La leadership emozionale strategica

Leadership emozionale strategica: che spunti posso darti

Ed eccoci all’ultimo della nostra serie di sei articoli sull’imprenditoria spirituale. Oggi parliamo di leadership emozionale strategica.
Se non hai ancora letto gli altri cinque articoli già pubblicati, eccoteli tutti qui:

  1. Come creare un business online
  2. Business online più redditizi, quali sono
  3. Sviluppare la carriera lavorativa: strategie
  4. Project Leader vs Project Manager, di cosa si occupano
  5. Cos’è la leadership assertiva e come si applica
  6. Ci sei

Come sempre, sai che, sebbene trovo sia una cosa utilissima per alcuni, personalmente non amo fare i riassunti dei libri degli altri.
Il meglio che posso trasmettere è di certo il frutto delle mie esperienze imprenditoriali, piuttosto che quello dei miei studi.

Per il semplice fatto che mi sono arricchita, divertita e formata molto di più grazie alla mia propensione a fare impresa, piuttosto che tramite le letture. E poi, diciamo una grande verità: per studiare, io fagocito quantità impressionanti di podcast e video-corsi, mentre coi libri poca roba – solo romanzi prima di dormire, sennò sono troppo statici, non sopporto di stare così tanto tempo ferma 😉

Leadership emozionale: cos’è

leadership emozionale strategica

Prima di passare alla leadership emozionale strategica, vediamo un attimo cosa intendiamo quando parliamo di leadership emozionale.

Sicuramente parliamo di un modo di guidare, ispirare e motivare che ha a che fare con le emozioni.
Non solo che prende in debita considerazione il ruolo cruciale che esse giocano nell’entrare e nel rimanere in azione delle persone. Ma che ne fa il centro del motore della relazione.

Numerosissime ricerche scientifiche, ormai, hanno dimostrato più volte quanto le emozioni sono ben più determinanti di qualsiasi dato, informazione, ragionamento o valutazione, nel nostro processo decisionale. E sono sicura che anche nella tua esperienza personale hai notato spesso che le persone che prendono decisioni migliori sono quelle che stanno meglio dal punto di vista emotivo.

Un leader che opta per una modalità soprattutto emozionale è una guida consapevole di tutto ciò: di come funzioniamo tutti noi esseri umani. Del fatto che, anche nell’ambito degli obiettivi più materiali che ci poniamo, ciò che vogliamo, infine, è sentirci in un certo modo. E anche del fatto che, pure nel processo di conseguimento dei risultati stessi, tanto si starà meglio emotivamente, più sarà probabile, agevole e piacevole arrivare dove si desidera.

Leadership emozionale con strategia

Ora pensa a tutta questa arte di utilizzare le emozioni per guidare, ispirare e motivare gli altri, ma con strategia.

A volte siamo fortunate e ci imbattiamo in persone – collaboratrici o clienti, nel mio caso – che ci sanno dire con chiarezza dove vogliono arrivare; anche in termini emotivi. Ovviamente è molto meglio chiederglielo apertamente.
Come ti vuoi sentire?
Quali sensazioni ed emozioni non vuoi più provare, o comunque vuoi provare più raramente possibile?
E quali, invece, vuoi potenziare, vuoi portare sempre di più nelle tue giornate?
Una comunicazione del genere aiuta moltissimo, nell’impostazione iniziale del rapporto.

Personalmente utilizzo tutto ciò sia con i miei clienti che scelgono me come Life Coach Spirituale o Sex Coach; sia con le persone che si formano con me proprio per diventare leaderLife Coach Spirituali e Sex Coach per donne, oppure Networker Professionisti nel mio team di Master Business.

Se hai una sensibilità particolare e magari loro non te lo sanno dire, quale stato emotivo desiderano perseguire attraverso l’attività che hanno scelto, puoi capirlo anche da sola. Tutti mandano dei segnali, in tal senso: all’interno di conversazioni su altro, nella comunicazione non verbale, anche tramite piccole osservazioni apparentemente insignificanti, spesso. Gli scopi emotivi, a un certo punto della relazione, emergono, si rivelano. E allora tu puoi usarli.

Per fare cosa?

  • Per ispirare, motivare e guidare chi ti ha scelta come leader.
  • Con l’obiettivo di aiutare quelle persone a raggiungere gli scopi – in primis emotivi, come dicevamo – che loro stessi ti hanno indicato come massimo desiderio.
  • E per farlo in uno dei modi più efficaci in assoluto; cioè usando la “regina” delle strategie, che è proprio l’arte di operare delle vere e proprie alchimie emotive.

Non aver paura o remore a usare tutto il tuo potere femminile, quando nel tuo cuore sai che sei mossa dall’amore; che l’unica cosa che vuoi fare è del bene. Il mondo ha terribilmente bisogno di persone come noi 🙂

Ilaria Cusano

Cos’è la leadership assertiva e come si applica

Leadership assertiva: non si finisce mai di imparare

Ciao a tutte! Questo sulla leadership assertiva è il quinto di una serie di sei articoli. Se ancora non sapevi dell’esistenza degli altri, eccoli. Ti consiglio di leggere prima questi, e in ordine, perché ti daranno veramente una base formativa utile. Per avviare un lavoro in proprio, lavorare da casa con un business online, e queste cose qui.

  1. Come creare un business online
  2. Business online più redditizi, quali sono
  3. Sviluppare la carriera lavorativa: strategie
  4. Project Leader vs Project Manager, di cosa si occupano
  5. Ci sei
  6. La leadership emozionale strategica

Detto ciò, perché ho esordito con non si finisce mai di imparare?

leadership assertiva

Perché, per quanto dopo 15 anni di brillante carriera da leader, è abbastanza ovvio e naturale che io abbia almeno qualcosina da trasmettere e raccontare su questo tema, ciò che ho da apprendere è sicuramente un miliardo di volte di più. L’ho sempre pensato e credo che lo penserò per sempre.

E’ impressionante: la leadership, anche quando fa totalmente parte di te, anche quando riconosci che eri una leader ancor prima di aver scoperto l’esistenza della parola stessa, resta un’enormità, una roba profondissima, un mare magnum dove tu sei sempre minuscola e piccolina.
Ora che ci penso, forse è proprio questa la mentalità di base per iniziare a mettere all’opera una leadership assertiva 😉

La leadership è una competenza che va agita

Mi è sempre piaciuta un sacco, la tematica della leadership, perché ha a che fare con l’azione.

Certo, sono stati scritti libri, personalmente mi cibo di una quantità impressionante di audio-corsi e audio-libri, su questo argomento, ma comunque ciò che impari lo impari agendo, non studiando. Lo studio può ispirarti, ma devi sempre agire, rapidamente e tanto; fare numeri. A livello di test, aggiustamenti, persone, esperimenti, idee creative: più sono e meglio è, sempre, è matematico.
Non per tutto è così; ma per la leadership secondo me sì.

La leadership, lo sappiamo, ha a che fare con la capacità di influenzare gli altri – positivamente, si spera. Ma penso che ogni leader creda nella positività di ciò che fa, in fondo. Quello che si fa un po’ più fatica a mettere a fuoco, invece, forse è questo punto: che la base sincera, pura, genuina non sta tanto nel desiderio di avere un qualche tipo di potere sugli altri, ma nel piacere di aiutarli. Di rendersi un buon esempio per ispirarli, guidarli, avere un impatto benefico sulle loro vite.

Sarà una vocazione, un piacere, una gioia, o magari la risposta a qualcosa che a noi è mancato, e ci ha fatto stare male, ci ha causato dei problemi. Ma comunque il desiderio primario è quello di essere una presenza positiva nella vita degli altri, di fare la differenza per loro.
I modi sono tanti, ma bene o male questo è il minimo comun denominatore che accomuna tutti coloro che vogliono sviluppare abilità da leader.

Leadership assertiva

Qui la questione, per come la vedo io, si ramifica in due grandi tematiche.

  1. Per esercitare un livello di leadership assertiva sufficientemente convincente per gli altri, dobbiamo far sì che essa risulti sufficientemente convincente anzitutto per noi stesse. Una volta che avremo persuaso noi stesse, delle nostre doti di leader, allora ti assicuro che a chiunque altro risulteremo assolutamente assertive 😉 Siamo noi i giudici più spietati di noi stesse, e da un certo punto di vista è bene che sia così: almeno ci creiamo un valido banco di prova per temprarci, rafforzarci e consolidare le nostre capacità.
  2. L’assertività, però, ha a che fare anche con delle competenze nella comunicazione. E qui, chiaramente, bisogna voler trasmettere qualcosa (un messaggio, una modalità operativa, delle opportunità, una guida), affinché questo “passaggio di energia” si realizzi. Altrimenti, dentro possiamo avere tutta la saggezza di questo mondo ma, se non ci occupiamo di veicolarla, resterà per sempre lì: dentro. Il che fa un po’ tristezza, tra l’altro, se ci pensi.

Spero di averti dato qualche spunto utile. Il tema leadership è veramente stratosferico, potremmo parlarne per anni; per cui ho cercato più che altro di esprimere qualcosa di originale che sicuramente non puoi trovare in nessun libro, articolo o contenuto altrui.
Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti e, se vuoi valutare l’eventualità di collaborare con me, in qualche modo, sappi che formo leader in tre diverse “vesti”:

Un grande abbraccio da parte mia, e tutta la fortuna del mondo! Che tu possa avere il successo più brillante e spassoso che riesci a immaginare 🙂

Ilaria Cusano

Leadership femminile e maschile, differenze

Leadership: storie interessanti

Da qualche anno mi sto dedicando sempre di più a formare leader. Prima solo come Life Coach Spirituali, dall’anno scorso anche come Sex Coach e Ambassador di Master Business. Oggi inizio ad avere uno storico piuttosto significativo per notare alcune distinzioni interessanti tra la leadership femminile e quella maschile.

leadership femminile
Ph. by Exchanges Photos

Cosa utilissima se ti vuoi conquistare un posto (sicuro) nella società di oggi – e di domani. Perché, per come stanno andando le cose nel mondo del lavoro, attualmente se non diventi un leader sei fottuto. Detto in estrema sintesi 😀

Dal punto di vista spirituale è altrettanto interessante: dalle prime sperimentazioni della democrazia, le anime hanno iniziato a unirsi sempre di più. Più andiamo verso il passato (del patriarcato ma non solo, in realtà) e più troviamo lotte, competizioni, guerre, domini e sottomissioni. Più ci avviciniamo al presente, invece, e più osserviamo il tentativo di avvicinarci, di allinearci, di compenetrarci. Attraverso la mobilità sociale e le strutture stesse dei sistemi. Ma che rispondono a una “chiamata” profonda: il richiamo all’unione, per l’appunto. Per lo meno, questa è una delle letture possibili.

Uomini e donne, però, nella ruota della storia (spirituale e sociale), non stanno attraversando la stessa fase. Anzi: sono in due cicli molto diversi, relativamente al rapporto con il potere. Approfondiamo un paio di aspetti fighi.

Le donne hanno bisogno di leadership

Ormai è imprescindibile. E tutte quelle che stanno decidendo di non assumersi questa responsabilità (storica) stanno tornando alla vita che faceva mia nonna. Che vergogna! Mi duole dirlo, ma la mia disapprovazione è totale. Rispetto ma disapprovo.

La società di oggi ha terribilmente bisogno di leader donne. Nell’imprenditoria e nelle famiglie. Nelle istituzioni e in politica. Leader che siano acculturate, formate in materie finanziarie, sociali, manageriali. E che sappiano farsi portatrici, ognuna con il proprio contributo unico e prezioso, del rinnovamento serio e profondo di cui le nostre comunità necessitano. Di sicuro in tutto l’Occidente; poi fuori non lo so.

Ma anche le donne stesse, per la propria evoluzione personale e di genere, hanno bisogno di abbracciare il potere. Di smettere di temerlo e di rifiutarlo; di cederlo e rinnegarlo. Hanno bisogno di imparare cosa significa assumersi questa responsabilità. Invece di rimanere delle bambine (o delle cretine, spesso) per una vita intera. Ma che roba è? Siamo nate per qualcosa di più importante! Negare il nostro potere, ostinarsi a non volercene fare carico, è un’offesa al nostro valore e alla nostra dignità.

Ecco, il dato più interessante che ho notato in questi anni è che le donne più mature, sagge e intelligenti, a prescindere dall’età che conta fino a un certo punto, hanno desiderio di leadership. Hanno colto lo spirito del tempo e sono entusiaste di cavalcare questa onda. Con curiosità, passione, gioia e grande propensione alla sorellanza.

Gli uomini sono stanchi di fare i leader, invece

Ho osservato anche questo. O sono proprio palesemente stufi; e lo manifestano con una sorta di riluttanza, di fatica, di resistenza nei confronti della leadership. Oppure sono propensi e interessati, ma curiosamente dimostrano di essere assai affascinati dalle modalità tipicamente femminili. Convenzionalmente associate più a leader donne, che non uomini. Come per esempio

  • la voglia di cooperare invece che di emergere;
  • di mettersi in rete e non più a piramidi;
  • di confrontarsi, scambiare, condividere, e sempre meno di dominare da un lato e obbedire dall’altro.
  • Ricercano molto l’affettività e la connessione, nei rapporti;
  • esprimono più facilmente le proprie emozioni,
  • e sono più aperti verso le opinioni femminili, e più sinceramente avvezzi a supportare le iniziative delle donne.

Non solo non è sempre stato così, ma

  1. fino a qualche anno fa, era rarissimo trovare situazioni del genere;
  2. e comunque anche adesso questi fenomeni hanno appena iniziato a verificarsi. Molti “mondi” navigano ancora in acque di tutt’altro tipo.

leadership femminile

A me però piace arrivare prima, osservare certi trend sul nascere, mentre prendono forma, e anticiparne le implicazioni. Porta molta fortuna saperlo fare, sai? 😉

E tu, che leader sei?
Se vuoi formarti anche tu con me, per diventare un o una leader della next-generation, ecco le 3 opzioni che hai a disposizione:
La formazione professionalizzante per lavorare come Life Coach Spirituale
Quella per diventare Sex Coach per Donne
Il programma di affiliazione di Master Business (MBA) per diventare Ambassador nel mio team

Ti aspetto a braccia aperte e con immensa gioia 🙂 Ci divertiremo insieme!

Ilaria Cusano

7 lezioni di autostima per le donne

Il sessismo e la discriminazione verso le donne esistono ancora. Lezioni di autostima

Le lezioni di autostima, secondo me, sono lo strumento migliore, per aiutare noi stesse e tante altre donne. Ogni giorno, infatti, chi più chi meno, ci troviamo a dover vivere delle vere e proprie guerre fredde il cui scopo, maschile e di una certa forma di potere in generale, è di minare alla base le possibilità di espressione femminile. Spesso anche in forma totalmente inconscia, sono ancora molte le forze che ostacolano una presa di potere anche da parte delle donne. O, in senso più ampio, l’emersione e il consolidamento di forme di leadership più femminili, anche da parte degli uomini.

lezioni di autostima

Non è una tragedia, in fondo è naturale: è semplicemente il frutto di una serie di abitudini molto ben radicate.
E’ difficilissimo cambiare modo di comportarsi e di pensare, quando per anni, decenni o addirittura secoli, “si è sempre fatto così”.
Quante volte abbiamo sentito questa espressione anche dentro di noi?

Finché le cose funzionano ha senso: “cavallo vincente non si cambia” – a proposito di proverbi.
Ma quello che sta succedendo oggi è l’esatto contrario: stiamo attraversando un cambiamento rivoluzionario, sull’equilibrio tra maschile e femminile, sul potere e sulla leadership, proprio perché oramai sono molte di più le cose che non funzionano che quelle che funzionano.

Oggi, quindi, condividerò con te le più importanti 7 lezioni di autostima femminile che ho acquisito io stessa in prima persona, in quindici anni di lavoro come Coach soprattutto con le donne.

1) Prendi la parola

Non aspettare che qualcuno ti conceda il diritto di parlare; quando hai qualcosa da dire, prendi la parola e dilla. Nessuno ha il potere di darti lo spazio; solo tu ce l’hai, insieme alla responsabilità di farlo.

2) Resisti alla tentazione di rispondere alle provocazioni

Quando ti sembra di poterle utilizzare come opportunità di esternare qualche opinione, spunto o proposta preziosi, ben venga. Ma, siccome capita di continuo che qualcuno che vuole segarti le gambe o tarparti le ali lo faccia proprio tentando di metterti in difficoltà tramite delle provocazioni, tu evita di prestargli il fianco. Impara a incassare ma anche a lasciar andare rapidamente le energie negative degli altri. Anche quando provano a usarle per limitare te, tu ricordati che si tratta di loro energie negative, non tue. Lascia che tornino al mittente il più velocemente possibile.

3) Quando devi combattere, combatti

Non scappare, quando la vita ti mette alla prova. Affronta a testa alta le sfide che ti si presentano; attraversale ed escine più forte, consapevole e sicura di te. Lottare per ciò in cui crediamo, e che sentiamo vivo e vibrante nel cuore, è un atto onorevole, non volgare.

4) Ricordati che stai operando anche per le generazioni future

Per tutto ciò che riguarda il sessismo e la discriminazione verso il femminile, dobbiamo sempre tenere in mente che il segno che lasciamo nel mondo, nella cultura e società, non riguarda solo noi, ma l’intera umanità. Abbiamo ancora talmente tanta strada da fare, in questo ambito, da poter ritenere fondamentale il contributo di ognuno. Anche quelli che, a uno sguardo superficiale, potrebbero apparirci superflui, in verità non lo sono: sono preziosissimi. E lo stesso vale per il tuo contributo, naturalmente 🙂

5) Creati un cerchio di donne, per un supporto costante

Con gli uomini possiamo dialogare, crescere e collaborare meravigliosamente, in molti casi. Ma un uomo non potrà mai comprendere certe dinamiche e certi meccanismi sociali. Per il semplice fatto che non è una donna: in determinate situazioni non ci si è mai trovato. Si può mettere nei panni di una donna ma non sarà mai lo stesso che essere una donna. Fatti ascoltare, capire e consigliare da chi è nella condizione di farlo. E’ come per qualsiasi altra circostanza: se vuoi diventare ricca a chi vai a chiedere aiuto? A un povero o a un ricco?

6) Elabora escamotage concreti

Non limitarti alle conquiste intellettuali, su ciò che riguarda il potere femminile e il posto che ti spetta nel mondo. Pretendi da te stessa il passaggio dalla teoria alla pratica: sviluppa delle strade per far sì che le tante belle parole si concretizzino in risultati e dati di fatto concreti. Se vogliamo che certe acquisizioni rimangano, dobbiamo fare in modo che prendano corpo; che passino dallo stato etereo e impalpabile delle parole a quello solido e palpabilissimo dei fatti.

lezioni di autostima
Ph. by Greta Ferrari

7) Credi in te

Il tuo punto di vista, ciò che senti, pensi e credi; i tuoi valori, obiettivi e atteggiamenti non sono giusti o sbagliati. Non devono piacere a qualcuno, né ricevere l’approvazione di nessuno. E’ la tua identità. Non scusarti per essere chi sei; non sforzarti di diventare un’altra persona, o di far credere di essere diversa. Esprimi la tua unicità, valorizzala e potenzia quella. E’ la perla più preziosa che puoi donare al mondo e non c’è una sola ragione per cui tu debba vergognartene o ritenerla inadeguata. Datti credito, dai spazio a ciò che hai veramente dentro, fallo emergere, coltivalo, sviluppalo e potenzialo. I migliori lo apprezzeranno.

Per lavorare sull’autostima femminile e diventare una leader, contattami per una sessione individuale: ilaria.cusano@gmail.com Posso metterti a disposizione tante risorse concrete molto utili al tuo potenziamento.

Ilaria Cusano

Leadership al femminile: come essere una vera leader

Leadership al femminile: esperienze di donne nel Life Coaching Spirituale

Sulla leadership al femminile devo per forza fare una premessa importante. Indirizzo questo articolo soprattutto alle persone che hanno fatto la mia formazione professionale in Life Coaching Spirituale e a quelle che intendono farla – questa o quella per lavorare come Sex Coach. Ci tengo moltissimo a essere chiara su

  1. gli sbagli che possono essere evitati – sto scrivendo proprio nella speranza di poter contribuire in questo senso.
  2. E quelli che non possono essere evitati, perché parte del karma personale; di quell’insieme di lezioni soggettive da cui nessuno vi può proteggere – dovete passarci e vincere le vostre battaglie.
leadership femminile
Photo by Stefania D’Alessandro/WireImage

Una donna, qualche giorno fa, mi ha scritto chiedendomi cosa fanno, attualmente, le professioniste che si sono formate con me. Come hanno speso le nuove competenze acquisite. Ecco la risposta.
Una lavora come insegnante a scuola e in una cooperativa che offre sostegno ad adolescenti in difficoltà. Un’altra opera nel settore del marketing. Una fa la manager in un’azienda, nelle risorse umane. Un’altra lavora nel mondo dell’estetica e del fitness. Due fanno le Life Coach Spirituali, offrendo i propri servizi ai privati – almeno per ora (ultimamente ci è arrivata una proposta interessante da Apindustria, ma per adesso nulla è stato concretizzato). Altre due persone hanno abbandonato la formazione.

Parliamo quasi al cento per cento di donne. Alcune, quindi, hanno usato la mia formazione per aggiornarsi nella propria già solida professionalità, arricchendola. Altre, invece, desideravano lavorare proprio nel settore del Coaching e della crescita personale.
Tutte però, nessuna esclusa, erano o sono dovute diventare, almeno in una certa misura, delle leader.
E’ interessante parlarne perché, negli anni che verranno, moltissimi o accetteranno di dover fare questo salto di maturazione e responsabilità, oppure soccomberanno schiacciati dalle mutazioni in atto nel mercato del lavoro.

Quale contributo posso offrire io?

I miei 3 più gravi errori da leader donna, e come ho rimediato

  1. Dare troppo spazio e tempo a persone che mi mostravano di essere incapaci di conseguire risultati soddisfacenti.
  2. Offrire comprensione a donne che si mettevano in competizione con me.
  3. Non tenere in sufficiente considerazione i soldi.

Questi sono gli sbagli più gravi in assoluto che io ho fatto nel corso della mia carriera, e che considero strettamente connessi alla cultura femminile all’interno della quale mi sono formata.

Mi era stato insegnato che tutti hanno un potenziale prezioso. Ma non che la stragrande maggioranza delle persone non si dedica a sufficienza a svilupparlo. Mi torna in mente la mitica frase degli insegnanti a scuola:

Non si applica.

E’ così. Ma, per quanto te ne puoi dispiacere, quando permetti che questa gente qui, che effettivamente non si applica, crei dei problemi a te (emotivi, mentali o persino di sopravvivenza), stai avendo un atteggiamento stupido. Beh, io l’ho avuto per lunghi anni.

Mi era stato insegnato di stare attenta a non suscitare invidie; ad andare incontro alle meno fortunate. Idiota carità cristiana. Non funziona. Le Anastasia e le Genoveffa sono delle stronze, immature ed erbacce da estirpare. Vanno riconosciute più rapidamente possibile e allontanate; punto.

Infine, mi era stato insegnato che i soldi non erano così importanti; che, quando una persona si affeziona, crede in te ed è affidabile, non ha prezzo. Altroché se ce l’ha, invece: se non ti dà dei risultati (non solo ma anche) economici, ti ruba tanto di quel tempo e di quell’energia che, alla fine, ti mangi le mani.

Leadership femminile: cosa mi viene ancora difficile

Sono riuscita a cambiare il mio mindset, rispetto a tutto ciò. In modo tale da risolvere il grosso dei problemi che avevo creato e da scongiurare il peggio. Ma comunque non sono affatto soddisfatta della mia leadership. Posso fare molto meglio di così.
Eppure mi rendo conto che alcune cose mi vengono ancora difficili. E penso di avere questa difficoltà proprio in quanto donna.

leadership femminile

Provo a condividerle; vediamo se magari le conosci anche tu, le attraversi o, al contrario di me, hai trovato il modo di vivertele bene.

  • Ho seri problemi a dire cose vere e potenzialmente arricchenti, potenzianti, capaci di far progredire l’altra persona, quando so che, allo stesso tempo, la feriranno.
  • Non capisco quanto tempo mi devo dare per valutare una nuova collaborazione: per distinguere, in altre parole, se una persona ha un bel potenziale ma non è capace di dare risultati concreti e soddisfacenti, o se invece sa produrre anche questi. Tre settimane? Sei mesi? Un anno? Non lo so.
  • Ancora non ho affatto chiaro con quale atteggiamento mi devo porre ogni volta che devo riprendere, criticare o addirittura sgridare qualcuno. Delle giuste punizioni ci vogliono, è evidente. Così come ci vuole una guida rispetto a ciò che va bene, che funziona, e ciò che invece non va fatto perché è inefficace o addirittura crea dei danni. Ho capito che la comunicazione va variata con ognuno, va adattata al soggetto; ma l’atteggiamento mentale da adottare è ancora un mistero per me. Non mi vedo né come un boss. Né tanto meno come una mammina o una sorella maggiore. Non mi vedo neanche come una collega o un’amica che dà un consiglio: quando sto più avanti sto più avanti, non ti sento come mia pari perché non lo sei. Non so proprio come vedermi. Se qualcuna che sta più avanti di me vuole offrirmi un consiglio, lo accetto con immensa gratitudine 🙂

In tutti i casi mi sento di dire che lo sviluppo della leadership femminile è tra le avventure più appassionanti della mia vita. Oltre che per necessità, vi invito con tutto il cuore a vivere questo viaggio come un grande percorso di evoluzione personale – lo è. Evoluzione personale e anche spirituale e sessuale; il potere è uno solo e l’energia anche.

