Sex Coaching for men: sessualità maschile illuminata

La sessualità è tremendamente legata all’immaginario…

… così tanto che nemmeno il fatto di essere (o meno) eterosessuali può limitarsi all’avere un pene o una vagina.

sex coaching sessualità maschile
Ph. by Ilaria Cusano – Vishnu e Lakshmi, Kailasanathar Temple, Kanchipuram, Tamil Nadu, India

Al di là dei gusti sessuali, essere maschio con un pene è una questione soprattutto simbolica: così come abbiamo un corpo energetico, il sesso ha una dimensione simbolica che, se adeguatamente esplorata, porta a diretto contatto con l’assoluto. Anche attraverso i genitali.

Il sentirsi maschi non riguarda solo il sentirsi (o credersi) eterosessuali, ma anzitutto il livello di virilità con cui ci si identifica.
Le scelte sessuali in base a cui si forma l’identità di ogni uomo lo pone fronte a un bivio: scegliere tra l’animale e Dio. Tutti i rapporti sessuali sono un equilibrio tra questi due abissi; la capacità di godere e di sperimentare l’estasi dipende fortemente da quanto un maschio sa camminare su questa fune tesa.
Tesa nel vuoto dell’immaginario.

Che relazione ha l’uomo col suo pene animale e col pene di Dio?

Tutta la mitologia tantrico-shivaita è imperniata su questa ambivalenza.

Personalmente, vivo la mia mascolinità come un culto.
Il pene non è un oggetto che desidero; è un simbolo in cui mi identifico.
Non il mio, però: il membro di Dio.
Ovviamente non parlo del Dio asessuato dei Cristiani… anche se nemmeno più gli Induisti ammettono la natura fallica del più importante dei loro dei: Shiva.
In ogni caso,

  1. gli Induisti adorano un fallo;
  2. tutta la spiritualità esoterica greca, su cui si fonda il primo Cristianesimo, era basata sul culto del fallo – avveniva durante i misteri orfico-dionisiaci. Qui mi concentro sul fallo solo per trattare di sessualità maschile, ma si sprecano gli studi su tutti quei culti preistorici relativi alla vagina, sulla prima antichità e successivamente sui Tantra.

Gli esseri umani hanno sempre adorato gli organi sessuali, depositari di una forza sovramuna in cui è evidente la “presenza di Dio”, la sua realtà materiale ma anche la fragilità stessa della sua permanenza, e il legame indissolubile tra il desiderio sessuale e l’“aldilà”, il bisogno di assoluto.
Solo la psicanalisi ha timidamente tentato di recuperare nell’inconscio la sua radice genitale, con scarso successo.

Credo che una visione politeista, se adeguatamente reintrodotta nella nostra pecezione del mondo, ci permetta di ricollegarci alle forze della natura: con quei processi simbolici e quegli Dei che, dopo aver ampiamente dominato tutta l’antichità, sono stati relegati nelle biblioteche, sostituiti dalle macchine e dai protocolli della medicina.
Per questo il mondo dei maschi è invaso dal viagra e dalla pornografia: perchè pochissimi uomini, oggi, sono in contatto diretto con un vero dio fallico, capace di fluire, vibrare e crescere dentro quando scopano.

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Ph. by Ilaria Cusano – Arunachaleswar Temple, Tiruvannamalai, Tamil Nadu, India

Io adoro il pene eretto, il “mio” pene eretto

Questa adorazione lo rende “simbolico”.

L’adorazione del lingam è una componente fondamentale del processo divinatorio: il fallo è un Dio, ogni pene duro è una porta simbolica al fallo di Dio, un accesso diretto alla sua energia e potenza.
Non adoro il mio specifico pene, nè quello degli altri uomini: attraverso il culto di un pene “superiore”, che riconosco come il pene di Dio, percepisco la Sua forza, la presenza tangibile del maschile nel mondo.

Nel fenomeno religioso, questo meccanismo di associazione carne-simbolo è piuttosto visibile:

  • i fedeli baciano il Papa perchè il Papa rappresenta Dio sulla terra;
  • durante l’eucarestia, milioni di Cattolici si cibano del “corpo di Cristo” non perchè l’ostia sia una metafora del corpo di Gesù, ma in quanto la metafora è l’essenza del corpo di Gesù. Non è il corpo fisico ma nemmeno un sostituto: l’ostia è un contenitore dell’essenza di Dio, una cosa vera e tangibile e non immaginaria: un “oggetto” superiore, per l’appunto – questo è un simbolo.

Vivere in una dimensione spirituale significa ammettere che esiste un livello superiore alla vita fisiologica

La psicoanalisi ha portato questa “energia spirituale” tutta dentro l’uomo, riconoscendone comunque la natura sessuale  – la libido.
La spiritualità, al contrario, ha senso solo ammettendo che esiste un’energia superiore esterna alla carne cui passa attraverso noncurante dell’ego e di ogni sua zona di comfort – l’ego è la struttura che lega tutte le nostre zone di comfort.
Allo stesso modo, per me, nel membro eretto di un uomo c’è l’essenza simbolica del maschile, la percezione del superiore che è un Dio, una forza sovraumana che prende forma e sostanza nella materia.
Venerare il pene allora, anche se rappresenta solo una sponda, un rimando, significa assorbire la potenza della natura in quanto “coscienza” – e non solo fenomeno biochimico.

Non siamo macchine; non siamo un groviglio di cavi e pulsanti.
Continuiamo a rischiare di cadere in questo tranello, col nostro razionalismo e col più potente monoteismo della storia: la scienza – il percepire (erroneamente) noi stessi e il mondo come una serie di ingranaggi.
Non funzioniamo in un modo che può essere descritto in un libretto di istruzioni.
Crederlo vuol dire credere nel Dio più dogmatico e medievale che c’è; quel Dio che si chiama Scienza.

Non esiste nessun libretto di istruzioni; e, laddove esiste, rappresenta una visione molto limitata della vita umana. Una visione che i bambini, gli artisti e i mistici non hanno, per esempio, e che sicuramente ha radici molto giovani – le radici antiche ci insegnano tutt’altro.
Per la medicina e per la scienza, l’uomo è attraversato da una rete di ormoni e neuro-trasmettitori che lo mantengono vivo, lo fanno muovere, sperare, amare, scopare. Per il pensiero mistico e primitivo, invece, il testosterone, le endorfine, il cortisolo, il progesterone, la dopamina, sono Dei e Dee.

Luca Ferretto

(to be continued)

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Ph. by Ilaria Cusano – Brihadiswara Temple, Tanjore, Tamil Nadu, India

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