Soft skill e hard skill: differenze

Tante hard skill, troppe poche soft skill

Partiamo dalle basi: le hard skill sono le competenze tecniche, le soft skill sono le competenze relazionali.
Oggi stiamo vivendo il frutto e le conseguenze della formazione di vent’anni fa: quando si puntava ancora moltissimo alla specializzazione, all’Information Technology, al saper fare, e ancora non si era compreso appieno il (maggior) valore del saper essere.

Il mondo però, si sa, va più veloce della scuola. E così è successo che, nell’arco di vent’anni, ce ne siamo resi conto eccome, del fatto che le soft skill contano e valgono di più delle hard skill. Ma, nel frattempo, la maggior parte di noi si era formata in una serie abilità completamente tecniche – troppo tecniche. E, soprattutto, intorno a questo tipo di formazione si era strutturata un’intera personalità, spesso fredda, arida, per niente empatica, prima di sensibilità e attitudini umane. Il che rende molto difficile anche aggiornarsi.

Nel corso di 15 anni di carriera, mi è capitato tantissime volte, ormai, di trovarmi impossibilitata a portare avanti delle collaborazioni proprio perché dall’altra parte mi capitavano dei soggetti incompetenti. Partiamo dal presupposto che, nella maggior parte dei casi, anche le competenze tecniche vanno costantemente aggiornate, riviste, migliorate; per una semplice questione di avanzamento tecnologico, che oggigiorno procede rapidissimo. Quindi già da quel punto di vista dobbiamo tutti essere costantemente pazienti – con gli altri e con noi stessi. Se poi, allo stesso tempo, la persona manca di una valanga di competenze relazionali, ecco che una partnership rischia di diventare una tortura 😀

Scherzi a parte, il punto fondamentale è che una persona con scarse capacità relazionali non può produrre in alcun modo neanche risultati soddisfacenti. Per non parlare dell’esperienza umana, che di solito si rivela deprimente.

soft skill e hard skill narcisismo
Ph. by The Brandery – Pedro Almodòvar y Penélope Cruz por Norman Jean Roy. VANITY FAIR 2009

Esempi semplici di soft skill e narcisismo

Ora ti voglio fare una serie di esempi di soft skill semplici; perché mi sono accorta che spesso parliamo di abilità relazionali complesse, raffinate. Mentre, nella mia esperienza concreta, l’aspetto disarmante è che la maggior parte delle risorse umane è priva anche delle più semplici. Vediamone alcune.

  • La capacità di dire quando c’è un problema.
  • La capacità di chiedere aiuto.
  • Il sapersi organizzare.
  • Il sapersi tenere impegnati in una certa attività, per il tempo necessario a completarla.
  • Saper lavorare sodo, tutte le ore che servono e con costanza e concentrazione.
  • Il sapersi rendere conto delle proprie carenze, e assumersi la responsabilità di formarsi per colmarle.
  • Saper dialogare apertamente con gli altri, confrontandosi con schiettezza e umiltà.
  • Il saper dare la propria opinione all’interno di un team, ove richiesto o necessario.
  • Saper promuovere il proprio prodotto/servizio agli amici, conoscenti, colleghi e parenti.
  • Il saper rispondere a una comunicazione per tempo, rispettando le scadenze.

Tutte queste capacità, come puoi vedere, non sono da super figa mega-galattica dea dell’universo; ma solo da persona seria, matura, che ha saputo crescere e imparare dalle proprie esperienze. Che sa comportarsi con educazione e professionalità. E questo, ahimè, nel mondo di oggi manca e in misura disarmante.

L’aspetto più inquietante, però, è che credo abbia moltissimo a che fare con il preoccupante dilagare di tutte le varie forme di narcisismo. Tra gli uomini e tra le donne – perché è diffuso tra tutti proprio per effetto della spinta di condizionamenti sociali che agiscono su ognuno di noi, non solo su alcuni.
Approfondiamo meglio.

Mancanza di soft skill e narcisismo: che connessione c’è?

Le forme di narcisismo sono 5, in tutto, mi sembra. Ciò che le accomuna, però, è

  1. la poca sensibilità umana;
  2. una relativa incapacità a entrare in empatia;
  3. e la chiusura a qualsiasi forma di sentimento, anche le più basilari della semplice umanità.

Al di là degli aspetti psicologici più profondi e di eventuali traumi infantili, di cui non tratto perché non è il mio campo, ciò su cui tutti possiamo agire è la vanità.

Quando ci rendiamo conto di essere troppo focalizzati su noi stessi, sulle nostre esigenze e convenienze, e di non pensare minimamente agli altri e alle loro esigenze e convenienze, stiamo agendo troppa vanità. E questo, paradossalmente, ci farà perdere delle opportunità, invece che guadagnarle.
Idem al contrario: ogni volta che ci accorgiamo di avere a che fare con una persona orientata in questo modo, dobbiamo imparare a privarci della sua “collaborazione“: tenerla aperta finirà per nuocerci. Le persone troppo vanitose non hanno nessun potenziale di costruire qualcosa di veramente utile e di valore, men che meno sul lungo termine.

Anche sul lavoro servono affettività e sentimenti; chi non sa coinvolgersi e coinvolgere su questi livelli può millantare, promettere, promuoversi come un figo o una figa, ma finisce puntualmente per deludere e fallire. Manca proprio di ingredienti basilari per il successo; meglio liberarsi quanto prima, per avere spazio per l’arrivo di qualcuno di migliore.
E, ogni volta in cui ci rendiamo conto che siamo noi ad aver preso una brutta piega, il mio consiglio è di farsi un periodo in cui si mette la vita affettiva al primo piano. Per recuperare, così, il senso della realtà.

Ricordati: per avere successo devi seguire sempre questa scaletta di priorità:

  1. al primo posto c’è la buona salute;
  2. al secondo, il benessere affettivo;
  3. e al terzo il successo professionale.

Sempre. Tutto il resto è devianza.
Anche se sono in centomila a mettere in atto questa devianza, sempre devianza è.
E la devianza porta sistematicamente a malessere psicologico, perversioni e/o criminalità.

Ilaria Cusano

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