Crescita personale, passioni e ossessioni, di Manola Tegon

Come si sviluppa la crescita personale quando ci sono intense passioni e ossessioni

Lavorare nel settore della crescita personale mi sta facendo porre delle domande nuove. Notare questioni a cui prima non facevo caso. Ultimamente mi sono spesso imbattuta nei social su profili di persone che raccontavano delle loro passioni. In particolar modo legate ad attività sportive, spesso estreme o comunque per affrontare le quali c’è bisogno di una forte carica di adrenalina. Passioni, perché così spesso vengono descritte, talmente forti da mettere in secondo piano partner, famiglia e amici.

Una parte di me ha sempre guardato con ammirazione e una certa curiosità a queste persone così tanto appassionate a un’unica cosa. Tuttavia c’era sempre qualcosa che non mi tornava… fin da ragazzina… L’amore esclusivo per un’unica cosa, una passione totalizzante mi ha sempre in qualche modo “spaventato”. Se da un lato, infatti, mi portava a una certa ammirazione per chi l’aveva, dall’altro mi ha sempre dato il sentore di una privazione di libertà.

La moda della crescita personale

Viviamo in un’epoca piena di contraddizioni. E anche nel settore della crescita personale questa cosa emerge.

crescita personale

Un must di questi anni, per esempio. è sicuramente quello di “condannare” chi dedica la propria vita esclusivamente al lavoro, trascurando partner, famiglia, figli e vita sociale in generale. Librerie piene di libri motivazionali su cui si raccontano che la vita si realizza “altrove”, fuori dagli uffici o dal fatturato da fare. Che ci dicono come dedicare più tempo ad altro, alle nostre passioni per l’appunto. Senza accorgerci poi che anche le passioni, sportive o di altro genere, possono diventare la stessa trappola da cui vorremmo evadere. Ed è questa la domanda che mi è sorta:

Perché essere dediti al lavoro, anche eccessivamente, non va bene, e invece dedicarsi ossessivamente a una passione, trascurando e sacrificando soprattutto la vita relazionale e sociale è considerato socialmente accettabile?

Recentemente ho letto un libro sull’origine delle malattie. Guarda caso parlava proprio delle persone che si dedicano in maniera smisurata alla pratica di sport estremi. Persone che la società di oggi, e per alcuni aspetti anche in maniera corretta, porta come esempi da seguire di dedizione e perseveranza, capacità di raggiungere gli obiettivi e di superare i propri limiti.
L’autore metteva però in luce un altro aspetto: spesso si tratta di persone che vivono un mancato riconoscimento e, proprio a livello chimico-biologico, questo sentire, per una “banale” legge di sopravvivenza, fa produrre loro delle altissime dosi di adrenalina che li spinge, appunto, a riuscire in prestazioni sportive estreme, generando, ahimè, una sorta di dipendenza. Per cui una persona ha bisogno di ripetere quella prestazione, e ogni volta arrivando a un livello più alto.

La conclusione a cui arrivava l’autore, in totale controtendenza rispetto a quello che la società di oggi ci propina tutti i giorni, è che l’uomo “sano” non ha per niente bisogno di superare i propri limiti. Perché spesso questo può implicare la morte delle persona, a livello biologico!
Mentre, sempre a livello biologico, l’essere umano è fatto per una cosa soltanto: la riproduzione e l’evoluzione, per le quali non è necessario superare alcun limite.

Il limite tra la crescita personale e la passione sana da un lato, e la dipendenza autodistruttiva dall’altro

Mi sono allora chiesta: ma allora, a livello di crescita personale, che differenza c’è tra chi dedica tutto il proprio tempo ed energie al lavoro, togliendolo alle relazioni sociali e alla vita affettiva, e chi fa la stessa cosa per una passione? Che sia la corsa, scalare una montagna o vincere le olimpiadi? Nessuna, mi pare.

Le conclusioni a cui voglio giungere non sono certo quelle di dirti di rimanere chiusa in ufficio. Perché, da un certo punto di vista, è sicuramente più piacevole un paesaggio di montagna. O che avere delle passioni a cui dedichi il tuo tempo è una cosa sbagliata.
Quello su cui vorrei farti riflettere è che spesso ce la raccontiamo, e che quando ci buttiamo a capofitto solo su una cosa della nostra vita, forse dovremmo fermarci e interrogarci se c’è qualcosa che non va, in noi.

crescita personale

Che vuoto interiore stanno colmando le ore in ufficio o in palestra?
Cosa il pensare solo alla prossima montagna da scalare mi evita di vedere e affrontare?

Per quanto un ambito della nostra vita ci possa appassionare, questo non dovrà mai andare a discapito di altro. Men che meno nelle relazioni con gli altri. Il limite tra passione e ossessione, infatti, è molto sottile. Soprattutto facciamo fatica a riconoscerlo negli ambiti extra-lavorativi. Ma l’effetto è sempre lo stesso: l’ossessione ci priva della nostra libertà e ci rende schiavi. Sempre.

Manola Tegon, Scuola di Life Coaching Spirituale
Conduco i percorsi di Love Coaching creati da Ilaria “Imparare ad amare nel cambiamento continuo” e “Chiudere col passato e trovare il vero amore”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *