Cos’è la sessualità sacra e come coltivarla

Sessualità sacra: cosa non è

La sessualità sacra non è il Tantra. Mettiamolo subito in chiaro così liberiamo il cielo da nubi che fanno solo confusione.
Il Tantra è una pratica come qualsiasi forma di sesso è una pratica. Possiamo sperimentare il sesso sacro praticando Tantra, oppure no; come possiamo sperimentarlo, o non sperimentarlo, durante qualsiasi attività sessuale.
Ho praticato Tantra per tanti anni: da tantrika, da studiosa e dopo anche da iniziata. L’ho usato nel mio lavoro. Puntualmente, vedevo generarsi un fraintendimento: l’illusione di poter conoscere e vivere la sessualità sacra seguendo delle regole, imparando procedure (posizioni, mantra, etc.). Non è così.

sessualità sacra

La sessualità sacra inizia e termina in un atteggiamento, un approccio, una mentalità.
Approcciandosi al sesso come fa la maggior parte delle persone e credere di poter fare questa esperienza è pura utopia; è impossibile. Ragion per cui, in questo articolo, mi concentrerò sulle basi: su questo aspetto della mentalità che quasi tutti sottovalutano, precludendosi proprio così l’esperienza che in realtà vorrebbero tanto fare.

Quale esperienza? L’esperienza dell’estasi, della trascendenza dell’ego e dell’unione cosmica.
Si può fare, assolutamente, anche senza imparare il Tantra; ma bisogna preparare un certo “humus”, per renderla possibile.
Come qualsiasi altra coltivazione: prima si prepara il terreno, a volte per lunghi tempi se necessario, e solo dopo si piantano dei semi; e dopo ancora li si vede spuntare, crescere ed espandersi.
Iniziamo, quindi, dalla preparazione del terreno.

Sessualità sacra: come puoi cominciare a coltivarla, concretamente

Ti do 3 input precisi, così puoi metterti subito all’opera. Capire, razionalizzare e scervellarsi è totalmente inutile, in questo ambito, e spesso anche dannoso.

1) Liberati di tutte le persone che ti fanno pesare addosso il proprio feedback su come sei fatta.

Che si tratti di complimenti, apprezzamenti e ammirazione o di critiche, consigli e giudizi, solo quando sono uno ogni tanto, opportuni e sensati possono tornare utili. Quando sono troppi e/o inopportuni, invece, rischiano di tenere la tua attenzione ed energia ancorate al tuo ego, allo strato più superficiale della tua identità e della vita, rendendoti difficile una connessione più profonda.
Per esempio: se io mi sto dedicando allo sviluppo della mia intelligenza e capacità comunicativa, e dall’altra parte ho interlocutori che continuano a spostare la mia attenzione sui vestiti che indosso o sul mio culo, questi personaggi stanno mettendo i bastoni tra le ruote alla mia evoluzione. Se invece io mi stessi dedicando proprio al look e a rassodare il fondo-schiena, invece, qualsiasi loro tentativo di concentrarsi su questi aspetti potrebbe tornarmi utile.

Altra distinzione è da farsi tra lavoro e vita privata: del mio look e corpo io do l’autorità di parlare solo a chi fa parte della mia vita privata – a meno che di lavoro non faccia la modella, per esempio, caso in cui diventa comprensibile che anche altri ne parlino. In tutte le professioni che non hanno a che fare con l’estetica e l’intrattenimento fisico, però, commenti su questi aspetti sono inopportuni e fuorvianti.

Chi vuole praticare la sessualità sacra deve imparare anzitutto a vivere nelle profondità della vita, e non sulla superficie. Per farlo, ha bisogno di circondarsi di altre persone che hanno scelto questa stessa via e che sappiano portarla avanti; altrimenti non si riesce – siamo tutti influenzabili.

2) Scegli con cura che legami stabilire con le varie persone.

Ognuno di noi, ogni giorno, si relaziona con diverse persone; per una moltitudine di motivi. Con pochissime abbiamo in comune la sessualità sacra. E’ una cosa intima e, anche quando la manifestiamo serenamente pure nella vita sociale per esempio, parlarne non vuol dire farla: un conto è parlare di sesso, cosa completamente diversa è fare sesso. Eppure con tutti, anche con coloro con cui parliamo e basta, magari addirittura nei social, col massimo della distanza possibile, stiamo stabilendo un legame.

Che legame voglio stabilire con questo tipo di energia di cui è portatrice questa persona?
E’ importante chiederselo. Tutti i giorni.
Perché, se per esempio diamo troppo spazio a certe energie, durante la giornata, andremo a creare il terreno fertile per il verificarsi di vere e proprie interferenze. Che possono farsi sentire, pure abbondantemente talvolta, anche nei rapporti sessuali.

Anche nelle relazioni e conversazioni più in generale, quindi, diamo spazio solo a quelle influenze con cui legarci può fare bene alla nostra esperienza di una sessualità sacra. A tutto il resto, semplicemente, chiudiamo la porta.

sessualità sacra

3) Sii tu a dettare la tua legge.

Anche nel sesso. E’ la stessa identica cosa che in qualsiasi altra relazione: gli altri, nel rapportarsi a te, si devono poter regolare in base a regole che TU rendi esplicite e comunichi chiaramente. Quando tu ti esprimi con chiarezza rispetto a ciò che gli altri possono permettersi con te oppure no; a ciò che ti agevola a godere ed espanderti e a ciò che invece ti disturba; a ciò che cerchi e vuoi e ciò che repelli e allontani, e loro imparano e mettono in atto, bene. Stai costruendo delle relazioni che possono funzionare anche come terreno fertile per la sessualità sacra.
Quando tentano di fregarsene, di passarti sopra o di cambiarti, invece, sappi che è una forma di violenza: sono persone da cui prendere le distanze.

Testa per un periodo questi consigli e fammi sapere come va la sessualità sacra

Ricapitolando: la sessualità sacra è un’esperienza di estasi, trascendenza dell’ego e unione cosmica. Ma, per verificarsi, ha bisogno di trovare un terreno fertile. Terreno fertile che si crea mettendo in atto questi 3 consigli che ti ho appena dato.

Prova a farlo per qualche giorno o settimana e vedi come cambia la tua sfera della sessualità e il tuo approccio a essa.
Poi, se ti va, condividilo nei commenti; sarà interessante per me che sono sempre curiosa, e sarà utile per tante altre donne che ci leggono.

Buon divertimento 🙂

Ilaria Cusano

Come gestire una relazione a distanza, di Manola Tegon

Relazioni a distanza: una sfida che capita a molte…

Quando parliamo di relazione a distanza, il primo pensiero va sicuramente a tutte quelle coppie che vivono in due luoghi fisicamente lontani. Senza accorgerci, però, che molto spesso viviamo relazioni a distanza anche quando viviamo sotto lo stesso tetto…

relazione a distanza

Ne è stata un’ennesima conferma anche il lockdown che siamo stati costretti a vivere. Tantissime coppie sono andate in crisi; improvvisamente si sono accorte che condividevano spazio e tempo con qualcuno che, nella migliore delle ipotesi, gli era indifferente; nella peggiore, hanno scoperto di avere accanto una persona insopportabile e con la quale non avevano (più) nulla da condividere.

Da Life Coach Spirituale che osserva sempre la realtà che ha intorno, perciò, credo che non ci sia tanto bisogno di consigli per gestire una relazione a distanza. Per il semplice fatto che è una delle relazioni più facili da gestire!

Una gran parte di noi, infatti, se ci pensi, è in grado di portare avanti esclusivamente relazioni a distanza.

La vera sfida è portare avanti relazioni di vicinanza

Il tantissimo tempo che abitualmente passiamo fuori casa; che sia per lavoro o per altri impegni, è un mettere una distanza.
Tutto quel tempo dedicato più ai figli che alla coppia; quell’usare ritrovarsi solo alla sera, per cenare insieme, oppure il sabato e la domenica.
In una società come la nostra, poi, dove si tende oramai a valorizzare a dismisura l’individuo, la realizzazione personale, spesso a discapito della condivisione con l’altro che viene proposto per lo più come una “minaccia”, come un limite alla nostra libertà. A volte ci si può sentire non solo giustificati, ma addirittura incoraggiati, a intrattenere una relazione di questo tipo. Relazioni fatte più di distanza che di vicinanza.

Le relazioni a distanza sono anche un po’ figlie del nostro tempo: dove la tecnologia ci aiuta si a raggiungere e conoscere anche persone lontane da noi ma che, per forza di cose, ci costringeranno a permanere in dei rapporti superficiali.
Come esseri umani, infatti, per interagire, non abbiamo solo bisogno della parola, che può essere mediata anche da una telefonata o da un messaggio. Abbiamo un bisogno vitale anche di comunicazione non verbale e, soprattutto, di contatto fisico.
Le video-chiamate fra amici o le web-call di lavoro degli ultimi mesi… non ti hanno esaurito, energeticamente? Ebbene, sappi che questo è successo perché il tuo cervello ha dovuto fare il doppio della fatica, per relazionarsi con l’altro.

La comunicazione virtuale, energeticamente, è una gran fatica per tutti noi

Costantemente mediati da uno schermo, al tuo cervello manca tutta la comunicazione non verbale, quando si interagisce virtualmente. Comunicazione non verbale che è indispensabile, per capire per esempio se una persona è sincera con noi o ci sta mentendo; se ci possiamo fidare oppure no; se sta parlando per paura o perché ci vuole veramente bene.

Riporta tutto questo in una relazione di coppia a distanza; che sia una distanza fisica o di altro tipo. E traine le tue conclusioni.
Avrai sempre una comunicazione non completa, qualcosa dell’altro che ti sfuggirà; e che non solo non ti permetterà di conoscerlo nel profondo, ma non permetterà nemmeno a te di esprimerti per quello che sei veramente. Perché ti mancherà quel tassello necessario per mettere le basi di un rapporto sano e di condivisione: la fiducia.

relazioni a distanza

Detto ciò, che in tutta responsabilità mi sentivo in dovere di trasmetterti, voglio darti anche una parola di incoraggiamento.

Di per sé, non esistono relazioni giuste o sbagliate a priori: sono tutte funzionali a uno scopo evolutivo che come persone dobbiamo raggiungere. Se stai vivendo una relazione a distanza, una ragione c’è; e viverla con questa consapevolezza ti permetterà comunque di viverla meglio, con la giusta leggerezza. Perché è cosi che va vissuta, per stare bene.
Diversamente, se cerchi profondità e spessore, ti consiglio di esprimerti in tal senso e costruire altro, per la tua vita; onde evitare una delusione forse evitabile, effettivamente… che ne dici?

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Come scoprire se lui ti tradisce, di Manola Tegon

Il tradimento: quanta superficialità e luoghi comuni…!!

Su un argomento così spinoso, una Life Coach Spirituale non può che darti degli spunti di riflessione altrettanto spinosi. La questione del tradimento in una coppia è diventato ormai un argomento talmente sdoganato che dovremmo essere tutti in grado di:

  1. evitarlo;
  2. saperlo gestire al meglio.

Ma non è assolutamente così. Continua a essere affrontato con superficialità e luoghi comuni, secondo schemi prestabiliti difficili da mettere in discussione. Chi tradisce è stronzo, chi è tradito poverino… E che, di conseguenza, ce lo fanno vivere come un’esperienza frustrante, poco edificante, che ci porta solo dolore. Vorrei invece farti vedere la questione da un altro punto di vista, partendo proprio dai due punti che ti ho elencato sopra. Iniziamo dal primo punto.

Come scoprire se lui ti tradisce

Si può evitare un tradimento?

La mia risposta è un NI, e adesso ti spiego perché.

Si, lo puoi evitare, quando sei in una relazione sana. Basata sul confronto e il rispetto reciproco. Dove i momenti di debolezza di ciascuno diventano motivo di condivisione. Quando dell’altro ami anche i difetti.
Le relazioni basate sulla fiducia reciproca si basano proprio su questo: la possibilità di poter essere se stessi al cento per cento, soprattutto nelle debolezze, a tal punto da non sentire il bisogno di scappare e di doversi rifugiare tra le braccia di qualcun altro, in un momento di fragilità.
Sembra un discorso tanto scontato quanto difficile da attuare in questi tempi, dove tendiamo a costruire rapporti molto superficiali, anche in amore.

No, non lo puoi evitare, perché nel tradimento agisce il famoso “terzo incomodo”. Qualcuno di esterno alla coppia che in qualche modo entra nella tua vita, a prescindere che tu sia il tradito o il traditore. Ed è entrato nella tua vita di coppia perché gli è stato lasciato lo spazio perché potesse entrare e farne parte. Perché tu e il tuo partner, in quel preciso momento, avete un salto da fare, verso una nuova relazione. Se con una nuova persona o in un rapporto rinnovato sempre con la stessa, dipende da come saprete gestire il tradimento.
E qui passiamo al punto 2.

