Coronavirus, quando finirà

La potenza della fede

Coronavirus, quando finirà

Ho appena finito di vedere Matrix. E’ un film che, a suo tempo quando uscì, mi segnò definitivamente la vita. Avevo 17 anni e fu una specie di Bibbia per me: un’ispirazione, una guida, qualcosa in cui credere. Non che non credessi in Dio… Ci parlavo ogni giorno, da quando ero una bambina. Ma da adolescente non basta più. Un personaggio invisibile in cui credere… in un mondo che sembrava andare da tutt’altra parte rispetto a ciò che sussurrava quel Dio lì… Ci voleva qualcosa di più convincente. O che, quanto meno, facesse da “ponte” tra questo Dio che sembrava lontano mille miglia, utopia pura, e una società che, nonostante tutto, sembrava avere un disperato bisogno di ritrovarlo, quel Dio
Così arrivò Matrix, nel caso mio e della mia intera generazione.

Era l’ultimo anno del millennio, quando uscì il primo: il 1999. E fu profetico, per tutti noi. Poi alcuni si fermarono al primo e non compresero il due e il tre, ma questa è un’altra storia…

Anche in Matrix c’era la metafora del virus: gli “uomini robot” sostenevano che noi umani siamo proprio il virus che infetta il pianeta Terra. Poiché ci comportiamo esattamente come i virus: sfruttiamo indiscriminatamente ogni risorsa vitale possibile e, quando finisce tutto, cerchiamo una nuova terra, più ricca di quella che noi stessi abbiamo impoverito, per cominciare a sfruttare anche quella.

Anche in Matrix, come nell’attuale storia del Coronavirus, c’era un sistema che si alimentava dell’immensa energia delle persone attraverso delle macchine. Macchine che, tuttavia, queste persone utilizzavano volontariamente.
E poi c’era una guerra. Una guerra tra chi accettava di vivere nella finzione perché non ce la faceva proprio, a reggere la verità – pillola blu. E chi invece, a un certo punto dello sviluppo della coscienza, decideva di emanciparsi da Matrix, il software, l’apparenza, la bugia costruita ad arte, e di iniziare un misterioso viaggio verso la Verità – pillola rossa.

Una Verità estremamente spirituale

La Verità che questo film proponeva era estremamente spirituale. Ci mostrava esseri umani con due corpi: uno finto, una sorta di ologramma, “l’immagine residua di te”, la chiamavano. E uno vero: che sembrava quasi essere l’anima, per l’appunto, il cosiddetto vero sé. Quella parte di noi più forte, salda, sveglia; quella parte che ce l’ha fatta, a rimanere umana…Ancorata ai sentimenti – non a caso la pillola che libera è proprio di colore rosso, e non verde, per esempio; capace di ardere di passione; capace di credere in qualcosa… o in qualcuno. Per libera scelta, non per condizionamento.

Il Coronavirus potrebbe essere rappresentato come una Matrix: un film, un mondo possibile, un software che, nel giro di poche settimane, moltissimi umani hanno “deciso” di installarsi di default. La mattina si svegliano e il software parte, disegnando tutta la “scenografia”, la “sceneggiatura” e la “colonna sonora” della propria giornata… del proprio film.
Qualcuno si è dato la parte della vittima e qualcuno del carnefice. Qualcun altro del debole, qualcuno del forte. Certi hanno preso a recitare la parte dei bravi bambini, certi altri dei rivoluzionari. Di base però tutti, in un certo momento, ci siamo “accordati” per funzionare con lo stesso software che scatta di default, la mattina quando ci svegliamo…

Ora, la domanda “Coronavirus, quando finirà?”, se ci pensi, è perfettamente assimilabile alla domanda “Matrix, quando finirà?”.
E a questo il film risponde totalmente:

  1. Quando sarai pronta.
  2. Quando lo deciderai.

Perché finisca devi scegliere di credere

Anche questo risulta evidente, guardando il film: ne esce solo chi

  • crede sia possibile,
  • crede in se stesso, in qualcun altro e in uno scopo più importante anche della propria stessa vita.
  • E ascolta l’oracolo: ce la fa solo chi segue la guida dell’oracolo – da cui tutti sono andati.

Con questa storia del Coronavirus (perché, su un certo livello, solo di una narrazione si tratta, una come tante altre), funziona esattamente allo stesso modo.

