sarà traballante. Come una casa costruita sugli stuzzicadenti.

L’adolescenza ha bisogno di personalità forti cui ispirarsi. Ha bisogno di contrasti e di un sacco di poesia, di simboli, avventura e miti, di narrazioni eroiche ed emozioni fortissime in cui credere.
Tutte cose di cui il porno è quasi del tutto privo.
E continuo a ribadire che con porno non intendo la rappresentazione della profondità e della bellezza dell’amplesso, ma la celebrazione massificata del suo lato peggiore: l’uso dell’altro.

E’ evidente che è durante l’adolescenza che siamo stati più stimolati a cercare nei libri e nei film tutto ciò che volevamo sapere sul sesso. Anche per i ragazzi più precoci il sesso rimane comunque un mistero, al di là di quanta attività sessuale facciano. Il fatto di credere che il sesso sia “quello lì” è la cosa più grave che possa accadere.

Il sesso non è ciò che si vede nella pornografia

Un cazzo in bocca, una sborrata in fica, sbattere, urlare e basta. Il sesso non è questa roba qui.
A parte l’aspetto più idraulico, che esiste ovviamente, il piacere sessuale e le dinamiche dell’amplesso sono un mistero insondabile e lo rimarranno per sempre. Anche quando avremo ottant’anni. Il porno, invece, istiga i ragazzi e le ragazze a fare il primo grande errore di valutazione: dice che scopare è facile, che viene naturale. Che è tutta una questione di prendere, che non serve una storia, non c’è mistero, non c’è una didattica.

Impara bene chi lo fa per primo, chi ne fa tanto, chi lo fa come quel tale in quel film, soprattutto chi riesce a separare la “sbattuta” dall’emozione. Il più idiota insomma. Il più idiota vince, anche nel sesso.
Tutto è di fronte a me, basta sprofondare le mani nel banchetto e divorare a più non posso. Il porno mostra il sesso nel suo aspetto più banale e superficiale: quello animale.
Immagina di portare un ragazzo in un ristorante vegetariano, per fargli assaporare un tipo di cucina più raffinata e varia di quella tradizionale. Si mette a tavola e l’unica cosa che viene servita quel giorno è un minestrone. Che esperienza del gusto, della scelta, della complessità dei sapori e delle ricette farà mai questo ragazzo?

Poi portalo lì ogni giorno e fagli mangiare sempre lo stesso minestrone, variando solo le verdure all’interno. Sarà esclusivamente la fame a determinare quanto mangerà. Ma di cosa stia mangiando non solo non capirà niente, ma non avrà nessun motivo per imparare. Perché ormai sarà ovvio per lui che la cucina vegetariana è fatta solo di verdure cotte e non di visioni del mondo. Che è ciò di cui sono fatte, invece, tutte le tradizioni culinarie del pianeta.

Se l’adolescente non impara che la sessualità è un fenomeno complesso, un linguaggio strutturato e un modo di comunicare profondo con l’altro, finirà per sentirlo esclusivamente come un’esperienza posticcia della vita. Fatta per sfogare un istinto, come la fame. Come se il sesso fosse una di quelle porcherie che servono da Burger King.

Luca Ferretto, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Sex Coaching di Ilaria rivolti agli uomini

Crescita personale, passioni e ossessioni, di Manola Tegon

Come si sviluppa la crescita personale quando ci sono intense passioni e ossessioni

Lavorare nel settore della crescita personale mi sta facendo porre delle domande nuove. Notare questioni a cui prima non facevo caso. Ultimamente mi sono spesso imbattuta nei social su profili di persone che raccontavano delle loro passioni. In particolar modo legate ad attività sportive, spesso estreme o comunque per affrontare le quali c’è bisogno di una forte carica di adrenalina. Passioni, perché così spesso vengono descritte, talmente forti da mettere in secondo piano partner, famiglia e amici.

Una parte di me ha sempre guardato con ammirazione e una certa curiosità a queste persone così tanto appassionate a un’unica cosa. Tuttavia c’era sempre qualcosa che non mi tornava… fin da ragazzina… L’amore esclusivo per un’unica cosa, una passione totalizzante mi ha sempre in qualche modo “spaventato”. Se da un lato, infatti, mi portava a una certa ammirazione per chi l’aveva, dall’altro mi ha sempre dato il sentore di una privazione di libertà.