La questione non è come accorgersi se il tuo partner ti tradisce…

Perché, se impariamo ad ascoltarci nel profondo, noi la sappiamo già, questa verità.
Nel momento stesso in cui mi si insinua il dubbio, significa che il legame di fiducia si è incrinato, se non addirittura spezzato. E, quando si comincia a mettere in atto quei comportamenti malsani di controllo del telefono, dei messaggi, dei social, stiamo solo cercando la conferma a qualcosa che sentiamo come già vero dentro di noi.
Quindi il punto non è tanto scoprire se il mio compagno mi sta tradendo, ma perché mi è sorto il dubbio, perché la mia fiducia vacilla nei suoi confronti, perché non mi sento più così sicura.

E qui arriviamo al cuore del nostro articolo: come scopro se lui mi tradisce?

Semplicemente ascoltandoti.
Se senti che la fiducia sta vacillando è molto probabile che sì, ci sia un tradimento. Di qualche tipo.

Ma è a questo punto che tu dovresti fermarti e interrogarti sul tipo di relazione che stai portando avanti. Perché il tuo rapporto è già in crisi da prima; nel momento in cui il dubbio avanza nella tua testa è perché cominci a realizzarlo, e una eventuale scoperta del tradimento sarebbe solo la conferma di qualcosa che già sentivi, e che c’è qualcosa da cambiare.

Come scoprire se lui ti tradisce

E qui arriva il momento più difficile. Perché dovrai tirare fuori tutte le tue risorse per capire cosa vuoi veramente da una relazione.
Lo so, il tradimento è una delle cose più dolorose da gestire in un rapporto di coppia, perché mina le basi della nostra autostima, ci costringe a un confronto con l’altro che spesso può rivelarsi distruttivo, risveglia spesso in noi desideri di vendetta e rivalsa… Insomma, le peggiori emozioni di un essere umano…
Ma, alla stesso tempo, se gestito bene, può rivelarsi un grande momento di crescita, personale e di coppia.

Per concludere, tu non hai bisogno di scoprire se lui ti tradisce, ma capire perché la tua fiducia vacilla.
Da qui devi partire. E da qui troverai le risposte.

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Cosa sono le costellazioni familiari e come sfruttarle

La scelta dell’uomo giusto e il retaggio familiare

Tanti anni fa, a un certo punto, mi ritrovai in un matrimonio. Dico “mi ritrovai” perché veramente non era previsto.
Non avevo mai pensato di sposarmi e chiunque, intorno a me, reagì prima di tutto con sorpresa, quando annunciai che stavo per farlo.

Sentivo che c’era qualcosa di più grande di me in azione; ed ero estremamente immersa, in effetti, in una serie di dinamiche familiari da cui dovevo passare, per evolvermi nel mio cammino. Non capivo bene che funzione io stessi avendo, nel mio albero genealogico; ma sentivo con lucida chiarezza che si trattava di compiere una rivoluzione. Di chiudere definitivamente con una certa storia e di avviarne un’altra, totalmente diversa, nuova, migliore.

costellazioni familiari

Allora mi decisi a fare qualcosa di incisivo per agevolarmi in questa tappa del mio viaggio: un intero anno di costellazioni familiari.
Dedicai tutto l’anno prima del matrimonio a questo percorso: studi, seminari, gruppi. Un impegno il cui scopo era prepararmi al meglio ad attraversare l’esperienza che, per qualche misteriosa ragione che mi riguardava fino a un certo punto, ero chiamata ad attraversare.

La mia lotta al maschilismo

L’ho sempre odiato. Proprio perché mi fa venire l’odio. E, ovviamente, non mi piace per niente, quando mi viene l’odio.
Solo che – tutte le persone vittime di discriminazione lo sanno – quando vieni giudicata, vessata e discriminata, nella migliore delle ipotesi ti sale l’odio. Quella rabbia e quell’aggressività che ti permettono di difenderti e di salvarti. Che ti servono, purtroppo, per difenderti e per salvarti
Nella peggiore delle ipotesi, invece, ti vengono lo svilimento, la debolezza e la depressione. Che poi è lo scopo del tuo carnefice: annientarti.

Ecco, io sono stata vittima di questo genere di abusi per tanti anni. In particolar modo da parte di mio padre. Ma lui era solo il personaggio più significativo di questo teatrino. Un teatrino che è ben più ampio, popolato e diffuso.

Chi l’ha detto che un uomo può permettersi di giudicare ad alta voce se siamo belle o brutte, desiderabili o no? Certamente può pensarlo, ci mancherebbe. Ma chi gli dà il diritto di affermarlo davanti a noi o addirittura pubblicamente?

Dove sta scritto che abbiamo il “dovere” di soddisfare l’uomo? Ma che scherziamo? Siamo venute al mondo per ben più importanti e nobili motivi, che non soddisfare un ragazzino viziato mai cresciuto da una pessima madre!

Come si permettono ancora così tanti “uomini” di venire a gridare ai quattro venti che, quando una donna usa le app per incontri è una poco di buono; quando esce con tre persone diverse a settimane è una troia; e quando gode tanto è una inaffidabile e senza ritegno?

Questo stato di cose, purtroppo diffuso tuttora in misura esagerata, fa letteralmente schifo!
Ecco, col senno di poi e grazie a quell’anno di costellazioni familiari, oggi posso dire che, nel mio matrimonio, io mi sono impegnata a cambiare le cose. Senza scendere troppo nei dettagli perché sarebbe umiliante per il mio ex marito, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per fare la differenza in tal senso.

Non dovevo sposarmi, dovevo divorziare; ma per divorziare bisogna sposarsi

Dopo sette anni, dopo aver attraversato tutto quel che dovevo e dopo aver visto, distaccandomene, qual era la storia, mi resi conto di quanto tutto avesse avuto a che fare con la narrazione lasciata in sospeso da mia madre. E da tutte le mie antenate donne, in realtà; mia madre era solo quella che avevo più prossima.
Quando decisi di divorziare, infatti, la cosa che più mi terrorizzava non era tanto ricominciare a occuparmi di me da sola. Nel mio matrimonio ero io quella forte e, anzi, per me occuparmi solo di me era un alleggerirmi, non un privarmi di qualcosa… Tornare single è stata una liberazione!