Coronavirus, quando finirà

Poi è evidente che non solo di storia si tratta, certo… La differenza fra gli umani ancora ancorati alla Terra (sto di nuovo parlando di Matrix) e gli uomini-macchina, infatti, sta proprio in questo: nei sentimenti. I primi sono ancora capaci di sentimenti, mentre i secondi no, hanno ceduto questa abilità. Si convincono totalmente di una certa narrazione solo coloro che non sentono… Coloro che oramai, totalmente disumanizzati, sono capaci solo di pensare….
Chi è ancora capace di sentimenti, invece, non si convince di una certa narrazione: riconosce la verità e la sceglie. Che è tutta un’altra storia…

Eppure, come mostra il film stesso, per arrivare a questo punto, a una faccenda di cuore per così dire, bisogna prima passare per un altro punto, che è più una faccenda di mente. Devi prima imparare a scegliere a che narrazione credere, e poi devi imparare a scriverla anche tu, una narrazione capace di convincerti, di farti (tornare a) credere in qualcosa…

Ilaria Cusano
Scuola di Life Coaching Spirituale

Imprinting sentimentale e sessuale nella coppia

Imprinting: come trovare il partner giusto

Spesso tra le donne riscontro un problema serio: la sottovalutazione dell’imprinting. Moltissime vorrebbero trovare il partner giusto, ma per trovarlo bisognerà pur imparare a riconoscerlo, no? E, dopo averlo riconosciuto, anche a sceglierlo! Avendo scartato tutti gli altri da scartare, prima, fra l’altro. Ecco, su questi passaggi la stragrande maggioranza delle donne tende a perdersi. Vediamo più approfonditamente come.

imprinting sentimentale sessuale coppia
Ph. by Freestocks.org

Eh già, perché non si tratta di maledizioni, incantesimi o sfighe cosmiche: si tratta di errori. Tipici errori umani che, se non visti per lunghi anni e cocciutamente ripetuti per un’infinità di volte, certamente possono sembrare sfortuna. Ma sfortuna non è. Sono sbagli. Sbagli da cui si può imparare e che si possono evitare, rendendosi conto di cosa si è pensato e fatto di sbagliato.

Ho creato due audio-corsi proprio su tutto ciò di cui parlo in questo articolo, se può servirti: “Il vero amore è per sempre” e “Buon fiuto non mente”. Nei prossimi mesi li faremo anche come corsi online di gruppo, trovi qualche dettaglio in più alla fine dell’articolo. Per qualsiasi altra informazione e per partecipare scrivimi a ilaria.cusano@gmail.com
Andiamo avanti.

I 7 errori delle donne: la sottovalutazione dell’imprinting

Questi sono i tipici errori delle donne che, nel corso dei 15 anni trascorsi a lavorare come Life Coach Spirituale, ho avuto modo di osservare. Errori fondamentalmente relativi alla sottovalutazione dell’importanza dell’imprinting sentimentale e sessuale nella coppia.

  1. La fretta, l’impazienza, la fissazione a voler trovare il partner giusto in poco tempo. Di solito, invece, bisogna fare un viaggio a tappe, un percorso con vari stadi.
  2. L’idea che basti frequentare due o tre persone, per trovare quella che fa per sé. Serve frequentarne un po’ di più, invece, solitamente.
  3. La chiusura rispetto a certi metodi, definiti brutti, freddi, poco romantici o pericolosi, solo in virtù di stereotipi e pregiudizi. Gli strumenti sono strumenti; non bisogna investirli di poteri o proprietà magici che di per sé non possono avere. Tutto dipende da come noi li usiamo.
  4. L’abitudine a mettere al centro delle proprie valutazioni i parametri che si conoscono già, ormai vecchi, invece. Le persone vanno conosciute nel mistero che ognuna porta dentro. E bisogna imparare anche a riconoscerle nel loro valore, non cercando di farle aderire al nostro ma vedendole nella loro unicità.
  5. Il desiderio di essere viste, apprezzate e riconosciute, senza però offrire veramente la disponibilità e la capacità di fare altrettanto.
  6. La mancanza di lucidità: non va bene per te, per tante ragioni? Scartalo, non cercare di adattarti a lui o di costringere lui ad adattarsi a te. Meglio essere onesta con te stessa e con lui, e avanti il prossimo! Ti sembrerà di metterci di più e invece ti assicuro che ci metterai parecchio meno.
  7. La tendenza ad accontentarsi. Non lo vuoi rifiutare e abbandonare? Hai paura di rinunciare a lui perché chissà se dopo ne arriverà un altro oppure no? E’ esattamente questo l’atteggiamento con cui costruisci il tuo fallimento sentimentale e sessuale!

L’imprinting sentimentale e sessuale e la sua importanza

L’imprinting sentimentale e sessuale, invece, è estremamente importante. Ed è intelligente e saggio prenderlo in debita considerazione.
Di cosa si tratta più precisamente?

Di quell’insieme di sensazioni, intuizioni e impressioni che abbiamo all’inizio, quando incontriamo la persona in questione le prime due o tre volte. Fisicamente però; le chat non contano, in questo senso. Perché siamo in grado di percepire questo imprinting tramite il fiuto, quella facoltà selvaggia, animale, che comunque rimane viva in noi e ci fa da bussola, ci permette di orientarci.
Anzitutto, però, all’amore vero devi credere. Perché, se pensi che uno valga l’altro, allora non te ne potrai proprio accorgere, del fatto che, a livello sottile e profondo, alcuni ti danno certe sensazioni diverse, particolari, speciali.

imprinting sentimentale sessuale coppia

Nella nostra cultura, purtroppo, non esiste più per i giovani quella parte di crescita che in passato veniva chiamata educazione sentimentale. Per questo molti adulti, di fatto, si trovano ad avere dei problemi in questa sfera e in particolare nel riconoscimento e nella scelta del/della partner.

Ho creato due corsi online di Love Coaching per aiutare le persone adulte proprio su tutto ciò. Si intitolano “Il vero amore è per sempre” e “Buon fiuto non mente”. Come puoi vedere dai link, si tratta di due audio-corsi che puoi acquistare e farti in autonomia – se non usi la carta di credito scrivimi e te li mando io 🙂 Se hai bisogno di supporto e vicinanza, in questo viaggio, scrivimi oggi stesso a ilaria.cusano@gmail.com e ti dirò come fare.

Ilaria Cusano

Come riconoscere la pornodipendenza negli altri, di Luca Ferretto

Ci sono due modi per riconoscere una pornodipendenza negli altri

Uno comportamentale e uno fisico.

pornodipendenza
Ph. by Marco Verch Professional Photographer and Speaker

Dal punto di vista fisico, riconoscere altre dipendenze è più facile. Perché hanno un riflesso diretto sulla nostra salute psicofisica. Un tempo si diceva che chi si masturbava troppo diventava cieco. Era una battuta, ovvio, ma si dice ancora che chi guarda troppo porno diventa impotente. Non è vero. Non per colpa del porno, almeno, ma dell’ansia da prestazione che lo accompagna.

Potrebbe avere un senso dire che si diventa ciechi per le decine di ore passate davanti allo schermo!!! Ma la pornodipendenza, in realtà, ha sintomi molto più psichici che fisici. Sintomi di lunghissimo termine.
Ha a che fare con un’ossessiva richiesta di risposte sessuali che può durare tutta la vita.

Una vita mancata, quella del pornodipendente

Una vita che fa comodo solo alle casse di siti come pornhub.

Il pornodipendente cerca risposte o conferme sessuali e fuggendo da qualcosa che mette in discussione le sue “certezze”. Fugge verso un luogo che lo faccia stare particolarmente a suo agio, con le risposte che vuol sentire a tutti costi. Per non rendersi conto di quanto lontano è dalla realtà.

Non accetta che il sesso ha dei paradossi. Che le donne possono porre limiti invalicabili. Che non esistano certezze, soprattutto nel sesso. Non accetta che “scopare” è difficile, che richiede impegno, capacità e la dose di coraggio che lui non ha. Fuori dalle certezze della sua materna zona di comfort, lui impazzisce, non ce la fa.

Un po’ come i bambini con la loro mamma, sempre pronta a dare al principino narcisista esattamente le risposte che vuole.
I dipendenti da sostanze o dall’alcol, dopo un certo periodo, non vivono più a loro agio con la dipendenza. Il pornofilo invece gongola in una bolla in cui nessuno lo può vedere.

Se uno è alcolizzato si vede, tutti lo vedono

Se sei veramente tossicodipendente si vede; anche dai comportamenti. Anche se dipendi dal gioco si sa, per i debiti che fai. In tutti questi casi diventi pericoloso socialmente. Col porno no. Anzi! Il porno è un sedativo. Per questo i nostri governi non legiferano in materia e lo lasciano crescere in un limbo. Il porno nutre consumatori idioti che non andranno mai a votare, o voteranno altri idioti.

Come ogni accidioso, il pornodipendente può avere dei comportamenti normalissimi. Ma chi gli sta affianco riesce a capire se è dipendente da porno da alcune cose specifiche.
Ora ti dirò come riconoscere la pornodipendenza anche quando non te la saresti mai immaginata. E come testare la gravità dell’ossessione.

pornodipendenza
Ph. by Capture Queen

Pornodipendenza: come riconoscere se c’è e quanto è grave

Conobbi un ragazzo che temeva di essere pornodipendente perché guardava molti film hard.
Mi confidò di guardarne tutte le settimane. “Ok”, gli ho risposto, “Tranquillizzati perché guardare un film porno una volta la settimana, anche se lo fai regolarmente, non significa che dipendi dal porno. Sei davvero dipendente quando ne sei ossessionato!”

Questo è fondamentale. La prima cosa che dobbiamo chiederci è a che livello di ossessione è arrivata la persona che abbiamo davanti. Per capire quando un uomo è ossessionato dal porno basta prendere il suo pc e non basarsi sulla quantità di porno che ha dentro, ma sull’antichità dei video porno che conserva.
Anche se non guarda film porno da un anno, potrebbe avere una cartella in cui tiene nascosti una manciata di porno da cui non vuole separarsi. Li tiene lì perché, se ci fosse bisogno loro, sono lì… alla bisogna… per consolarsi.

Come una mamma che non ti lascia mai. Una mamma fagocitante. Tu lo sai che devi scappare da lei ma non ci riesci. Non riesci a rinnegarla davvero e a superare la dipendenza, come se ci fosse un legame indissolubile tra te e lei.
Quella cartella rappresenta quel legame.

Conosco gente che sarebbe disposta a rientrare in casa durante un incendio solo per salvare quella cartella. Questo è un grande segnale di pornodipendenza. Lei può starsene dormiente per mesi e ricominciare da un momento all’altro, finché non sarà risolto il problema che la genera a monte.

Non c’è niente di male nella pornografia, il male è la sua capacità di distruggere la vera vita sessuale

Il modo migliore per sapere se il tuo uomo è pornodipendente è facendoci l’amore.
Ti rendi conto se è in una continua verifica di se stesso, in perenne ricerca di conferme. Quando si dice che i pornodipendenti seri tendenzialmente sono impotenti è perché, a forza di chiedere conferme, perdono il contatto con la propria fisicità.

Non è il porno che rende impotenti, ma la continua ansia da prestazione che, nutrendosi delle proprie ossessioni, provoca una disconnessione dagli altri. Dalle persone con cui si fa sesso.
Ci sono persone che a questa “prestazione pornografica” hanno dedicato una vita. Fare l’amore con questi uomini vuol dire fare l’amore con delle persone che nella loro testa hanno un ideale sessuale specifico e devastante. Vanno avanti come treni nell’immagine ideale che hanno di sé nella testa.

pornodipendenza
Ph. by Marco Verch

Mentre scopano non esistono uscite laterali, corrono rapidi in una galleria. Il loro modo di fare l’amore è condizionato da un certo standard che li porta a dipendere dai giudizi altrui. E dal più insopportabile dei giudizi: quello della mamma. Per questo fanno domande e costringono l’altra persona a ripetere continuamente determinati schemi e fantasie. Per essere sempre pronti alla critica più feroce, semmai dovesse arrivare:

Ma tu quanto vali a letto?

Se ti accorgi che il tuo uomo ha determinati “copioni” e che non vengono da lui (sono schemi artificiali che non si è creato con un immaginario proprio), significa che quell’immaginario viene da un’altra parte. Cioè la pornografia.
Più precisamente, la pornografia fornisce un immaginario completamente scollegato dalla realtà.

Se il tuo uomo ha un immaginario scollegato dalla realtà, probabilmente viene dalla pornografia. Ed è di questo immaginario che è dipendente, perché non riesce ad averne uno suo.
Prova a vedere se va in difficoltà quando gli chiedi di fare l’amore con un altro immaginario. Vuol dire che è dipendente. Perché è bloccato là, in un nulla erotico, in un vuoto di contenuti.

Anche in un gruppo possiamo scorgere una tendenza alla pornodipendenza. Dal fatto che il nostro eroe manifesta continuamente il bisogno di chiedere agli altri conferme sessuali.
Tendenzialmente, in un gruppo il pornodipendente dà segni della sua dipendenza quando in un discorso sul sesso si percepisce il suo bisogno di entrare in argomenti sessuali in maniera ossessiva. Per lui sapere che qualcuno, soprattutto una donna, è disponibile a parlare di porno lo eccita, lo infiamma. Come un gatto che sente la presenza invisibile di un topo.

Normalmente, il pornodipendente è un narcisita patologico

Ha bisogno continuamente di parlare di sé e di porno. Che in realtà ha invaso solo lui, ma come ogni narcisista non riesce a immaginare nient’altro al di fuori dell’ossessione che ha per sé.

Non mi spingo oltre. Aggiungo solo una cosa. Finché un film, un libro, una canzone trasmettono bellezza e speranza, conviene farne esperienza. Lascia perdere tutto ciò che comunica bruttezza. La vita è troppo breve.

Luca Ferretto
Conduco i percorsi di Sex Coaching di Ilaria, in particolare quelli rivolti agli uomini

Quando fare sesso, i momenti migliori

quando fare sesso momenti migliori

Cara donna, non fare sesso quando

Hai paura che connetterti con un’altra anima possa farti del male.
Pensi in termini di dare e/o avere.
Hai una qualsiasi forma di senso del dovere.