La moda della crescita personale

Viviamo in un’epoca piena di contraddizioni. E anche nel settore della crescita personale questa cosa emerge.

crescita personale

Un must di questi anni, per esempio. è sicuramente quello di “condannare” chi dedica la propria vita esclusivamente al lavoro, trascurando partner, famiglia, figli e vita sociale in generale. Librerie piene di libri motivazionali su cui si raccontano che la vita si realizza “altrove”, fuori dagli uffici o dal fatturato da fare. Che ci dicono come dedicare più tempo ad altro, alle nostre passioni per l’appunto. Senza accorgerci poi che anche le passioni, sportive o di altro genere, possono diventare la stessa trappola da cui vorremmo evadere. Ed è questa la domanda che mi è sorta:

Perché essere dediti al lavoro, anche eccessivamente, non va bene, e invece dedicarsi ossessivamente a una passione, trascurando e sacrificando soprattutto la vita relazionale e sociale è considerato socialmente accettabile?

Recentemente ho letto un libro sull’origine delle malattie. Guarda caso parlava proprio delle persone che si dedicano in maniera smisurata alla pratica di sport estremi. Persone che la società di oggi, e per alcuni aspetti anche in maniera corretta, porta come esempi da seguire di dedizione e perseveranza, capacità di raggiungere gli obiettivi e di superare i propri limiti.
L’autore metteva però in luce un altro aspetto: spesso si tratta di persone che vivono un mancato riconoscimento e, proprio a livello chimico-biologico, questo sentire, per una “banale” legge di sopravvivenza, fa produrre loro delle altissime dosi di adrenalina che li spinge, appunto, a riuscire in prestazioni sportive estreme, generando, ahimè, una sorta di dipendenza. Per cui una persona ha bisogno di ripetere quella prestazione, e ogni volta arrivando a un livello più alto.

La conclusione a cui arrivava l’autore, in totale controtendenza rispetto a quello che la società di oggi ci propina tutti i giorni, è che l’uomo “sano” non ha per niente bisogno di superare i propri limiti. Perché spesso questo può implicare la morte delle persona, a livello biologico!
Mentre, sempre a livello biologico, l’essere umano è fatto per una cosa soltanto: la riproduzione e l’evoluzione, per le quali non è necessario superare alcun limite.

Il limite tra la crescita personale e la passione sana da un lato, e la dipendenza autodistruttiva dall’altro

Mi sono allora chiesta: ma allora, a livello di crescita personale, che differenza c’è tra chi dedica tutto il proprio tempo ed energie al lavoro, togliendolo alle relazioni sociali e alla vita affettiva, e chi fa la stessa cosa per una passione? Che sia la corsa, scalare una montagna o vincere le olimpiadi? Nessuna, mi pare.

Le conclusioni a cui voglio giungere non sono certo quelle di dirti di rimanere chiusa in ufficio. Perché, da un certo punto di vista, è sicuramente più piacevole un paesaggio di montagna. O che avere delle passioni a cui dedichi il tuo tempo è una cosa sbagliata.
Quello su cui vorrei farti riflettere è che spesso ce la raccontiamo, e che quando ci buttiamo a capofitto solo su una cosa della nostra vita, forse dovremmo fermarci e interrogarci se c’è qualcosa che non va, in noi.

crescita personale

Che vuoto interiore stanno colmando le ore in ufficio o in palestra?
Cosa il pensare solo alla prossima montagna da scalare mi evita di vedere e affrontare?

Per quanto un ambito della nostra vita ci possa appassionare, questo non dovrà mai andare a discapito di altro. Men che meno nelle relazioni con gli altri. Il limite tra passione e ossessione, infatti, è molto sottile. Soprattutto facciamo fatica a riconoscerlo negli ambiti extra-lavorativi. Ma l’effetto è sempre lo stesso: l’ossessione ci priva della nostra libertà e ci rende schiavi. Sempre.

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”