La cosa che mi terrorizzava era la reazione di mia madre e di mia nonna. Pensavo l’avrebbero presa malissimo e temevo mi avrebbero “esclusa dal clan”. Nessuna donna, in tutto il mio albero genealogico, si era mai “permessa” di divorziare. E sì che ce n’erano diversi, di mariti che avrebbero meritato un bel calcio nel culo!
Il divorzio era visto come una colpa e un fallimento. E non della coppia, attenzione: della donna.
Invece, quando andai a parlare con mia mamma e mia nonna, le loro reazioni mi sorpresero. E pure tanto!

costellazioni familiari

Dopo qualche mese, nella mia nuova casa da single, in santa pace e in piena rinascita, mi ritrovai al telefono con mia madre.

Sai cosa ho capito? Che io, effettivamente, non dovevo sposarmi. Dovevo divorziare! Solo che, per divorziare, bisogna per forza sposarsi…

Quello che, nel mio albero genealogico, andava fatto e da tanto tempo, col mio divorzio fu finalmente fatto. E tutte le generazioni di donne future di questa linea, ora, sono libere dalle catene del maschilismo. Perché io, con la mia consapevolezza, il mio coraggio e le mie scelte, ho aperto anche un’altra strada. Le mie antenate mi hanno “caricata” per farlo e io l’ho fatto.
Qualcuna la percorrerà, qualcun’altra no. Ma prima non esisteva e adesso c’è ed è percorribile.

Ilaria Cusano

Innamorarsi di un uomo sposato: cosa fare e consigli, di Manola Tegon

Che fare, se ci innamoriamo di un uomo sposato?

Non è facile affrontare il tema relazioni con uomini sposati evitando facili giudizi e luoghi comuni. Potrei liquidare l’argomento semplicemente dicendoti che “non si fa”. E che è più probabile che lasciarti andare a un amore simile ti porterà più sofferenza che gioia. Ma è anche vero che ogni cosa che ci capita nella vita ha uno scopo preciso. Che tutte le persone che arrivano nella nostra vita lo fanno perché noi le attiriamo. Perché abbiamo una lezione da imparare. E saranno funzionali alla nostra evoluzione e alla nostra crescita…

Innamorarsi di un uomo sposato: cosa fare e consigli

Ho avuto modo di seguire diverse persone che si sono trovate in questa situazione. Ho constatato che ogni storia d’amore aveva dinamiche specifiche. Eppure, allo stesso tempo, ho notato diversi punti in comune fra le donne innamorate di uomini sposati.
In questo articolo ti riporto quanto di più importante ho imparato, nella speranza che ti possa essere utile nel caso in cui anche tu stia vivendo una relazione di questo tipo. Mi auguro che tu possa trovare l’ispirazione giusta, per vivertela nel miglior modo possibile. Qualsiasi cosa tu decida di fare 🙂

Che tipo di rapporto di coppia vuoi costruire con un uomo?

Difficilmente una relazione con un uomo sposato si trasformerà in qualcosa di duraturo con te. Non è impossibile ma è raro, e tu devi esserne cosciente.
Nella sua vita di coppia qualcosa non sta funzionando abbastanza, se ha lasciato spazio perché un’altra donna entrasse. In questo caso sei tu, ma questo non ti darà la certezza che lascerà la sua compagna per costruire qualcosa di duraturo con te. Ragion per cui, se sai già che sei alla ricerca di una storia d’amore stabile, il mio primo consiglio è quello di lasciar perdere fin dall’inizio le persone impegnate. Per evitarti la famosa sofferenza di cui ti accennavo all’inizio.

Se, invece, alla prima domanda non sai darti ancora una risposta precisa; o ti è chiaro che una relazione duratura non è quello che cerchi in questo momento, sappi che dovrai comunque fare un gran lavoro di autostima, per vivere un rapporto con un uomo sposato.
Potrebbe essere una delle famose lezioni a cui la vita ci mette di fronte!

Sapere che la persona di cui sei innamorata non è sempre disponibile con te, anzi, che nei tanti momenti di svago e tempo libero sta con un’altra donna, potrebbe far vacillare ogni sicurezza su te stessa. Costringendoti, anche involontariamente, a un continuo confronto con l’altra. Alla lunga potrebbe portarti allo sfinimento… e a sminuirti come persona in generale.

Trova una persona fidata tra i tuoi contatti. Una persona a cui senti di poter raccontare di questa tua storia. Siamo nel 2020, ma ancora oggi vivere una relazione con un uomo sposato è visto come qualcosa di poco etico e in qualche modo “sporco”. Al di là di quello che possono pensare gli altri, è una credenza che a livello inconscio abbiamo tutti dentro.

Avere una persona a cui poter confidare le tue paure, le tue sofferenze amorose, così come anche condividere i racconti dei tuoi momenti felici, ti aiuterà non solo ad avere un supporto nei casi di difficoltà, ma anche a cercare di capire cosa veramente vuoi da questa storia.
Ricorda: quando parliamo a qualcun altro, contemporaneamente stiamo parlando a noi stessi.

Datti un tempo entro cui capire che cosa vuoi da questa relazione

Innamorarsi di un uomo sposato: cosa fare e consigli

Se ti è chiaro che non ti fa nessuna differenza che sia sposato, anzi, magari il fatto che certe “incombenze” siano altrove, lasciandoti libera, bene. Puoi anche immaginare una storia per tutta la vita. Ma se, invece, dopo un po’ di tempo cominci a sentire segnali di pesantezza, che non sei pienamente soddisfatta, che i momenti di tristezza e sconforto sono di più di quelli di gioia e benessere, fissa un tempo entro cui prendere una decisione.

Le storie d’amore con gli uomini sposati, di solito, sono fatte di emozioni estreme: grande passione, sfida del proibito, poter infrangere regole e ruoli, spesso imposti dalla famiglia di origine. Tutte cose che ci danno grandi picchi di adrenalina, ma che allo stesso tempo ci portano a galla paure e ferite: dell’abbandono, del tradimento e della solitudine.
Emozioni delle quali potremmo non essere state mai consapevoli verranno alla luce – come invidia, gelosia, bisogno di riconoscimento.
A prescindere da come andrà la tua storia, che si trasformi nella storia d’amore della tua vita e lui scelga te come donna per costruire qualcosa di nuovo e diverso, o che tu a un certo punto decida di chiuderla, questa esperienza ti costringerà a fare un profondo lavoro di trasformazione su te stessa. Ne uscirai profondamente cambiata e più consapevole delle tue ombre. E tutto ciò non potrà che diventare ricchezza da portare in dote nella nuova relazione che deciderai di vivere 🙂

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Come liberarsi del complesso di inferiorità in amore, di Manola Tegon

Complesso di inferiorità, come liberarsene in amore

Oggi vorrei parlarti di un tema alquanto fastidioso, ma molto presente in chi vive relazioni d’amore poco soddisfacenti. Mi capita molto spesso, infatti, di sentire che, in una relazione di coppia, uno dei due partner soffre un senso di inferiorità rispetto all’altro… Ma che, tuttavia, fatica a manifestarlo.

complesso inferiorità amore
Ph. by VIC

Partiamo da un assunto: nelle relazioni sane l’essere diversi è una ricchezza e un arricchimento per entrambi nella misura in cui si è disposti a fare un continuo lavoro su di sé.