Quando hai paura di perdere l’altro se non ti rendi disponibile subito, o a quella specifica pratica.
Se credi di dover aderire a certi standard, garantire determinate performance, dimostrare qualcosa a qualcuno.

Non fare sesso, se devi usarlo per alimentare una di quelle pericolosissime menate spirituali: ora saremo collegati per sempre (come se prima non lo foste, tra voi e con tutti gli altri esseri viventi), mi sono sobbarcata il tuo karma (impossibile), pezzi della tua energia mi rimarranno appiccicati addosso per 5, 7 o 32 anni. L’energia è una e tutti gli esseri viventi sono indivisi; se hai qualche altra percezione, è solo un tuo film, quindi cambia canale ché è meglio: vivi più allegra, godi di più, rompi meno i coglioni ai mal capitati e ti alleggerisci pure fisicamente 😉

Cara donna, fai sesso quando

L’attrazione, il desiderio e la passione sono talmente tanto più forti di te e della tua volontà che non ti riesci a trattenerti.
Quando l’altro ti sembra l’essere più calamitoso del pianeta Terra; quando non puoi proprio evitare di tenergli le mani appiccicate addosso, e il tuo corpo si protende verso di lui (o di lei) come posseduto da Madre Natura.

Fai l’amore quando senti che siete parte di una cosa unica, respirando la stessa aria a pieni polmoni, partecipando insieme di una sola meravigliosa creazione.
Quando avere le sue mani addosso e farlo entrare, e venire, dentro di te ti appare la cosa più naturale e miracolosa possibile.

Fai sesso quando trabocchi, quando esplodi, quando lo vuoi così tanto che tutto quello che ti hanno raccontato, e che ti sei raccontata, non vale più, non conta più, sei disposta a metterlo da parte, a ricrederti, a scoprire altro, a lasciarti trasportare in un luogo sconosciuto dove, misteriosamente, sai che potrà andare solo meglio.

Fare o non fare sesso

Mi rivolgo alle donne perché sono le mie interlocutrici primarie; anche gli uomini hanno tante difficoltà sessuali, ma personalmente lavoro in modo diretto soprattutto con le donne. E quante donne (quasi tutte, in verità) hanno l’abitudine

  • di fare sesso per i motivi sbagliati,
  • o di convincersi, dopo averlo fatto, che siano successe o debbano succedere delle cose “da copione”.
quando fare sesso momenti migliori

Il sesso e l’amore sono mondi che ci precludiamo, quando abbiamo questo atteggiamento. A tutti capita, in certi periodi nella vita: ferite, sofferenze, delusioni, tutti ne attraversiamo e ci salviamo come meglio riusciamo. Spesso ne usciamo ammaccate, impaurite, demoralizzate, e allora vogliamo fare diversamente dal passato, stare attente a non ripetere certi schemi che abbiamo etichettato come errori, e che di sicuro nel presente, per chi siamo diventate attualmente, lo sarebbero davvero, degli errori.
In verità, però, possiamo amare e fare sesso godendone appieno (prima, durante e anche dopo), quando siamo nel mood opposto:

  1. quando sentiamo che l’amore, e il desiderio che ne è messaggero, può trasportarci solo nei posti giusti;
  2. nei momenti in cui la paura è più che altro eccitazione e voglia di buttarsi, di crederci, di lasciarci andare;
  3. quando in fondo al cuore sappiamo benissimo e con assoluta certezza che ogni atto d’amore può fare solo bene, a noi, all’altro e al mondo intero.

Quando fare sesso: le varie scuole spirituali

Se vedi, più o meno ogni tradizione spirituale si esprime in un modo piuttosto rigido e categorico rispetto a questo tema. Ogni religione o corrente ti fornisce la propria motivazione e, ovviamente, sottolinea il fatto che lo fa per il tuo bene. Perché, “naturalmente”, il prete o la sacerdotessa new age di turno, per qualche oscura e buffa ragione, lo sanno meglio di te qual è il tuo bene.

I medici e i vari “sapienti” che parlano in giro sono come le chiese – convenzionali e new age: ognuno si ammanta di un’aura di presunta dogmatica verità e porta acqua al proprio mulino facendo riferimento a tutte le malattie che puoi prenderti, nel caso del medico, e a tutte le maledizioni che puoi attirarti addosso da qui all’eternità, nel caso del prete e della sacerdotessa new age.

Ma io dico: chi è questa gente?
Chi meglio di te può imparare a sentire cosa c’è in circolazione con un’altra anima in un preciso momento della (solo tua) vita?
C’è forse qualcuno che, più di te, può sapere cosa succede nel tuo corpo nei momenti, nelle settimane e negli anni dopo che hai fatto sesso con una persona?
Infine, chi è che ha il potere di viaggiare e rielaborare come vuole, con le energie creative che avrà avuto a disposizione solo grazie all’aver condiviso l’amore in quel momento?
Tu: l’unica persona ad avere questo potere sei tu. E nessun altro.
Anche se si finge più esperto, saggio e sapiente di te, tu non credergli; tutta questa saggezza e tutto questo potere sono solo tuoi.

Fare o non fare sesso: così ti manipolano da secoli

Ricordati come va la storia da sempre: i più potenti usano il sesso per manipolare i più deboli.
Preti e sacerdotesse new age per avere masse di pecore a dare più potere a loro e alle loro parrocchie.
Pubblicitari per venderti qualsiasi cosa.
Politici per averti meno libero possibile, più bisognoso e più pieno di bisogni insoddisfatti – così ci pensano loro a te.

E da secoli ci riescono, però, perché tu ci caschi: perché ci credi, perché ti lasci convincere del fatto che loro la sanno più lunga di te, che tu sbagli e che, se vuoi stare bene, devi ascoltarli e fare quello che ti dicono.
Dal guru alla diva di turno; dall’ammaliatore in tv alla mamma che cerca di spaventarti e castrarti; dall’amica invidiosa e stronza allo psicologo che ha capito tutto della vita. Tutta gente che, attraverso le proprie presunte verità sul sesso, vuole sottrarti il tuo potere per averti nelle proprie mani.

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Io, ogni volta che mi ritrovo in una di queste situazioni, chiudo gli occhi, rido e mi ricordo

La mia verità sull’amore e sul sesso la so solo ed esclusivamente io; e nessuno potrà mai saperla più o meglio di me.

Questo voglio trasmettere, questo mi sembra importante salvaguardare: la dignità di ogni singola diversità, la libertà di scegliere come ci si sente e senza dover giustificare o difendere le proprie scelte, e la forza profonda che c’è dentro chi sa lasciarsi coinvolgere dall’eterno mistero del vero amore.

Ilaria Cusano

Il Viaggio dell’Eroina – Una Storia Vera

Blog Novel by Mamma Fenice, 2ª puntata – La Chiamata

Il momento storico della chiamata furono gli anni ’90.

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Anni segnati dalla caduta del muro di Berlino e dalla riunificazione della Germania; ma anche dall’inizio della guerra in Jugoslavia e delle guerre del golfo; nonché degli accordi per fermare la corsa dello scudo nucleare tra America e Russia.
Vivevamo tempi interessanti: l’equilibrio del mondo si capovolgeva, chi era tranquillo si trovava in guerra, chi era disperato si riuniva ai parenti.
Non c’era più nessuna certezza.

Io, nel 1990, incontrai mio marito. Sarà un caso?

In quel periodo ero irrequieta. Il problema non era il lavoro.
Il lavoro in ufficio era interessante, stressante ma con un buon team: si cooperava, eravamo votati a raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.
Lavoravamo con lo scopo di raggiungere l’obiettivo, non l’orario di uscita.
Uscivamo insieme a cena; magari entravamo più tardi al mattino, ma succedeva di lavorare fino a notte fonda.
Però era un lavoro la cui unica soddisfazione era il fatto che potevo svolgerlo bene; non mi arricchiva come persona. E io volevo di più.

Volevo trasmettere qualcosa a chi mi circondava

Volevo lasciare la mia impronta nella sabbia.

Conobbi l’uomo che sarebbe diventato mio marito.
Colpo di fulmine. Entrambi molto razionali, vogliamo le stesse cose. Iniziamo subito una nuova famiglia. La progettiamo proprio per benino: l’appartamento equidistante dai nostri rispettivi lavori e dalle mamme/suocere, un bel giardino, un grande tavolo per gli amici, e via discorrendo.

Ed ecco la famosa voglia di maternità: quell’ansia che ti prende dentro, che ti fa gridare

Voglio un bimbo, voglio un bimbo!

Ti vengono gli occhi tarati per notare le carrozzine, per stimare i pancioni delle altre, per fare le moine anche alle bambole e non solo! Per commuoverti davanti alla gatta coi suoi micini, per accompagnare la vicina anziana a comprare le ciabatte, o addirittura per portarle la minestra.

La chiamata

Sono incinta, aspetto un bambino!

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Sono a letto, però: gravidanza a rischio, ci sono complicanze.
Il mio mondo vicino è ribaltato, specchio del mondo lontano… specchio del telegiornale…

Da iperattiva a ferma ma… la testa continua a correre per conto suo. Forse troppo.
In ospedale incontro delle altre donne in dolce attesa, di etnie diverse. La camerata sembra un bazar.
Facciamo gruppo, facciamo caos. Mi leggono la mano, io racconto come mia nonna passava i vermi.
Chi può muoversi aiuta le altre; mi imboccano, mi sento parte di tradizioni diverse, lontane da me.
Riscopro un mondo non fisico, legato agli avi, alle dee, alle superstizioni.

E’ facile, nel grembo sicuro della nostra casa, bollarle come sciocchezze. Quando ero là, però, immersa nel dolore e nella paura, col tempo dilatato, la realtà era decisamente diversa.
Il mio mondo si è definitivamente ribaltato. Le priorità anche.
Le cose non sono più importanti; lo sono le persone.
La Provvidenza: mi sono accorta che esiste. Il prossimo è fin troppo partecipe dei fatti miei.

Quando torno a casa ho sempre troppo tempo per pensare.
Confronto la mia casa, la mia camera, il mio sofà, comodi, caldi… Li confronto con posti immaginari di altri paesi.
Mi rendo conto di essere nella parte del mondo fortunata e decido che cercherò, per quel bimbo che sta crescendo in me, di cambiare il mondo: di farlo più uguale ma soprattutto di non permettere che ci dimentichiamo di quanto siamo fortunati a nascere da questa parte.

Il mio voler cambiare il mondo, da donna gravida costretta a letto, sembra un’utopia

Sembra un bambino che, con un cucchiaio, vuole vuotare il mare.

Ma io voglio cambiare il mio mondo, quello fortunato. Voglio che si renda conto di quanto siamo fortunati.
Di quanto stiamo bene; del fatto che stiamo rovinando tutto con la nostra avidità; che, anche se potremmo stare bene, viviamo scontenti.
Ovviamente sono un groviglio di emozioni e ormoni: non mi posso muovere, ho mal di schiena, piango per niente, ho le idee confuse e non mi sento di certo contenta.

Mi ricordo delle ragazze in ospedale con me.
Ce n’era una, forse marocchina, che mi diceva che lei era la regina, per suo marito. Che lo scopo della vita era la famiglia, i figli. Magari ci siamo capite male per la lingua, ma gli occhi che brillano parlando di quello che vogliamo nel cuore non si possono fraintendere…
Anche le zingare, i figli, la famiglia, l’importanza del passato che vivrà nel futuro: sono concetti importanti dell’essere donna. Un gioco fatto con un pendolino ha predetto il numero e il sesso dei miei figli.
Vero o falso? Fortuna, predizione o casualità? Mistero.

So che voglio un mondo migliore, in cui nessuna verrà insultata dagli sguardi prima che dalle parole per il solo fatto di essere diversa di pelle. In cui io, per prima, non sono più ritrosa ad aprirmi per paura di chi non conosco.
Sono andata in ospedale con poco; quando le ho viste ho avuto paura del mio poco, loro hanno diviso con me le loro cose.
Mi vergogno ancora adesso dei miei pregiudizi. Vorrei un mondo capace di vergognarsi.

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Conclusione: voglio cambiare il mondo perché così mi sta stretto.
Così non mi va bene, ci vivo male.
Non sono più indifferente a quanto mi sta intorno; le cose importanti per me sono cambiate.
Sarà perché ho avuto modo e tempo per riflettere e affrontarle. Per la voglia che il futuro sia migliore per i miei figli e per quelli delle mie amiche. Sarà perché sto maturando. O perché i tempi storici sono “interessanti”…

Mamma Fenice

 

Coach creativo per -non- rientrare dalle vacanze

Coach creativo per -non- rientrare dalle vacanze

coach creativo rientro vacanzeIn che senso, dirai tu: bisogna rientrare dalle vacanze, a un certo punto!
Voglio rientrare, forse, per tante ragioni.
Sì, ok, questo esternamentesuperficialmenteapparentemente; ma prova a immaginare…

Tanti anni fa, durante un giorno della mia gloriosa adolescenza, la fine dell’estate si avvicinava, proprio come adesso; ero al mare, passeggiavo sul bagnasciuga. Avevo appena vissuto un’altra delle mie vacanze memorabili e, tra me e me, pensai

Voglio vivere sempre in questo stato.

Voglio sentirmi così anche nella routine; secondo me è possibile.

Sai cosa?
E’ evidente che dalla mia adolescenza sono passati circa 15 anni; quella fase è terminata, io nel frattempo sono diventata adulta, e come molti, come te, ho mille impegni e responsabilità, per trovare il tempo e le energie per gli amici mi devo concentrare e organizzare non poco, e per fare esercizio fisico tutti i giorni ho un’agenda allucinante.

Però ho scoperto che quella roba lì era veramente possibile: sentirmi sempre nello stato in cui stiamo in vacanza, da quell’estate, diventò la mia realtà anche nella routine, e tuttora dopo 15 anni lo è 🙂

Coach creativo all’opera

Passiamo subito all’opera, quindi 😀
Tra pochissimo ti fornirò anche un listato ricco e completo, ma a monte di tutto c’è una domanda essenziale, la cui risposta determina il seguito dell’intero processo – e la risposta è super soggettiva.

