Cosa sono le costellazioni familiari e come sfruttarle

La scelta dell’uomo giusto e il retaggio familiare

Tanti anni fa, a un certo punto, mi ritrovai in un matrimonio. Dico “mi ritrovai” perché veramente non era previsto.
Non avevo mai pensato di sposarmi e chiunque, intorno a me, reagì prima di tutto con sorpresa, quando annunciai che stavo per farlo.

Sentivo che c’era qualcosa di più grande di me in azione; ed ero estremamente immersa, in effetti, in una serie di dinamiche familiari da cui dovevo passare, per evolvermi nel mio cammino. Non capivo bene che funzione io stessi avendo, nel mio albero genealogico; ma sentivo con lucida chiarezza che si trattava di compiere una rivoluzione. Di chiudere definitivamente con una certa storia e di avviarne un’altra, totalmente diversa, nuova, migliore.

costellazioni familiari

Allora mi decisi a fare qualcosa di incisivo per agevolarmi in questa tappa del mio viaggio: un intero anno di costellazioni familiari.
Dedicai tutto l’anno prima del matrimonio a questo percorso: studi, seminari, gruppi. Un impegno il cui scopo era prepararmi al meglio ad attraversare l’esperienza che, per qualche misteriosa ragione che mi riguardava fino a un certo punto, ero chiamata ad attraversare.

La mia lotta al maschilismo

L’ho sempre odiato. Proprio perché mi fa venire l’odio. E, ovviamente, non mi piace per niente, quando mi viene l’odio.
Solo che – tutte le persone vittime di discriminazione lo sanno – quando vieni giudicata, vessata e discriminata, nella migliore delle ipotesi ti sale l’odio. Quella rabbia e quell’aggressività che ti permettono di difenderti e di salvarti. Che ti servono, purtroppo, per difenderti e per salvarti
Nella peggiore delle ipotesi, invece, ti vengono lo svilimento, la debolezza e la depressione. Che poi è lo scopo del tuo carnefice: annientarti.

Ecco, io sono stata vittima di questo genere di abusi per tanti anni. In particolar modo da parte di mio padre. Ma lui era solo il personaggio più significativo di questo teatrino. Un teatrino che è ben più ampio, popolato e diffuso.

Chi l’ha detto che un uomo può permettersi di giudicare ad alta voce se siamo belle o brutte, desiderabili o no? Certamente può pensarlo, ci mancherebbe. Ma chi gli dà il diritto di affermarlo davanti a noi o addirittura pubblicamente?

Dove sta scritto che abbiamo il “dovere” di soddisfare l’uomo? Ma che scherziamo? Siamo venute al mondo per ben più importanti e nobili motivi, che non soddisfare un ragazzino viziato mai cresciuto da una pessima madre!

Come si permettono ancora così tanti “uomini” di venire a gridare ai quattro venti che, quando una donna usa le app per incontri è una poco di buono; quando esce con tre persone diverse a settimane è una troia; e quando gode tanto è una inaffidabile e senza ritegno?

Questo stato di cose, purtroppo diffuso tuttora in misura esagerata, fa letteralmente schifo!
Ecco, col senno di poi e grazie a quell’anno di costellazioni familiari, oggi posso dire che, nel mio matrimonio, io mi sono impegnata a cambiare le cose. Senza scendere troppo nei dettagli perché sarebbe umiliante per il mio ex marito, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per fare la differenza in tal senso.

Non dovevo sposarmi, dovevo divorziare; ma per divorziare bisogna sposarsi

Dopo sette anni, dopo aver attraversato tutto quel che dovevo e dopo aver visto, distaccandomene, qual era la storia, mi resi conto di quanto tutto avesse avuto a che fare con la narrazione lasciata in sospeso da mia madre. E da tutte le mie antenate donne, in realtà; mia madre era solo quella che avevo più prossima.
Quando decisi di divorziare, infatti, la cosa che più mi terrorizzava non era tanto ricominciare a occuparmi di me da sola. Nel mio matrimonio ero io quella forte e, anzi, per me occuparmi solo di me era un alleggerirmi, non un privarmi di qualcosa… Tornare single è stata una liberazione!

La cosa che mi terrorizzava era la reazione di mia madre e di mia nonna. Pensavo l’avrebbero presa malissimo e temevo mi avrebbero “esclusa dal clan”. Nessuna donna, in tutto il mio albero genealogico, si era mai “permessa” di divorziare. E sì che ce n’erano diversi, di mariti che avrebbero meritato un bel calcio nel culo!
Il divorzio era visto come una colpa e un fallimento. E non della coppia, attenzione: della donna.
Invece, quando andai a parlare con mia mamma e mia nonna, le loro reazioni mi sorpresero. E pure tanto!

costellazioni familiari

Dopo qualche mese, nella mia nuova casa da single, in santa pace e in piena rinascita, mi ritrovai al telefono con mia madre.

Sai cosa ho capito? Che io, effettivamente, non dovevo sposarmi. Dovevo divorziare! Solo che, per divorziare, bisogna per forza sposarsi…

Quello che, nel mio albero genealogico, andava fatto e da tanto tempo, col mio divorzio fu finalmente fatto. E tutte le generazioni di donne future di questa linea, ora, sono libere dalle catene del maschilismo. Perché io, con la mia consapevolezza, il mio coraggio e le mie scelte, ho aperto anche un’altra strada. Le mie antenate mi hanno “caricata” per farlo e io l’ho fatto.
Qualcuna la percorrerà, qualcun’altra no. Ma prima non esisteva e adesso c’è ed è percorribile.

Ilaria Cusano

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