E’ normalissimo, infatti, se non addirittura fisiologico, che in un rapporto ci siano momenti o ambiti della vita in cui uno dei due partner faccia da “guida” rispetto all’altro. Penso che sia evidente per tutti che questo sia uno dei valori aggiunti dell’essere in due e non da soli: avere qualcuno accanto che, all’occorrenza, ci possa anche guidare, è una facilitazione, nella vita. Non una sfiga. Ok, fin qui ci siamo.
Ma, effettivamente, perché questo essere guida sia funzionale alla crescita del rapporto, e non vissuto come una soggezione con annesso il senso di inferiorità e il giudizio da parte dell’altro, sono fondamentali tre cose.

1) Il ruolo di guida deve essere interscambiabile

Nel corso della relazione questo ruolo deve essere rivestito alternativamente da entrambi.
In base alle proprie attitudini e alle esperienze personali, ognuno sarà più “competente” dell’altro in un determinato ambito della vita. E potrà mettersi così “a servizio”. Se questo non avviene, il rapporto è squilibrato e di conseguenza non sano.

2) Entrambi devono avere una certa propensione alla crescita personale

Volersi mettere in gioco, mettersi in discussione, voler crescere e maturare insieme devono essere delle costanti. E’ proprio questo tipo di propensione, infatti, che davanti a un’eventuale difficoltà non mi fa sentire inferiore rispetto all’altro, ma anzi! Ai miei occhi il mio partner diventa la mia principale fonte di ispirazione perché io possa diventare una persona migliore!

3) Avere un’alta autostima

In altre parole, avere una buona immagine di se stessi. Non esagerata, non infallibile, ma buona sì.
Ricorda: avere un’alta autostima non è segno di superbia o tracotanza. E’ alla base di una sana umiltà e anche della capacità stessa di mettersi in discussione. Solo chi ha un’autostima alta ha la forza di cambiare e di mettersi in gioco, nella vita.

Sembrano tanto scontati e ovvi questi punti, ma quanto è difficile metterli in atto?

Ferite, resistenze e nodi nelle relazioni

Quello che succede generalmente nelle relazioni, infatti, è che andiamo alla ricerca di partner che vadano a colmare i nostri vuoti e a toccare le nostre ferite profonde. Perché lo scopo di una relazione è proprio farci crescere e, in qualche modo, anche “guarire”.

Per un meraviglioso meccanismo della legge di attrazione, quindi, attiriamo per davvero chi i nostri vuoti li mette in evidenza! Ma poi?
A questo punto, quando c’è una bassa autostima, c’è anche poca propensione alla crescita personale. L’altro potrà farci da guida per un po’ (innescando probabilmente anche un meccanismo di dipendenza e attaccamento), ma la relazione sarà destinata a naufragare, nella migliore delle ipotesi! O a continuare in maniera insoddisfacente per entrambi, nella peggiore!

complesso inferiorità amore

Quando invece tutti i punti che ti ho elencato saranno presenti, ti ritroverai in un meraviglioso rapporto. Un rapporto stimolante, dove ti sentirai costantemente ispirata (quando sarai guidata!), e valorizzata e apprezzata (quando sarai tu a fare da guida).
Un rapporto in cui sarai carica di energia e in cui il confronto con l’altro non sarà un momento di scontro, ma di crescita per entrambi.
Entrambi vi cercherete per migliorare reciprocamente. In una relazione sana, infatti, ci si sente ogni giorno delle persone migliori 🙂

Manola Tegon, Scuola professionale di Life Coaching Spirituale

PS. Per mettere in atto tutto questo, è fondamentale ciò che ho scritto nell’articolo “7 segnali di un’amicizia vera”; (ri)leggitelo, in caso 😉 Il tuo partner, infatti, deve essere anche il tuo migliore amico! Nella misura in cui devi sentirti libera di essere, soprattutto nelle tue fragilità e debolezze.

5 valori delle coppie felici, di Luca Ferretto

Cos’è l’amore per gli uomini, come costruire una coppia felice

valori coppie felici

Oggi più che mai gli uomini vivono una profonda crisi di identità. Una crisi così vasta da mettere in discussione tutte le basi su cui il genere maschile fondava la propria sicurezza, aggressività e, spesso, arroganza verso le donne.

1) Partire da sé, tornare alle donne

Il partire da sé è stata la grande lezione di autocoscienza che il miglior femminismo ci ha lasciato. Anche noi uomini abbiamo accolto appieno questa lezione delle donne. Per poter finalmente abbandonare quell’insana abitudine tutta maschile, imparata dai nostri padri e nonni, dai film e dai libri di storia, confermata da anni di dominio maschile sul mondo… Quell’abitudine a non mettere al centro la persona in carne e ossa. La persona vera, coi suoi sentimenti e il suo mistero. Privilegiando, anche nel dialogo, il sentire. Il cosa provi prima del cosa pensi o del cosa sai – freddi, distaccati, irresponsabili.

2) Responsabilità

Partire da sé significa decidere di assumersi la responsabilità di chi si è, delle scelte che si fanno. Senza giustificarsi e nascondersi dietro astratte teorie e un’infinità di stereotipi. Alibi e convinzioni tipo che “gli uomini sono così e le donne sono così”; che “si fa così e nessuno lo sa”; che “ci sono dei modelli universali”; e via dicendo.
Sempre per non prendersi la responsabilità concreta (non intellettuale) di essere invece delle persone originali, che sanno fare riferimento a sé senza filtri. Che riconoscono in sé la risposta più autentica, invece che camuffarla parlando d’altro. Persone uniche, fallibili e tuttavia irripetibili. Perché non ci sono modelli universali o soluzioni intellettuali, ma solo scelte personali e responsabilità individuali.