Eccola:

Cos’è che mi piace tanto di come mi sento in vacanza, e quali attività mi fanno sentire così (sempre in vacanza)?

Esempio concreto, la mia risposta:coach creativo rientro vacanze

Quello che adoro di quando sono in vacanza è il fatto che faccio solo ciò che più mi piace, e in una condizione di vuoto e apertura interiori che mi rendono estremamente feconda,
creativa e sorridente.

Le attività che mi facilitano, in questo senso, sono viaggiare, fare vita di gruppo, visitare luoghi (naturali e culturali) mistici e potenti, scrivere, ballare, cantare e comunicare a go-go in tutti i modi che conosco.

Io vivo sempre in vacanza perché mi sono fatta questa domanda in adolescenza e di tutto ciò ho fatto la mia quotidianità 🙂

Coach creativo per te

Passiamo a te, adesso, perché se stai leggendo questo articolo oggi vuol dire che è proprio oggi il tuo momento perfetto per acquisire queste informazioni – la vita è intelligentissima 😉

Ecco un iter chiaro e semplice. Seguilo e porterai la tua condizione vacanziera dentro di te anche al lavoro, nella routine e nel freddo:

  1. Fai un onesto bilancio – E’ il tempo giusto, i contadini ce lo insegnano: è il momento di mettere sul tavolo tutti i frutti che in estate hai potuto goderti (perché in autunno li hai piantati, in inverno coltivati e in primavera curati), di guardarli bene e di discernere. Quali mi sono piaciuti? Come li conservo per la stagione fredda? Li coltivo pure per l’anno a venire, oppure no? Idem per tutto: relazioni, progetti, sogni. Fai un bilancio onesto, appellandoti a ciò che ha nutrito te, e non a idee, soprattutto altrui.
  2. Lascia andare ciò che non ti corrisponde più, interessa e tiene viva – Nella vita si cambia, è normale, è la vita stessa! Non tenerti sul groppone il peso di attività, persone, idee e sogni che non ti appartengono più; libera la tua energia, libera coloro a cui sei legata da cose più brutte che belle; e vola, leggera e fresca 🙂
  3. Integra nella routine le esperienze rigeneranti fatte durante le vacanze – Come me, hai scoperto che ami cantare ogni giorno? Che ti rende vitale, sorridente, aperta e piacevolmente sensuale? Fallo! Porta questa nuova abitudine nella tua quotidianità. Trova il modo; anche una piccola pillola, spesso, ha il potere di cambiare in positivo il segno della giornata!
  4. Coltiva le relazioni che ti nutrono adesso (e lascia andare quelle finite) – No comment, si commenta da sola e tu sai coach creativo rientro vacanzeperché è sano, giusto e benefico per tutti, anche se estremamente impopolare e molto poco diffuso, ancora.
  5. Apriti concretamente a nuovi progetti, scoperte, possibilità – Perché mai devi rimanere ancorata a quello che hai sempre fatto? Vuoi cambiare perché non sei più contenta? Cambia. Sei ambiziosa come me, vuoi sentirti sempre al massimo del tuo splendore quindi, anche se sei contenta, finché vedi un possibile ulteriore margine lo cerchi, lo sviluppi, aneli a quello? Fantastico 😀 è stupendo vivere così! Fallo: rinnovati, innova, matura, cresci. Una vita avventurosa fa bene alla salute e al cuore, soprattutto avventurosa in questo senso 😉
  6. Mantieni vivo lo spirito di avventura – Per l’appunto! Non gli viene ancora riconosciuta la giusta importanza, secondo me; ma anche a livello psicologico (oltre che spirituale e di salute) si sa che la condizione migliore è un giusto equilibrio tra sicurezza e avventura. Troppa stabilità ci fa stagnare, annoiare e pure ingrassare!
  7. Coltiva i nuovi lati della tua identità – Cambiamo ogni cellula del corpo di continuo; perché non concederci lo stesso lusso anche nell’identità? Spesso abbiamo idee su noi stesse così fisse da bloccare a priori qualsiasi sviluppo, scoperta e rigenerazione interiore. Permettiamoci di trovarci nuove, diverse dal solito, anche assurde e inaspettate: insieme alla perplessità vengono anche la curiosità e il divertimento 😀

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E se hai bisogno di aiuto per il tuo rinnovamento, dai una sbirciatina ai miei corsi online – sono appena tornata dal Perù (hai letto il mio diario di viaggio?) e sono carica e gravida per farti da trampolino di lancio alla grande verso il nuovo anno, e raccolto 😉

Ilaria Cusano