Ilaria Cusano

Come riconoscere un’amicizia a senso unico, di Manola Tegon

Le amicizie a senso unico

Oggi ti vorrei parlare delle amicizie a senso unico – che spesso confondiamo con le amicizie false, di cui abbiamo già parlato in questo articolo. E non solo dirti come riconoscerle, ma mostrarti anche che, se vissute e gestite nella maniera giusta, possono essere esperienze preziose per la tua crescita.

amicizia a senso unico

A differenza delle amicizie false, infatti, che presuppongono non solo un disequilibrio nel rapporto, ma anche una malafede da parte dell’altro che, in qualche modo, si approfitta di noi, le amicizie a senso unico si creano quando siamo noi che chiediamo all’altro qualcosa che non ci può dare. Per il semplice fatto che non è nelle sue capacità.
Ci troviamo in una relazione dove noi siamo presenti e diamo il nostro sostegno, ma l’altro non ci ricambia.

Cosa fare, allora in questi casi?

Amicizia: cosa fare quando l’altro non ci ricambia?

Anzitutto è importante essere consapevoli di questo stato di cose; soprattutto del fatto che l’altro si comporta così non per cattiveria ma perché non ha le energie per stare sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Come ti ho già detto spesso nei miei articoli, per vivere una vita piena e ricca è importante circondarsi di persone che sostengono la nostra energia: che siano sulla nostra stessa lunghezza d’onda.
Possiamo, tuttavia, sentirci piacevolmente arricchiti anche in presenza di persone che non sono propriamente nel nostro stesso flusso, ma che vogliamo comunque restino nella nostra vita.

Se vissute con l’approccio sbagliato, però, questo tipo di amicizie, alla lunga, possono nascondere dei rischi e che ti vado a elencare.

  • possiamo maturare un senso di frustrazione perché non ci sentiamo corrisposte;
  • si può abbassare la nostra autostima perché pensiamo che magari, nonostante tutta la nostra dedizione, l’altro non ci consideri;
  • potremmo scaricarci di energie, perché non troviamo chi ci sostiene e nutre.

Per ovviare a tutto questo, ti suggerisco di appuntarti questi 3 consigli.

Non chiedere all’altro ciò che non ti può dare

In un rapporto di amicizia a senso unico sei libera di dare tutto l’amore e il supporto che ritieni opportuno, ma non farlo pensando di ricevere qualcosa in cambio. Se in un’amicizia vera lo scambio è un flusso naturale, infatti, in un’amicizia a senso unico non può essere così.

Abbandona ogni aspettativa

Non è solo questione che, probabilmente, non riceverai nei modi e nei tempi che ti aspetti; ma forse non riceverai proprio nulla in cambio.
Le amicizie a senso unico sono come le donazioni che si fanno per una causa benefica: pensa che, in qualche modo, stai facendo del bene, che stai donando il tuo amore e le tue attenzioni al mondo.

Dai con misura

Nel caso delle amicizie a senso unico devi diventare brava a calibrare le energie che investi, altrimenti ti potresti trovare tu priva di energie e scarica emotivamente. Ritorno all’esempio della beneficenza: potresti dare in donazione più di quanto è nelle tue disponibilità economiche? Meglio di no.
Cerca, pertanto, di avere nella tua cerchia amicizie vere, per lo più, e solo qualche amicizia a senso unico. In modo tale da avere intorno sempre qualcuno che ti può caricare quanto tu carichi lui.

Perché non ti dico di abbandonare del tutto le amicizie a senso unico?

Perché anche loro sono funzionali alla nostra evoluzione.
E, visto che le persone non capitano mai a caso nella nostra vita ma sempre per uno scopo, ci stanno sicuramente facendo da specchio su qualcosa di noi che possiamo riconoscere, integrare oppure migliorare.

amicizia a senso unico

Spesso, se tendiamo ad attorniarci di troppe amicizie a senso unico, è perché abbiamo difficoltà a ricevere.
Chiediti, per esempio

Perché ho questo impulso a “dare”, solamente? Perché attiro nella mia vita persone che non sono in grado di ricambiarmi?

Altre volte, al contrario, le amicizie a senso unico possono funzionare come “valvola di sfogo” del troppo amore di cui siamo portatori.
Viviamo una vita così ricca, a livello di relazioni, che possiamo permetterci di essere dei “distributori d’amore gratuito” 😀 Perché, in qualche modo, ce ne avanza! Con la possibilità che, magari, la vita ci possa anche sorprendere trasformando un’amicizia a senso unico in amicizia vera.
Di fatto, se impari a gestirle, le amicizie a senso unico sono un’ottima palestra per esercitarti ad amare incondizionatamente.

Manola Tegon
Con Ilaria, insegno nella scuola professionalizzante di Life Coaching Spirituale e conduco i percorsi di Love Coaching “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

E’ possibile innamorarsi di nuovo a 50 anni?

A 50 anni si ama in modo diverso

Il modo che si ha di amare a 50 anni è semplicemente diverso da tutto ciò che si conosce. Se ci pensi, è naturale:

  • hai avuto 20 anni e sai com’è amare a quell’età;
  • ne hai avuti 30 e hai conosciuto anche l’amore in quella fase;
  • poi hai avuto 40 anni e hai scoperto questo sentimento a 40 anni.
  • Ma 50 non li avevi avuti mai; non sai com’è amare a 50 anni.

innamorarsi a 50 anni

L’errore che si fa, spesso, è di vivere il presente continuando ad associarlo a esperienze del passato; o al contrario a proiettarlo nel futuro. “Quest’uomo mi ricorda quel ragazzo”, “La storia che sto vivendo ha tanto in comune con un’altra storia di tanti anni fa”, “Queste cose le ho già vissute”. Tutte associazioni mentali – punto. Non hanno niente a che fare con la realtà. Perché, nella realtà, ogni storia è unica; ognuno di noi muta di continuo; e non è oggettivamente possibile vivere una situazione identica a un’altra già vissuta.

Idem per il proiettarsi nel futuro. E’ umano e anche vitale avere dei sogni e degli obiettivi, qualcosa che si desidera ardentemente realizzare e condividere, anche in coppia. Ma scegliere una persona o dedicare tempo ed energie a una relazione solo in funzione dei nostri progetti, beh, non è amore, semplicemente. Stiamo vivendo altro. Che può andare benissimo, siamo libere di vivere tutto ciò che vogliamo; ma non confondiamolo con l’amore, altrimenti ne rimarremo deluse.

L’amore a 50 anni

Tra le mie clienti, tantissime sono cinquantenni che hanno bisogno e voglia di tornare ad aprirsi all’amore.
Naturalmente, sono tutte donne con una storia alle spalle, tanti vissuti, emozioni, esperienze; anche amarezze, sconfitte, dolori. Eppure hanno il desiderio di tornare a innamorarsi. Del proprio marito, di una persona nuova, di un progetto. L’importante è amare ancora; riscoprire l’amore, ritrovare la passione. Tutte ce la fanno. Alcune in un modo, altre in un altro, ma su questo ti voglio assolutamente rassicurare perché lo vedo con ampiezza di numeri e ho uno sguardo privilegiato: tutte ce la fanno.

Certo, riescono perché ci si dedicano; non è che “succede”. Niente “succede”. Tutto si genera perché desiderato, coltivato, sviluppato. Poi, tra quel che si genera, alcuni tasselli “succedono”. Ma, finché stai lì ad aspettare che la tua rinascita ti cada dal cielo tra le mani, allora no: niente accadrà, anzi, rischia pure di peggiorare…
Chiediti, quindi, quanto è importante per te e, se è importante, datti da fare: dedicatici, lavoraci, fai anche tu un percorso.

Cosa vedo, tra tutte le donne che, invece, hanno successo?
Vedo profondità, spessore, ricerca di qualcosa di chiaro e specifico; consapevolezza di tutto ciò da cui ci si vuole allontanare definitivamente. Poi vedo maturità: da un lato disillusione rispetto a tanti lati dell’amore romantico e alle idealizzazioni tipicamente giovanili; dall’altro, contemporaneamente, una maggiore capacità di godersi i piaceri della vita e le gioie dell’amore vero, concreto, umano, di questo pianeta.

Imparo tanto anch’io, da queste donne… Vederle attraversare il processo di auto-trasformazione permette anche a me di salvarmi dal romanticismo e dall’idealizzazione tipicamente giovanili… Per fortuna anch’io sono quasi ai 40!
Ma sì, perché si tende a edulcorare troppo l’amore in gioventù, mentre secondo me quello tra adulti ha tanti aspetti decisamente preferibili. Esempio banalissimo che però molti tendono a dimenticare: da giovani ci si può veramente dilaniare e distruggere, per amore. Più si cresce e più la lucidità e un certo pragmatismo prendono il sopravvento, donandoci un’ironia che da giovani ci sognavamo!

Il sesso a 50 anni

Occupandomi molto di Sex Coaching, con le donne di 50 anni, voglio dedicare una parte di questo articolo proprio alla sfera sessuale. Perché spesso il nocciolo del problema è lì.

Tante persone, cogli anni, sviluppano delle difficoltà sessuali; a volte senza neppure accorgersene.
Può essere che il modo di eccitarsi cambi e non capiscano come riallinearsi col nuovo equilibrio. Oppure, dentro maturano nuovi sogni erotici e fantasie sessuali e non hanno le competenze comunicative necessarie per condividerli. O il corpo: può iniziare a rispondere in modo diverso agli stimoli che riceve dall’esterno. In tutti i casi, viene a crearsi un ostacolo tra sé e il piacere.

Non riuscendo a fare (una piena) esperienza del piacere, e quindi anche del senso di fusione e unione che porta, anche l’amore dà l’impressione di diventare più lontano, inaccessibile. Perché ricordiamocelo sempre: l’amore viene dal piacere e l’esperienza dell’amore terreno ha come base la sessualità.
Per questo, partire da questa sfera è estremamente fruttuoso, per tornare ad aprirsi all’amore.

innamorarsi a 50 anni

Oggi farò l’ultima sessione con una mia cliente che ha fatto un percorso durato un anno. Una cinquantenne separata in casa, perché la situazione economica non le permette di prendersi un appartamento proprio. Con l’ex marito malato e due figli adolescenti ancora dipendenti da lei. Una sognatrice idealista a cui sembrava di aver avuto tutti i sogni infranti, di essere ormai senza speranza.
Beh, dopo aver attratto una quantità di uomini da sbellicarsi dalle risate, in questo periodo, ne ha scelto uno, per amante: uno Spagnolo che lavora per parte dell’anno vicino casa sua, in Italia, bellissimo, ricco, realizzato, gentile e onesto. Le sembra una fiaba? No. Però ha ricominciato a fare l’amore regolarmente, a essere toccata, a godere e a sentirsi donna. Non finisce mai di ringraziarmi.
La maggior parte del merito, però, è suo 🙂

Ilaria Cusano

Avere un figlio: quando arriva il momento giusto? – di Manola Tegon

Come riconoscere il momento giusto per fare un figlio?

E’ una delle domande che, prima o poi, credo tutti si siano posti, nell’arco della vita… E a cui nessuno è mai stato in grado di dare una risposta, però 😀 Per lo meno una risposta certa, convincente una volta per tutte.

Ognuno troverà dei validissimi motivi per dire che il momento giusto non arriva mai; o che è meglio fare i figli da giovani, perché si è più forti e vitali, si ha più voglia di giocare, si cresce di più insieme a loro.
Idem per affermare l’esatto opposto, però: è meglio fare i figli da adulti, invece, dopo aver realizzato se stessi, per esempio nel lavoro, dopo aver conquistato delle sicurezze economiche, per poter offrire loro delle basi stabili, una vita serena.

momento giusto per avere un figlio

Personalmente, vedo che un figlio arriva sempre nel momento giusto, che lo si voglia ammettere oppure no.

E’ giusto il momento che corona il sogno di una coppia solida e felice. Ma è giusto anche quando arriva per mettere in crisi un rapporto che da tempo non funziona. Com’è giusto, e bello, quando giunge senza nessuna programmazione. Ma lo è allo stesso modo quando si conosce esattamente il momento in cui è stato concepito.

Avere dei figli si inserisce nei cicli della vita

Il punto è questo: si capisce che un figlio è giunto nel momento perfetto solo dopo tanto tempo dal suo arrivo… E, probabilmente, sempre dopo anni se ne capisce il disegno più ampio di cui fa parte… Disegno di cui, tra l’altro, moltissimi neppure parlano quasi mai… Io li vedo, invece, questi disegni; da quando ho cominciato a lavorare come Life Coach Spirituale sempre meglio…

A priori, infatti, non sarà mai possibile farlo nel momento giusto, perché troveremo sempre qualcosa che non va: il lavoro precario, l’ultimo viaggio in giro per il mondo che desideriamo tanto, la casa grande da acquistare, l’auto da cambiare…
Se c’è una cosa che porta l’arrivo di un figlio è proprio la capacità di scombinare ogni piano, di mettere in discussione ciò che fino a quel momento si era pensato, a volte anche costruito. Ci costringe a una continua apertura all’imprevedibile, nel bene e nel male. E, solo se si rimane “aperti”, si sarà capaci di accogliere una nuova anima, nonostante il lavoro precario; si imparerà a programmare i viaggi in maniera diversa, a riorganizzare gli spazi anche in una casa piccola, e via dicendo.

La domanda da cui nasce questo articolo, infatti, è figlia del preciso tempo che stiamo vivendo. Un tempo che vorrebbe sempre dare una spiegazione quasi scientifica a tutto ciò che accade. Che ha l’esigenza di collocare ogni evento della vita in “tabelle di marcia” ben definite e organizzate. Quando invece, a volte, la vita è fatta di improvvisazione. E proprio dall’improvvisazione nascono le cose più belle.

La nascita di una nuova vita continua a rimanere avvolta in un mistero insondabile, per tanti versi… Perché non sempre, quando è tutto “biologicamente in ordine e perfetto”, un figlio arriva. Così come, a volte, la vita “capita”; anche quando si erano prese tutte le precauzioni possibili…

La vita succede. Ha successo sempre, lei, vince sempre… grazie a Dio

Quando penso a tutto questo sorrido 🙂 Perché riteniamo di essere una generazione che vive in una società di emancipati, rispetto a quelle dei secoli passati. Ma in verità siamo sempre imbrigliati in schemi mentali. Diversi, ma sempre schemi, gabbie, limitazioni. Dove addirittura qualcun altro dovrebbe dirci quando è il momento giusto anche per fare un figlio! Che senso ha, se ti fermi a pensarci?

Nemmeno io ho una risposta certa su quale sia il momento giusto. L’unico consiglio che mi sento di darti è di tenere sempre uno spazio aperto, dentro di te, per l’imprevisto. Sia esso un figlio o qualsiasi altra esperienza che per te rappresenti un moto di vita.

avere un figlio momento giusto

E concludo con queste parole tratte da un bellissimo libro che ti suggerisco vivamente di leggere, di M. Sandel, “Contro la Perfezione”.

In un mondo sociale che apprezza padronanza e controllo, essere genitori è una scuola di umiltà. Essere chiamati a curarci dei figli senza poterli scegliere secondo i nostri gusti ci insegna a essere aperti al non cercato, ci invita ad accettare l’inatteso, a convivere con le dissonanze, a tenere a bada l’impulso del controllo.

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Endometriosi, perché è ancora un tabù?

Endometriosi, ciclo mestruale, infertilità, etc. Tutti i tabù della femminilità repressa

L’endometriosi è solo uno dei tanti tabù sulla femminilità. Ma tutti rientrano in un unico contenitore gigante: quello in cui stanno le mille cose che noi donne non dovremmo dire, fare e nemmeno pensare.
L’incidenza delle malattie e dei disturbi della tiroide e dell’apparato genitale e riproduttivo, tra le donne, è così tanto alta e generalizzata perché altrettanto alta e generalizzata è quella di certi atteggiamenti, comportamenti e, a monte, credenze.

endometriosi

Finché le donne non si concederanno la libertà di essere chi sono veramente, e di portarlo in giro con forza, irremovibilità e fierezza, questi malanni continueranno a fare il loro lavoro. Ossia, portare determinati messaggi, a delle persone e a una società intera.
Questo cambiamento salutare dovrà avvenire nella sfera sessuale, anzitutto, e di conseguenza anche in quella spirituale (la connessione con Madre Terra è una sola), familiare (coppia e famiglia) e genitoriale (essere o non essere genitori).

Credenze della femminilità repressa

È più bello se è lui a fare il primo passo.
Certe cose non si fanno, non sono femminili.
È la donna che accoglie, che crea lo spazio, che comprende, accetta e nutre.
Non posso fare tutto il sesso di cui ho bisogno e che desidero.
Il sesso non è una necessità primaria, per le donne; ne possiamo fare a meno, sono gli uomini ad averne assolutamente bisogno.
I partner non si scelgono in base al sesso, non è la cosa più importante.
Una donna si realizza al cento per cento solo quando diventa mamma. E, se non lo diventa, resta sempre una donna a metà.

Tutte cazzate.
Minchiate mega-galattiche di cui ci ha riempito la testa una società profondamente maschilista. A quale scopo? Per tenerci schiave.

Rileggile una a una e riflettici: non sono esattamente i pensieri che dovrebbe avere una donna (già schiava di una società di uomini), per poter accettare la follia di rimanere tale a vita?
È evidente.

Il corpo ti dice chi sei e dove devi andare

L’apparato genitale e riproduttivo ci parlano di piacere e fertilità – che hanno pochissimo a che vedere col fare figli. La tiroide, invece, riguarda l’esprimersi, la creatività.
Così a intuito, non ti fa venire in mente niente, sulle donne?

Quando la donna la smetterà di adeguarsi, di adattarsi, di voler andar bene al mondo, di voler piacere a tutti i costi, allora inizierà a piacere a se stessa, a provare piacere, a godersi di più la vita e, di conseguenza, anche a essere più creativa e produttiva.
Il che le darà risultati più soddisfacenti nelle relazioni, sul lavoro e nella vita sociale; farà, a sua volta, alzare la sua autostima e in questo modo, con naturalezza, diventerà ancora più consapevole del proprio valore e potere personale. In un circolo virtuoso che però, al momento, è bloccatissimo, in più punti.

Figuriamoci che viviamo in un mondo in cui la stragrande maggioranza delle donne non sa quasi niente

  • della propria vita intima – e quindi profonda;
  • del rapporto tra il proprio corpo e Madre Natura;
  • né tanto meno sente qual è il proprio piacere e cosa deve fare per procurarselo, farlo crescere e durare.

endometriosi

Tutte bloccate nella mente: sensi di colpa e vergogna assurdi; inadeguatezza e insicurezza esagerate; mille fissazioni sul fatto che, per “andare bene” (ma a chi? a cosa?), bisogna essere perfette. Ma quando mai!
Questo è essere donne a metà, altro che figli o non figli. Questa è femminilità repressa.

Allora, invece di sprecare tanta energia a parlar male degli uomini o a cercar di piacere agli uomini, non è meglio che ci facciamo un costante e onesto esame di coscienza e che iniziamo a occuparci di noi stesse e basta? Ché è ora e ne abbiamo un bisogno immenso.

Pensa liberamente. Dì quello che senti, vuoi e credi. Fai quello che ti pare e ti fa stare bene – nient’altro. Tutta la tua vita, oltre al tuo corpo, tornerà sana.

Ilaria Cusano 

Ecco qualche corso online che può aiutarti in questa trasformazione

    1. “15 Tecniche Sessuali”. Per stimolare, risvegliare, potenziare e consolidare l’unica sorgente dell’amore: il piacere.
    2. “Il Corpo Illuminato”. Per illuminarti di luce fin nelle membra. Farla splendere tanto da permeare viso e forma, postura e immagine. Riscoprire il piacere e ritrovare la passione.
    3. “Come migliorare la vita sessuale e ritrovare la passione con il proprio partner”. Per scoprire come aumentare la gioia e il piacere della tua vita e rendere la tua vita sessuale più appagante. Capirai anche come trovare il partner giusto, smettendo definitivamente di accogliere i partner sbagliati.

Narcisisti, come riconoscerli ed evitarli in amore

Narcisisti: il metodo infallibile per evitarli

Questo dei narcisisti è un problema che hanno moltissime donne perché moltissime donne hanno un problema col proprio narcisismo. Mi duole dirlo ma è così.
E Dio continua a mandare loro stimoli, ispirazioni, opportunità e maestri, finché capiscono e finalmente accolgono l’insegnamento. Non tutte ce la fanno, ma alcune sì, naturalmente.
Il metodo infallibile per evitare i narcisisti in amore, quindi, consiste nel fare pace col narcisismo a 360°.

narcisisti, come riconoscerli ed evitarli in amore

Nel momento in cui la donna realizza questa come un’occasione preziosa e inizia a lavorarci con onestà, maturità e umiltà, le cose cambiano. Cominciano sin da subito a vedere il narcisismo e ogni loro portatore con nuovi occhi, e a imparare tutte quelle lezioni che la vita sta tentando di portare loro. Magari da tanti anni o, in certi casi, addirittura da decenni…

La lezione del narcisista

Il Narciso del mito, ma non solo, è un giovane introspettivo alla ricerca di se stesso. Un’anima acerba e immatura che passa ore e ore a rimirare la propria immagine, è vero. Ma nel tentativo di penetrarne il mistero! Di annullarsi, infine, in essa e di immergersi nella propria profondità.
Missione che, effettivamente, riesce a compiere, poiché attraverso questo processo alla fine si trasforma in un fiore! Non in un rospo, in una pietra o in una statua di sale, insomma. Un motivo ci sarà… ti pare?

Già da questo si può capire che l’idea, o meglio il pregiudizio, che molte donne hanno sul narcisismo semplicemente non corrisponde alla realtà. Il narcisismo non è ciò che la maggior parte delle persone crede.

Ora, quante donne abbiamo incontrato e incontriamo, tutte, che non sanno riconoscere il proprio posto e che non crescono mai? Che se ne stanno lì a invidiare, calunniare, competere; a sfogare le proprie frustrazioni e cattiverie su altre donne più belle, più giovani, più feconde, più di successo e più dolci? Perché? Perché sanno che avrebbero un mare di cose da imparare da loro! Lo sanno benissimo, sotto sotto, che dovrebbero solo prendere esempio. Ma la grettezza, l’arroganza, la piccolezza e la presunzione vincono, in loro; perché sono deboli, non hanno una personalità abbastanza forte. E allora continuano a comportarsi come delle viscide ipocrite, o come delle arpie invidiose, o come delle vecchie acide e arrapate che non lo prendono da anni! Ahahah 😀

Cosa potrebbero fare col narcisismo?

Potrebbero diventare più belle, anzitutto. E non parlo di estetica. Potrebbero prendersi cura di sé per “trasformarsi in fiori”. Assumersi la responsabilità di dover crescere e maturare spiritualmente. Ampliare le spalle e l’apertura del petto (cuore), per poter poi alzare la testa e guardare negli occhi il mondo. Finalmente.

narcisisti, come riconoscerli ed evitarli in amore

Poi potrebbero farsi carico del proprio potere e imparare dalle donne migliori di loro. Sviluppare quel fascino, quella personalità, quella nobiltà d’animo e quel carisma che non hanno, e che vogliono ardentemente. (Se hai bisogno di questo processo, ti consiglio il corso “Il corpo illuminato”, che tra l’altro dal 22 Maggio faremo anche in gruppo, tutte insieme in una chat su WhatsApp. Se vuoi partecipare scrivimi – ilaria.cusano@gmail.com)

Così magari anche loro potrebbero essere apprezzate e ammirate, desiderate e scelte. Molte si lamentano perché non vengono scelte, o perché vengono abbandonate, tradite, non amate abbastanza. Ma poi, quando vai più a fondo, scopri che non vogliono assumersi la propria parte di responsabilità, per questo. In altre parole, non fanno quasi niente per conquistare ciò che invece pretendono, e poi se la prendono con quelle che invece fanno di tutto e ovviamente lo conquistano. Non è giusto per nessuna, ti pare? Non si arriva lontano, così. Vogliono essere prime donne, ma non accettano di doverci arrivare. E infatti non ci arrivano. Non solo nella vita sessuale e amorosa, tra l’altro.

Oppure ci arrivano solo col fatturato tipo volgarissimi boss mafiosi, e poi si stupiscono di trovarsi talmente tanto deformate da non risultare più minimamente femminili. Ma va? E certo!

Ne ho conosciute tante così, e tuttora le incontro. Prima mi facevano pena e tentavo di aiutarle; puntualmente mi ferivano e deludevano. Oggi so che vanno lasciate a cuocere nel loro brodo velenoso; che devono superare la sfida, combattere i propri demoni e vincerli. Come abbiamo fatto tutte, d’altronde. Nessuna nasce migliore. Ma qualcuna ha l’umiltà e la maturità di diventarlo.

Ilaria Cusano