3) Umiltà

Partire da sé, per noi uomini, significa anche iniziare un processo che ci faccia smettere di sentirci superuomini. Obbligati a sapere sempre cosa è giusto o sbagliato, per poi arrogarci il diritto di crederci migliori e diversi. E, quindi, di giustificarci e di nuovo deresponsabilizzarci.

La violenza maschile non è connaturata al genere maschile. E’ sempre e solo una scelta di irresponsabilità. O un’incomprensione della responsabilità. Frutto di una mancanza di consapevolezza del fatto che tutto parte da sé, da un punto dentro di sé. E non da un altrove, da un luogo distaccato dalla realtà, impersonale, fuori. La violenza, la guerra, l’impotenza sono reali ed evitabili. L’aggressività stessa può essere sempre trasformata in qualcosa di meglio. Fino a diventare energia per la poesia, addirittura, per esempio.

4) Rispetto

All’espressione “partire da sé” ho affiancato sin da subito “tornare alle donne“. Per ricordarci che su questo pianeta non esiste relazione o società in grado di prescindere dal riconoscimento e dall’accettazione della radicale diversità della persona dell’altro sesso, chiunque essa sia. Diversità che è anche profondità, mistero, preziosità.
Non parlo di una donna ideale, ma di una in carne e ossa: nostra madre, nostra sorella, nostra moglie, nostra figlia, una collega, una cassiera, una dirigente.

Tornare ad amare le donne, a servirle, a onorarle, a parlare con loro, non può più essere considerato opzionale rispetto al mero partire da sé. Altrimenti anche questo (ri)diventa il solito modo tutto maschile di non parlare di sé. Di chiamarsi fuori dai giochi, di ritenersi al di sopra delle parti, di proteggersi, di non mettersi mai in discussione, a nudo. Di non voler stare nudo, fragile e indifeso di fronte a una donna; rinunciando a evolvere, fuggendo, in un sé astratto che non sa mai donare davvero. E dare, abbracciare, consolare, supportare, motivare, senza dover chiedere per forza qualcosa in cambio. Credendosi addirittura migliori di altri uomini per questo… pura follia!

5) Sensibilità

Il tornare alle donne va oltre l’eterosessualità o l’omosessualità. Significa tornare a una relazione potente con il femminile in tutte le sue manifestazioni energetiche. Comprese quelle spirituali e interiori, ma sempre in rapporto a donne concrete. Senza dimenticare che questa energia femminile ha sempre un nome, un cognome e un’anima.

valori coppie felici

Imparare a partire da sé significa imparare a percepire dentro di noi forze superiori (maschili e femminili), invece che stereotipi. Forze con cui dialogare, forze concrete, forze-persone, in grado di condurci verso l’altro. Incontro (non contro) all’altro. Senza tirare su muri e barriere, ma anzi aprendo porte. Diventando creativi, vivi, persone e non più maschere.

“Tornare alle donne” significa tornare ad amare in maniera concreta

Ad amare chi ci rimette al mondo ogni giorno, chi ci ricorda che siamo noi “il mondo”. Insegnandoci il valore della fragilità, della determinazione, del silenzio, del dialogo, dell’accoglienza, del coraggio, della fiducia, della speranza e delle lacrime. Donne concrete: non un femminile astratto al servizio dei maschi. E nemmeno un femminile stereotipo da proteggere.
Donne-persone, madri da ringraziare; colleghe cui chiedere collaborazione e da ispirare; amiche da ricordare; amanti, mogli, compagne con cui fare l’amore.

Nei percorsi sulla maschilità non posso insegnarti a essere uomo. Perché “gli uomini” non esistono. Esisti Tu.
Posso però aiutarti ad avviare un cammino verso una maschilità superiore: non violenta e adulta, che vada incontro alle donne e verso un sesso più soddisfacente.
La sfida che le donne ci pongono attraverso l’amore, in fondo, è una grande opportunità.

Luca Ferretto, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Sex Coaching di Ilaria rivolti agli uomini

7 segnali di un’amicizia vera, di Manola Tegon

Amicizie false e amicizie vere

Nell’ultimo articolo abbiamo visto quali sono i 7 segnali di un’amicizia falsa. Visto che siamo la media delle cinque persone che frequentiamo di più, è importante avere anche un promemoria dei 7 segnali che ti indicano che stai vivendo un’amicizia vera.

amicizia vera

Sembra paradossale, ma spesso viviamo una vita mediocre e insoddisfacente perché non prestiamo caso alle relazioni che coltiviamo. Perché, di fondo, non sappiamo distinguere le amicizie vere da quelle false, le relazioni tossiche da quelle “nutrienti”.

Nel caso delle amicizie, in particolare, siamo cresciuti con il falso mito di considerarle vere principalmente se ci vediamo/sentiamo tutti i giorni, e se la relazione dura da molto tempo. Sicuramente le amicizie di lunga data sono preziose nella nostra vita ma, se nel tempo non si mantengono alcune caratteristiche che le rendono delle vere amicizie, potrebbero rivelarsi più che altro delle zavorre – che non delle vere e proprie relazioni che ci nutrono.

7 segnali a cui prestare attenzione

Nella mia esperienza ho potuto raccogliere 7 segnali che mi hanno sempre indicato che stavo vivendo un’amicizia vera, che portava valore e nutrimento alla mia vita. Ora vorrei condividerli con te, affinché anche tu possa valutare i rapporti amicali che in questo momento stai vivendo.

1) Nelle amicizie vere ci si sente liberi di essere come si è

Senza bisogno di recitare una parte, di indossare maschere o fingere di essere ciò che non si è. Sembra un elemento quasi banale ma fermarti un attimo e pensa: con quanti dei tuoi amici riesci a essere sempre te stessa, senza fingere mai? Probabilmente saranno pochi, pochissimi…

2) In un’amicizia vera si è svincolati da ogni sorta di giudizio

Di conseguenza, ci si sente liberi di esprimere soprattutto le proprie debolezze e fragilità, senza il timore di essere fraintesi e non compresi. Perché si sa che dall’altra parte c’è una persona disposta ad ascoltarci, a capirci e a sostenerci anche se in quel momento non la pensa come noi.

3) La distanza fisica non è un problema

Come non lo è il vedersi o no tutti i giorni. Attenzione però a non fraintendermi: le amicizie vanno coltivate e nutrite, ma senza quel bisogno di possesso ed esclusività.

4) Il vero amico ci sostiene

Ci sostiene nei nostri progetti e percorsi, nelle nostre scelte. E gioisce con noi dei nostri successi e traguardi raggiunti! Quanti di quelli che pensavi tuoi amici hanno festeggiato con te il tuo ultimo successo o i tuoi momenti di felicità?

