Blog Novel 54: Le competenze di chi fa successo – leggi i grassetti

Chi fa successo ha più soft (che non hard) skills – Blog Novel 54ª puntata

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“Non ha senso vivere senza pericolo. La zona di comfort è solo un altro modo per indicare l’essere schiavi del conformismo” – Anand Satheesh

… e poi venne il momento delle canzoni motivanti e ispiranti.
Maria era eccitata perché curiosissima di scoprire quella che ogni donna aveva scelto, nonché di fare esperienza dell’atmosfera che la creatività e la passione delle partecipanti sapevano evocare.
Chiese al gruppo di aiutarla a cercare uno spazio che facesse da palco, perché l’esibizione è sempre un rito magico e come tale necessita di un luogo ben preciso, diviso da quello ordinario.
Eccolo! Un punto della radura in cui colei che doveva cantare poteva avere davanti a sé l’immensità dell’orizzonte, e dietro degli alberelli a farle da cornice; le spettatrici potevano sedersi comodamente di fronte alla protagonista, disegnando la forma di un piccolo semicerchio.

Esporsi ed esibirsi è mettere se stessi a disposizione degli altri – essenziale per fare successo

Beh, l’eccitazione e la curiosità di Maria avevano tutte le ragioni di esistere, perché le performance furono degne dei più grandi applausi!
Diana si rivelò una cantante dotata e appassionata; la sua voce e la sua presenza scenica sapevano emozionare e commuovere.
Vestia stupì il gruppo per delicatezza, poesia e creatività.
Grazia seppe divertire tutti con la sua spontaneità e l’abilità di giocare con qualsiasi aspetto di sé, anche coi suoi disagi.
Kore cantò una canzone spagnola sulla complicità dell’amicizia la quale, visto il legame che si era creato tra tutte, toccò profondamente il cuore di ognuna.
Juno scelse un’altra canzone spagnola, con la quale seppe incantare e affascinare il gruppo per le sonorità originali, magiche e trascendentali.
Da brave leader, ognuna aveva saputo esprimersi nelle sue peculiari potenzialità, giocando coi propri limiti, puntando sulle risorse di cui disponeva e sostenendo tutte le altre nel momento della loro esibizione. Talvolta ciò sembra avvenire, nel mondo là fuori, mentre in realtà si stanno producendo solo comportamenti formali e di circostanza.
Qui, invece, tutte le donne erano libere di essere pienamente se stesse, e gioiose nel poter facilitare lo stesso atteggiamento anche per le altre – leadership condivisa.

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Hannah Godefa, Ambassador UNICEF per l’Etiopia, al Girl Summit 2014 – Ph. by DFID UK Department for International Development

La tappa delle canzoni fu molto divertente, e permise al gruppo di accingersi a concludere l’esperienza collettiva col migliore spirito possibile.
Come ultima fase, Maria aveva previsto una serie di curiose esperienze con una tecnica che utilizzava da anni, ma che ultimamente aveva riscoperto in una modalità nuova: i mandala umani.

I mandala sono una serie di forme geometriche che, tramite vari dispositivi (polveri, fiori, disegni e posizioni corporee, per l’appunto), riprendono i pattern fondamentali che le varie manifestazioni della vita sulla terra assumono; possono essere essenziali come gli yantra che si usano nella tradizione dello yoga tantrico, oppure antropomorfi, come quelli tibetani e indù, per esempio.
La loro funzione è unica: fungere da chiave d’accesso a uno stato di coscienza e presenza meditativo, profondo e ampio.

Il sistema è un mandala umano; la disponibilità di mettersi a sistema con gli altri è un altro tassello imprescindibile per fare successo

Maria li avevo ampiamente sperimentati nell’ambito della danza, sia partecipando alle coreografie altrui, sia creandone di sue; erano esperienze stupende, commoventi ed evocative, oltre che capaci di ispirare di per sé un intimo sentimento di connessione, empatia e unità.
In questa situazione, invece, ne aveva trovati alcuni da far esperire in modo statico, ma naturalmente sempre in gruppo: alcune forme facilitavano la percezione della confidenza e dell’alleanza, altre quella dell’apertura e dell’espansione; alcuni pattern invitavano al raccoglimento e all’ascolto, altri all’attività e al dinamismo.
In tutti i casi, la geometria e la simmetria in sé, unite alla presenza e alla predisposizione delle partecipanti che ne costituivano le parti, avevano il potere di favorire l’unità al di là delle differenze.
Il focus che Maria mantenne per tutto il tempo era esattamente questo: allenarsi a sentire la diversità della propria identità individuale, e contemporaneamente l’importanza di essere un tassello fondamentale nella rete globale – né troppa fusione né troppa separazione, il giusto mezzo, quello che più sapeva promuovere il benessere e lo sviluppo delle persone e del gruppo.
Aveva selezionato ben nove mandala da sperimentare, dunque l’esercizio durò quasi un’ora.

Tramite l’esperienza dei mandala umani, la gioia e l’entusiasmo che si erano prodotti nella fase delle canzoni furono opportunamente incanalati in modo benefico e intelligente, consentendo al gruppo di chiudere il ciclo di seminari e il percorso formativo con uno stato d’animo equilibrato e piacevole.
Ormai tutte erano un po’ stanche; stava arrivando il tramonto e la temperatura, all’incedere dell’ombra, ricordava che in fondo l’autunno era iniziato.

L’ultimissimo step era questo: una alla volta, tutte le partecipanti avevano il compito di rivolgere prima un complimento a ognuna delle altre, e poi un riconoscimento per uno specifico contributo donato al gruppo e al percorso; dopodiché doveva formulare una sua personale preghiera, benedizione o augurio all’intera compagnia.
Qui naturalmente, più che in qualsiasi altro momento e in una maniera più che mai seria e solenne, le partecipanti erano invitate a coinvolgere e mobilitare il proprio cuore, i sentimenti e le intenzioni più amorevoli che dimoravano dentro di sé. Fu un’esperienza toccante, commovente e tenera, che chiuse con la giusta nota di rosa il ciclo dei quattro seminari che allora si chiamava “Il valore del femminile”.
Ci si salutò mettendo in atto l’unico vero segreto per poter fare delle magie nella vita; i miracoli hanno origine nel cuore , e da sempre e per sempre sono appannaggio solo di coloro che si dimostrano in grado di amare e credere con innocenza e purezza, preservando la comunità da qualsiasi intenzione nefasta che non abbia un senso benefico per esistere.
Chi ha orecchie per intendere intenda; il tempo ritorna.

Ilaria Cusano

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