5) La vicinanza di uno o più amici veri ci fa sentire carichi e motivati, pieni di energia!

La nostra energia vitale sale, in contatto con queste persone. Se vi sentite in un flusso positivo quando vi relazionate con loro, è un ottimo segnale che state frequentando le persone giuste per voi.

6) Essere attorniati da amicizie vere è una continua fonte di ispirazione

Non esiste alcuna competizione, nel senso comune per come ce lo hanno insegnato: ovvero l’essere in rivalità. Ma esiste per il suo senso etimologico originario: convergere insieme verso una direzione comune.

amicizia vera

7) Ci si sente “a casa”

In presenza di un vero amico, ci sentiamo in una situazione di “comodità”, e al sicuro. Anche questo punto sembra tanto scontato, ma non lo è. Pensaci: quante volte ti sei sentito al sicuro in compagnia di un’amico/a?

Amicizia e coppia

In conclusione, ci tengo a proporti un’ultima riflessione: e nella tua relazione di coppia? In quella presente o in quelle passate. C’è o c’è stata amicizia vera? Ricordati che, in una relazione d’amore che funziona, oltre che appassionati amanti, si è anche migliori amici! Se entrambi questi aspetti mancano o sono carenti, la relazione, ahimè, sarà mediocre e forse destinata a finire…

Se proverai a fare un’analisi accurata delle relazioni affettive che stai vivendo, forse ti accorgerai che sarà meglio ridimensionare alcune amicizie, dare loro il giusto valore. Che magari è diverso da quello che hai dato loro finora… Bada bene: non in un’ottica di “punizione”, ma semplicemente per permettere a te e all’altro di vivere ognuno la propria vita insieme alle persone giuste, che ci fanno bene.
Non è scritto da nessuna parte che dobbiamo stare bene con tutti. Anzi, è vero esattamente il contrario: per stare bene dobbiamo scegliere con cura le persone che vogliamo frequentare.

Manola Tegon
Con Ilaria, insegno nella Scuola professionale di Life Coaching Spirituale e conduco i percorsi di Love Coaching “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

7 segnali di un’amicizia falsa, di Manola Tegon

Amicizia falsa: come riconoscerla

Se c’è una cosa che sento spesso ripetere è “se lo avessi saputo prima!”. Non avrei fatto una serie di cose: non avrei frequentato quella persona, non sarei partita per quel viaggio, accettato quella proposta. Pensando che, se avessimo evitato quell’esperienza, ci saremmo risparmiate un sacco di sofferenza e di dispiaceri.

7 segnali di un’amicizia falsa

In verità sappiamo benissimo che nulla nella nostra vita succede per caso, ma ha sempre un senso. Anche la sofferenza, sì, perché spesso (non sempre ma spesso) l’essere umano ha una maggiore capacità di apprendimento quando soffre. Non quando sta bene, purtroppo…
Così, tutte le persone che entrano nella nostra vita entrano con una funzione e uno scopo. A volte durerà tutta la vita, altre volte solo il tempo di imparare la lezione. E, tra queste persone ed esperienze, rientrano anche le amicizie false, per l’appunto.

So bene quanto anche il semplice binomio tra queste due parole, amicizia e falsità, è fastidioso di per sé. Perché all’amicizia la nostra mente tende ad associare tutte caratteristiche positive. Come la complicità, per esempio, la fiducia, la lealtà. E, quando questi elementi non ci sono, automaticamente non è amicizia.

Amicizia in primis per volontà o per natura?

Immagino che a tutti sia capitato di continuare a coltivare delle amicizie controvoglia, sentendo che qualcosa si era spento ed era finito. Ma, per i più svariati motivi, non ultimo il non voler rimanere da soli, le abbiamo trascinate avanti. In un finto rapporto d’amicizia, se ci pensi. Non avevamo delle cattive intenzioni, anzi: la nostra era una volontà positiva, di far durare un rapporto. Eppure, un po’ come quando non riusciamo a chiudere una relazione d’amore, abbiamo questo brutto vizio di trovare mille giustificazioni per portare avanti un rapporto che non funziona. Sperando che magari sia qualcosa o qualcuno di esterno a decretare la fine al posto nostro. Pur avendo chiara la sensazione che noi, da questa relazione d’amicizia, non siamo più nutriti.

Come in ogni situazione che viviamo, ci sono sempre dei segnali premonitori e che dovremmo imparare a cogliere o per aggiustare il tiro o, come nel caso delle amicizie false, per chiudere il rapporto prima che ci privi delle nostre energie. E che ci faccia sprofondare in uno stato di tristezza e in un senso di insoddisfazione. Personalmente ho raccolto 7 segnali di un’amicizia falsa, che ti vado ad elencare. Cosicché tu possa avere sempre con te un promemoria.

7 segnali di un’amicizia falsa

7 segnali di un’amicizia falsa

Ecco le 7 aree in cui mettere la tua attenzione quando senti che c’è qualcosa che non va.

  1. Ti cerca solo quando ha bisogno: il rapporto è squilibrato, c’è sempre e solo uno dei due che dà all’altro. Certo ci sono dei momenti in cui una persona ha più bisogno di sostegno di un’altra, assolutamente. Ma, in un’amicizia sana, questi ruoli si alternano.
  2. Non corre rischi per te, per il tuo bene e per il vostro rapporto.
  3. Se sei tu che chiedi aiuto, ogni scusa è buona per non esserci, per non considerare importante quello che stai attraversando.
  4. Quasi mai ti fa dei complimenti, esprime apprezzamenti e ti motiva. Non sei supportata nei tuoi progetti e nelle tue iniziative e c’è un totale disinteresse verso ciò che fai. Può essere una mancanza di supporto palese (per esempio, la tua amica non ti aiuta a promuovere un lavoro che stai facendo), ma anche una sensazione che percepisci più in profondità… Di non essere supportata a livello morale. Ricordati: il vero amico ti sosterrà sempre. E’ il tuo primo fan in tutto ciò che fai.
  5. Promette tanto e mantiene poco.
  6. Quando parli di qualcosa di tosto per aiutarlo/a, si difende invece di accogliere la tua opinione. Oppure ti attacca, addirittura.
  7. Ti critica o parla persino male di te con gli altri, quando non ci sei. Non funziona: un vero amico ti difenderà sempre agli occhi degli altri, proteggerà le tue difficoltà e i tuoi limiti proprio perché li conosce.

Si dice che noi diventiamo la media delle 5 persone che frequentiamo di più. Capisci allora quanto è importante mantenere nella nostra vita relazioni di amicizia che ci nutrono, ci rendono felici, ci motivano e ci sostengono nei nostri sogni e nei nostri progetti. E chiudere invece con chi non arricchisce la nostra esistenza.

Manola Tegon
Con Ilaria, insegno nella scuola professionalizzante di Life Coaching Spirituale e conduco i percorsi di Love Coaching “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Amore possessivo: quando non è più sano, di Manola Tegon

Partiamo subito con una premessa: dove c’è possesso non c’è amore

Siamo tutti bravissimi a vedere l’amore possessivo negli altri, specie quando si manifesta in maniera violenta e magari è anche oggetto di notizie di cronaca. Ma non è di questo che voglio parlarti in questo articolo.
Voglio parlarti di quell’amore possessivo subdolo, che si fa fatica a riconoscere e di conseguenza non se ne riesce nemmeno a uscire. Nella convinzione che non solo sia normale (pensiamo che l’altro si comporti così perché ci vuole bene), ma anche perché noi vogliamo fare la parte dei buoni e comprensivi. E chiedendo di rispettare i nostri confini ci sembra di fare la parte dei cattivi.

L’Amore, quello vero, è fatto di appartenenza, che non ha nulla a che fare col possesso.
Ci apparteniamo nella misura in cui ci rendiamo partecipi delle nostre vite, ma nello stesso tempo ci rispettiamo a vicenda, ci lasciamo liberi.

amore possessivo

Se hai bisogno di chiarezza, decisione e guida su tutto ciò che riguarda le relazioni affettive, prenditi un momento per te e partecipa a “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Un percorso online di gruppo di Love Coaching sulle relazioni. Ti basteranno 5/10 minuti al giorno per rinnovare profondamente i tuoi rapporti e la tua mentalità al riguardo.
Scrivimi 🙂 3384243293

Segnali di un amore possessivo malsano

Ci sono diversi segnali che ti possono indicare che stai vivendo un amore possessivo e perciò una relazione non sana. Se anche solo uno di questi è presente nella tua vita, ti consiglio di riflettere se è davvero questo che vuoi da una relazione d’amore. E di trovare il coraggio di chiudere la relazione, per il bene tuo e dell’altro.
Non raccontarti che la persona cambierà, che fa così solo perché sta attraversando un brutto periodo. Ti posso assicurare che, quando si arriva al possesso, la relazione è finita già da un pezzo. Solo che non si trova il coraggio di chiudere.

Ma torniamo ai segnali a cui dovresti prestare attenzione.

  1. Ogni tuo comportamento viene controllato, direttamente o indirettamente. Spesso ti vengono lanciate frecciatine su cosa posti nei social, per esempio, o su chi ti commenta cosa. Pensi che sia normale, che l’altro ci tiene a te ed è naturalmente geloso. Non è così. Sei vittima di un amore possessivo (Lo so che ti rode ammetterlo!).
  2. Come conseguenza, non ti senti più libero di esprimere al 100% chi sei, temi perennemente la reazione dell’altro. Misuri parole e pensieri, a volte rinunci anche a cose che ti piacerebbe fare per paura di ferire l’altro. Pensi “Ma io lo faccio perché l’amo! E l’amore è sacrificio e rinuncia!”. Niente di più falso.
  3. Inizi a raccontare bugie. Prima di tutto a te stessa. Poi, anche al partner. Questa è la manifestazione più evidente del fatto che il rapporto non funziona e stai agendo così perché sei vittima dell’amore possessivo. Ti senti incatenata, non sai come uscirne, e la via che ti sembra più facile è raccontare l’ennesima balla, sperando che sia una cosa momentanea e che si finirà lì. Invece ti ritroverai a raccontare sempre più bugie.

Che fare quindi?
Se vuoi un aiuto competente in questo senso, ti rinnovo l’invito al corso online di gruppo “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, in partenza il 23 Febbraio.
Di base, comunque, in questi casi non ci sono tanti giri di parole: le relazioni basate sul possesso non sono relazioni sane e come tali vanno chiuse quanto prima. Certo, puoi ringraziare questa persona che ha fatto parte della tua vita perché sicuramente ti ha insegnato qualcosa su di te e sull’amore. Ma poi è bene lasciarla andare per la sua strada, perché incontri a sua volta qualcuno che resti nella sua vita senza avere il bisogno di possederla.

amore possessivo

Le relazioni sane, dove l’amore è fatto di appartenenza, si basano su 4 pilastri fondamentali

  1. La fiducia. Che non ha bisogno di essere costruita o riconquistata ogni giorno. La fiducia c’è perché c’è l’Amore e desideriamo che quella persona faccia parte della nostra vita.
  2. La libertà. In una relazione sana ci si deve sentire liberi di esprimersi. Anche quando sappiamo che l’altro non la pensa come noi. C’è Amore non quando si pensano e fanno le stesse cose, ma quando c’è il profondo rispetto per l’altro anche se la pensa diversamente.
  3. La verità. Quando c’è fiducia reciproca ci sentiamo liberi di dire la verità perché sappiamo che, in tutti i casi, nell’altro troveremo ascolto e comprensione.
  4. La responsabilità. Siamo responsabili di ciò che diciamo e agiamo e quindi siamo anche pronti di assumercene le conseguenze.

So di non averti svelato chissà quali verità nascoste, ma la verità a volte è semplice e banale, e proprio per questo sfugge. Per niente facile da mettere in pratica, ma semplice e banale. Potrebbe anche essere che, leggendo questo articolo, tu ti sia accorto che non subisci nessun amore possessivo, ma lo metti in atto tu stesso! Ecco, allora il tuo più grande e ultimo gesto d’amore verso l’altro potrebbe essere quello di liberarlo da questa relazione malsana. Perché, se c’è una cosa che vi sta dicendo la situazione che state vivendo, è che NON siete fatti l’uno per l’altra.

Manola Tegon

PS. “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” inizia il 23 Febbraio e, nella versione base (2 settimane), costa 69 euro; nella progredita (un mese), 138 euro. Avviene tutto in una chat di gruppo su WhatsApp, ben regolamentata e piacevole da seguire. Puoi ascoltare l’audio giornaliero comodamente da dovunque sei, e fare gli esercizi proposti come e quando preferisci. Scrivimi oggi stesso, tra pochi giorni partiamo! 3384243293